Quanta plastica ingeriamo con il pesce?

I pesci ingeriscono microplasticheI pesci ingeriscono microplastiche

Nel rapporto “Plastics in seafood” Greenpeace ha raccolto i risultati di recenti studi scientifici sulla presenza di microplastiche nell’ambiente marino e sulle possibili conseguenze per la salute, derivanti dal consumo di prodotti ittici contaminati.

Per microplastiche si intendono particelle di plastica inferiori ai 5 mm, prodotte dall’industria, o derivanti dalla degradazione in mare di altri rifiuti (imballaggi, fibre o altro) di questo materiale. Inoltre buste, bottiglie, piatti e posate: il mare-pattumiera in alcune zone del paese come il Tirreno centrale, arriva a contenere 51 rifiuti ogni chilometro quadrato. La plastica smaltita in mare può sia assorbire che rilasciare sostanze tossiche, viene ingerita da pesci, molluschi e crostacei e può risalire la catena alimentare fino ad arrivare nei nostri piatti. I ricercatori dell’Università di Siena, in uno studio finanziato dall’Onu e intitolato Plastic Blusters hanno esaminato i resti di tonni e pesci spada, rintracciando in essi enormi quantità di residui di tubetti di crema, dentifrici e spazzolini, materiale probabilmente scambiato dai pesci per plancton. Greenpeace ha denunciato lo sversamento di circa otto milioni di tonnellate di plastica all’anno, in crescita esponenziale, per questo ha chiesto al Parlamento di adottare al più presto il bando alla produzione e uso di microsfere di plastica nel nostro Paese con la necessità di applicare con urgenza il principio di precauzione, vietando la produzione di microsfere e definendo regole stringenti per ridurre in generale l’utilizzo di plastica.

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