Universo writers: a tu per tu con Peeta

Peeta Manuel di Rita

L’artista di fama internazionale ha fatto tappa a Montesilvano: “Giochi prospettici? Ho usato la tecnica dell’anamorfismo”

04A MuralesL’universo della Stre­et art e del Wri­ting a Pe­scara ottiene il giusto riconoscimento: approvato in consiglio comunale il primo Re­go­la­mento in materia. Si tratta di uno strumento che renderà possibile l’in­divi­dua­zione di di­verse tipologie di spazi murali per promuovere la street art e il writing, ponendo regole e prerogative sulla diffusione nei luoghi pubblici che ad oggi non erano mai state ratificate. Il Regolamento si ri­ferisce alle attività ri­guardanti il graffitismo in genere, nonché alla realizzazione di disegni, murales, scritte di qualunque genere ef­fettuate con qualunque tecnica grafica (pittura, spray, sticker, po­ster, etc) su beni di proprietà comunale (muri di edifici, recinzioni, sottopassi, viadotti). Un traguardo importante soprattutto dopo l’opera di Millo sulla fac­ciata delle case po­polari di Fontanelle che può essere fon­te di ispirazioni per i fu­turi writers locali. Writing di grande spessore non solo a Pe­­sca­ra: a Mon­tesil­vano lo street artist Ma­nuel di Rita (Peeta) ha com­ple­tato nei gior­ni scor­si il mu­rales dal titolo Gio­chi prospettici, nel sottopasso di via Aldo Mo­ro. Pro­prio con Peeta ab­bia­mo parlato di Street Art e della sua tecnica artistica.

Da graffiti writer ad artista multidisciplinare.

“Diciamo che il writing, inteso come graffiti, è la scrittura di lettere su una parete. Con il tempo il mio lavoro si è evoluto, ho effettuato ricerche di diverso tipo e ultimamente uso sempre meno le lettere sen­za però lasciare nel di­mentica­toio il vecchio stile”.

MilloCome nasce lo pseu­donimo Peeta?

“E’ il soprannome che mi hanno ai tempi della scuola i miei com­pagni. Non ha un significato specifico, l’unica modifica è stata di sostituire la ‘i’ di Pi­ta con la doppia ‘e’ di Pe­eta. Un cambiamento di natura grafica perché la lettera ‘e’ dà più libertà di giocare e spaziare nella scrittura. Da una cosa scherzosa e divertente è di­ventata col tempo una cosa se­ia al punto che ero intenzionata a cambiarlo ma ormai in tanti mi conoscevano in questo mo­do”.

Il primo graffito che ha fatto?

“Lo ricordo bene. Ho scritto ‘Pita’ su un muro di una strada di periferia della mia città Piave di Sacco (in provincia di Padova). Era una pa­rete già im­brattata, l’ho scelta perché era molto frequentata dai miei ami­ci che avevano così modo di ve­dere la mia opera”.

In cosa consiste l’a­namorfismo che ca­rat­terizza i suoi lavori?

“Non è una tecnica che uso sempre, molto dipende dal contesto in cui disegno. Dicia­mo che consiste nel creare un’illusione pro­­spetti­ca di qualcosa che non c’è. In caso di parete ad an­golo, per esempio, realizzo qualcosa di pro­fondo al fine di dare un senso di illusione, di realtà. E’ una tecnica molto usata sui pavimenti, per la se­gnaletica a ter­­ra etc… proprio per dare un senso di prospettiva”. Cosa pensa delle iniziative di diversi co­muni italiani nel disciplinare l’arte di strada conce­dendo spa­­zi pubblici?

“E’ un processo in continua crescita; da an­ni vedo iniziative pubbliche e collaborazioni con associazioni per permettere ai writers di avere uno spazio legale. All’inizio infatti i graffiti ave­vano un ap­proccio di tipo vandalico, pian piano in loro è cresciuta l’esigenza di lavorare in modo diverso e da qui le richieste a proprietari di abitazioni. Ciò ha migliorato anche la percezione da parte delle amministrazioni che chiedono di realizzare delle vere e proprie opere pub­bliche. Riten­go che sia un passo avan­ti impor­tante an­che nel riqualificare aree e quartieri de­gra­dati, dare loro un volto nuovo ed essere punto di ritrovo e ispirazione per la comunità residente”.

Cosa l’ha spinta ad accettare l’invito del Comune di Montesil­vano e riqualificare il sottopasso di via Aldo Moro?

“In primis perché vo­levo trascorrere del tem­po in Italia e in Abruzzo in particolare. In secondo luogo mi è piaciuta la parete che è un po’ partico­lare. Gio­chi prospettici l’ho realizzato con la tecnica del­­l’ana­morfi­smo per realizzare un qualcosa che rompa la struttura ad angolo anche se è strada di passaggio quindi difficile da vedere e capire ma che, dall’automobile, dia un mi­nimo di illusione sen­za troppi contrasti. Nel dettaglio, è un astratto composto da forme geometriche tipo cubi e pa­rallelepi­pedi in­trecciati ad forme sferiche poste in modo casuale abbinati a co­lori che richiama­no l’am­biente marino co­me sabbia e turchese”.

Dopo Montesilvano dove la porterà la sua arte?

“Starò del tempo a Ve­nezia, dove ho lo stu­dio, per preparare una mo­stra in programma lì. Diciamo che per un po’ mi dedicherò al lavoro in studio ma ho già altre richieste di privati e sto valutando proposte da Cina e Sud Africa”.

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