Terme di Caramanico: la nota del vicepresidente del consiglio regionale Antonio Blasioli

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Terme di Caramanico, la luce in fondo al tunnel è ancora lontana: applicazione di norme non più in vigore e ambiguità procedurali, a distanza di tre mesi dall’aggiudicazione non è ancora stato sottoscritto il contratto di concessione delle sorgenti termali

Nelle ore in cui si apprende la notizia dell’indizione della quinta asta per i due lotti delle Terme di Caramanico oggetto del fallimento (fissata per il prossimo 18 giugno), scopriamo, fra l’altro, che il soggetto che si è aggiudicato lo sfruttamento delle due sorgenti termali non avrebbe mai potuto partecipare all’asta precedente, la quarta.

Lo scorso 11 aprile, mediante un accesso agli atti, ho infatti chiesto ad Areacom, l’agenzia regionale per la committenza, se avesse già provveduto a sottoscrivere il contratto per lo sfruttamento delle acque di Caramanico Terme. La risposta che mi è pervenuta non solo non ha chiarito la faccenda ma ha alimentato nuove perplessità sulla procedura utilizzata dalla Regione Abruzzo.

Considerati i trascorsi di Areacom in relazione alla vicenda Naiadi, ciò che è emerso a dire il vero non stupisce più di tanto. Dopo quella pagina controversa confidavamo in un cambio di registro, invece dobbiamo constatare come anche sulle Terme di Caramanico si stia delineando un percorso poco chiaro.

Andiamo con ordine. Il Rup, con una nota del 15 aprile 2024, ha risposto alla nostra richiesta rivelando come il contratto di concessione non sia stato ad oggi perfezionato in quanto i controlli sulla ditta aggiudicataria risultano ancora in corso.

Nella determinazione n. 12 del 29 gennaio 2024, infatti, Areacom ha aggiudicato lo sfruttamento delle acque a DRE srl, subordinando tale decisione, come si legge nel punto 8, “al buon esito dei controlli di cui all’art. 80 del decreto legislativo n. 50/2016, applicando, qualora ne ricorrano le condizioni, quanto disposto dall’art. 86, comma 2-bis del D. Lgs 50/2016”.

Di fatto siamo dinanzi ad una procedura che anziché applicare la legge vigente, il D. Lgs. 36/2023, richiama il vecchio codice degli appalti, il D. Lgs. 50/2016, non più in vigore dal luglio 2023. A conferma di ciò, occorre evidenziare che, anche in altre parti della determinazione, vengono richiamati articoli del vecchio Codice degli Appalti.

Dubitiamo che l’Areacom non sia a conoscenza della nuova norma, dato che in passato è stata correttamente applicata nella procedura per l’affidamento d’urgenza delle Naiadi, né possiamo credere che si utilizzino indifferentemente norme vecchie e nuove a seconda della convenienza.

Ma c’è dell’altro. Ciò che colpisce maggiormente infatti è che i controlli siano in corso ormai da ben tre mesi, considerato che l’aggiudicazione risale al 29 gennaio.

A questo punto sorgono spontanei alcuni interrogativi. Perché annunciare, con grande clamore, per bocca del Presidente Marsilio e in piena campagna elettorale, l’intervenuta aggiudicazione quando invece ad oggi non si sono ancora conclusi i controlli di regolarità? Forse per l’esigenza di gettare fumo negli occhi nei cittadini di Caramanico, e in generale abruzzesi, nelle settimane precedenti il voto?

Cosa sta accadendo dunque in Regione per quanto concerne le Terme di Caramanico e in particolare lo sfruttamento delle sorgenti Santa Croce – Pisciarello? Ricordo, e in passato abbiamo già trattato dettagliatamente la questione, come l’aggiudicazione delle acque termali sia stata determinata in fretta e furia in pendenza dell’esperimento della quarta asta per l’acquisto dei due lotti della procedura fallimentare. Un’asta a cui l’impresa aggiudicataria – lo scopriamo solo ora, dopo la risposta al nostro accesso – non sarebbe convenuto partecipare, poiché, visto che sono ancora in corso i controlli e non ha ancora sottoscritto alcun contratto, lo avrebbe fatto senza la certezza della gestione delle acque termali. Pertanto, è del tutto evidente che la Dre s.r.l. difficilmente avrebbe preso parte alla quarta asta per i beni immobili: lo stabilimento termale e la Rèserve.

Stentiamo ad afferrare una linearità in tutto ciò. Dobbiamo infatti altresì ricordare che nella complicata gestazione della gara per lo sfruttamento delle sorgenti, bandita nell’ottobre 2023, si arrivò perfino a sostituire un componente della Commissione di gara, costringendo di fatto la Commissione ad individuare il vincitore in soli 7 giorni. Ebbene, dopo una simile accelerata, mediante un accesso agli atti finalizzato ad appurare se la Commissione avesse avuto modo di verificare la Capacità professionale dell’aggiudicatario, come richiesto esplicitamente dall’Art. 36 della L.R. n. 32/2007 – circostanza che a oggi è ancora ignota -, scopriamo invece che a distanza di tre mesi non si è ancora concluso il controllo dei requisiti di legge, non quelli della legge regionale sul termalismo, e dunque non è possibile procedere alla sottoscrizione del contratto.

Queste ambiguità si sommano alle perplessità, già più volte sollevate, riguardo ad un modus operandi che consente di fatto al soggetto aggiudicatario dello sfruttamento delle sorgenti di trovarsi in una posizione nettamente dominante rispetto alla partecipazione all’asta per i lotti della curatela fallimentare.

La luce in fondo al tunnel dunque appare ancora lontana. La comunità di Caramanico Terme si appresta a vivere un’altra estate drammatica dal punto di vista turistico e commerciale e senza alcuna garanzia di una prossima riapertura dell’impianto termale. Il nostro impegno continuerà ad essere orientato ad approfondire la questione, e in particolare questa serie di ritardi, errori formali e sostanziali, quale l’applicazione di norme superate, che rischia di prolungare il già lungo calvario del comprensorio della Maiella. Ci auguriamo che la Giunta Marsilio faccia lo stesso.

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