Le fobie infantili a imitazione dei grandi

fobie infantili

Nella storia della Psicoanalisi l’esempio di fobia infantile più celebre è quella del piccolo Hans, un caso clinico descritto da Sigmund Freud.

Il padre della Psicoanalisi riconduceva la fobia del bambino, terrorizzato dai cavalli, al complesso di Edipo, interpretando la sua paura come un riflesso dell’ansia generata nel figlio dal padre: il cavallo diventava pertanto una proiezione dell’ansia del bambino.

Ancora oggi la psichiatria infantile considera i disturbi fobici come uno stato generale di ansia che si acutizza in modo eccessivo e in determinate situazioni. Generalmente le fobie infantili sono acquisite per imitazione del comportamento del genitore. Il bambino pertanto imparerà, assistendo alla sua reazione di panico, che di quella situazione o di quell’animale si deve avere paura.

Il timore di essere abbandonati è la prima causa di panico nei bambini che si riflette, ad esempio, nella paura del buio, questo tipo di fobia ha però in genere un carattere transitorio e si risolve spontaneamente. L’importante è che il genitore si dimostri presente nel momento in cui il bambino necessita della sua vicinanza. Un bambino impaurito reagisce in due modi: o si ribella con pianti e calci, o si chiude, rallenta i movimenti, resta inespressivo. In questo caso il bambino va aiutato ad esternare il suo disagio, invitandolo a raccontare o anche a disegnare la sua paura. Soprattutto è fondamentale la comunicazione con la madre, fin dalla gestazione: una donna apprensiva contaminerà con le sue ansie anche il feto che porta nell’utero.

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