“Il Birraio di Preston”: il secondo appuntamento con la nuova stagione teatrale della “Luigi Barbara” è nel segno di Andrea Camilleri

Siravo-DeBenedittis-Mignemi
Martedì 2 dicembre e mercoledì 3 dicembre 2025, la cinquantanovesima stagione teatrale della Società del Teatro e della Musica “Luigi Barbara” presenta “Il Birraio di Preston”, uno dei testi più amati di Andrea Camilleri, interpretato da Edoardo Siravo, Federica De Benedittis, Mimmo Mignemi e diretto da Giuseppe Dipasquale. 
 
Come nota lo stesso Camilleri, a proposito della trasposizione scenica de “Il Birraio di Preston”, «è proprio nella messa in scena che inizia un nuovo viaggio del testo, sempre diverso e sempre nuovo, sempre imprevedibile, sempre disperatamente esaltante. Per questo il confine del teatro è come l’orizzonte dei viaggiatori nei mari d’Oceano: sempre presente, mai raggiungibile.»
Ne viene fuori un esempio sublime e divertito di narrazione dei caratteri: la Sicilia, il suo mondo, i suoi personaggi vengono ammantati, attraverso la lingua camilleriana, da una luce solare, unica, vivida di colori e ricca di sfumature.
Gli spettacoli si terranno al Teatro Circus di Pescara: la prima replica serale è in programma martedì 2 dicembre con inizio alle ore 21; la replica pomeridiana è prevista per le 17 di mercoledì 3 dicembre. Il biglietto di ingresso per lo spettacolo costa 35€ per le Poltronissime e 30€ per le Poltrone (per i soci della Società del Teatro e della Musica “Luigi Barbara”, i biglietti costano, rispettivamente, 32€ e 27€).
 
Si ricorda di accedere in sala con i telefoni e i tablet spenti oppure in modalità silenziosa. Si raccomanda, inoltre, di arrivare puntuali: una volta cominciato lo spettacolo, non si potrà raggiungere il proprio posto e si dovrà rimanere seduti negli eventuali posti liberi in fondo alla sala, salvo disponibilità. 
 
“Il birraio di Preston” è tratto dal romanzo di Andrea Camilleri è uno spettacolo messo in scena con la regia di Giuseppe Dipasquale, che firma insieme all’autore la riduzione teatrale. Ci troviamo in un piccolo paese siciliano, che nella topografia camilleriana è il solito Vigàta, durante la seconda metà dell’Ottocento. L’occasione è data dal fatto che è necessario inaugurare il nuovo teatro civico “Re d’Italia”. Il prefetto di Montelusa, paese distante qualche chilometro, ma odiato dagli abitanti di Vigàta perché più importante e perché sede della Prefettura, si intestardisce di inaugurare la stagione lirica del suddetto teatro con un’opera di Ricci. Nessuno vuole la rappresentazione di quel lavoro, tra l’altro realmente scadente. Il Prefetto obbliga addirittura a dimettersi ben due consigli di amministrazione del teatro pur di far passare quella che lui considera una doverosa educazione dei vigatesi all’Arte, per seguirli paternamente nei primi passi verso il Sublime. Si arriva quasi a una guerra civile tra le due fazioni: da un lato i vigatesi che, con quel naturale e tutto siciliano senso di insofferenza verso tutto quello che sappia di “forestiero” (e il Prefetto Bortuzzi lo è!), decidono di boicottare l’ordine prefettizio; e dall’altra il prefetto Bortuzzi con Don Memè Ferraguto, al secolo Emanuele, cinquantino, sicco di giusto peso, noto uomo d’onore del luogo, sempre alleato al potere per atavica e pura convenienza. Da ciò si diparte una storia divertentissima e al tempo stesso tragica, che culmina nell’incendio del teatro. La vicenda narrata è una vicenda esemplare per raccontare oggi la Sicilia. L’eterna vacuità dell’azione siciliana, che spesso si traduce in un esasperato dispendio di energie per la futilità di un movente, è la metafora più evidente del testo. Questa Sicilia che non dimentica i morti, non dimentica i mali letali che cercano di consumarla inesorabilmente dal di dentro, che non dimentica il tradimento verso valori appartenuti a se stessa quando era culla di una civiltà, questa Sicilia oggi può senza timore ricominciare a parlare di se stessa con la necessaria ironia e distacco, affinché l’autocompiacimento delle virtù come dei vizi e dei dolori, non costituisca lo stagno dal quale diviene difficile uscire.

La stagione teatrale della Società del Teatro e della Musica “Luigi Barbara” prosegue il 13 e il 14 gennaio 2026 con “La Tigre” di Ramon Madaula con la regia di Alessandro Benvenuti: lo spettacolo è interpretato dallo stesso Benvenuti e da Marina Massironi.

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