Concerto “Canti sul Salmo 50” del Maestro Paolo Angelucci

Maestro Paolo Angelucci

“Canti sul Salmo 50 in epoca di Pandemia”. Questo il titolo del concerto che l’Arcidiocesi di Pescara-Penne ha pensato per lunedì santo. L’11 aprile, alle 21, presso la chiesa Spirito Santo di Pescara, saranno i musicisti dell’Orchestra Sinfonica Tosti, il maestro del Coro Gabriele De Gugliemo e le voci della Compagnia dell’Alba a far risuonare, grazie alla direzione del Maestro Paolo Angelucci, (nella foto)  il “Miserere mei Deus”, «una vera e propria meditazione sonora – annuncia entusiasta monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne – un canto di speranza nel tempo difficile della Pandemia che abbiamo vissuto e stiamo ancora attraversando e che tocca il cuore esprimendo perfettamente la drammaticità e l’angoscia dell’autore biblico del Salmo, Davide, ma anche la misericordia di Dio, la volontà di riconciliazione. E quanto abbiamo anche noi da chiedere perdono; quanto bisogno c’è di rientrare in noi stessi, soprattutto in questo tempo di guerra, di comprendere il senso delle azioni compiute e che continuano a compiersi, di iniziare un percorso di perdono e verità!». 

Eh sì, l’oratorio musicale nasce in tempo di Pandemia, ma quel “Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia” echeggia ancora più forte in questi giorni di terrore e di morte. 

«I Canti sul Salmo 50 in epoca di Pandemia – spiega il Maestro Paolo Angelucci, autore dell’Opera – hanno iniziato a prendere vita in una tiepida mattina di marzo, quando il Maestro Gabriele De Guglielmo mi propose di scrivere un Miserere inedito da presentare per il tradizionale concerto della Domenica delle Palme. Lo scoppio della pandemia, le sue chiusure, la rimodulazione della quotidianità, e anche del mio lavoro da docente, fecero sì che le bozze accennate su un foglio pentagrammato restassero lì a decantare senza uno sviluppo. Fu solo dopo pochi mesi del 2021 che mi ricapitarono fra le mani in maniera del tutto inattesa. Ripresi quelle bozze e mi venne la folle idea di scrivere tutto l’oratorio, musicando le 10 quartine».

Erano i giorni dell’Italia divisa dai colori regionali. L’Abruzzo era in zona rossa: scuole chiuse, attività musicali sospese. «Come artista – conclude Paolo Angelucci – ho pensato che il mio compito fosse quello di consegnare un lascito del dolore, della solitudine di quei giorni, delle rinunce, dei progetti spezzati ma anche di una speranza, della creazione che può scaturire dalla sofferenza, dell’amore verso le cose quotidiane e semplici. L’assenza di ciò che ci sembrava scontato, la ritualità quasi pagana di una celebrazione cristiana, divenne di colpo un vuoto incolmabile nella nostra vita».

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