Gaming disorder, la dipendenza da videogiochi secondo l’Oms

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L’Organizzazione mondiale della sanità ha incluso il “gaming disorder”, l’assuefazione da videogiochi, nella lista dei disturbi mentali causati da dipendenza.

È la prima volta che l’Oms include una dipendenza tecnologica nella lista delle malattie. Il sintomo più allarmante di questo comportamento patologico va ricercato nelle priorità del soggetto, per il quale il videogame prevale su tutti gli altri interessi della vita e per un periodo di tempo di almeno un anno. La dipendenza dal gioco online è un problema diffuso soprattutto tra i giovani con ripercussioni sulla vita personale, professionale o scolastica. Se ai soggetti viene impedito di usare il computer, il tablet o lo smartphone, diventano irritabili perché il pensiero di una pausa a lungo termine genera ansia.

Si tratta di un fenomeno molto simile a tutte le altre forme di dipendenza, in quanto causa delle interferenze nella produzione della dopamina, il neurotrasmettitore che regola il circuito celebrale della ricompensa: in altre parole, incoraggia le persone a svolgere attività che credono possano dare piacere o soddisfazione. Infatti la spinta compulsiva a giocare, ignorando tutto il resto, sembra poi provocare tutta una serie di disturbi tipici: astinenza, craving (desiderio irrefrenabile), disturbi dell’umore, ecc. Per quanto riguarda i fattori di rischio invece si annoverano: una propensione ai giochi basati sulle ricompense, l’uso del gioco per compensare i propri dispiaceri, l’interesse per le sfide,  la fuga dalla vita reale. Voci contrarie a questa decisione dell’Oms arrivano dal mondo accademico, tra cui l’Università di Cardiff i cui ricercatori sostengono che le cause di tale dipendenza andrebbero cercate nello stato di frustrazione maturato all’interno della propria vita sociale e lavorativa che non nel videogioco stesso.

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