La terre vo’ la parta su’

agricoltura

Alla scoperta delle origini del detto abruzzese

L’agricoltura, in Abruz­zo, non è mai stata una semplice at­tività per il sostentamento ma un rituale, essendo in relazione con il prodigioso ac­crescimento della vita presente nei semi, pronti a svilupparsi nella Terra-Madre. Il detto La terre vo’ la parta su’ in seguito a una caduta accidentale, non è altro che la testimonianza di un’ of­ferta e riconoscimento per quanto ricevuto.

Per i primi agricoltori fu naturale dividere il proprio an­no in due cicli, solare e lunare, dettati dall’osservazione della natura e la necessità di fornirsi di divinità protettrici. Il perpetuo ciclo di rinnovamento dell’agricoltura ha rinvigorito nell’uomo la speranza che la morte sia solo una fase di passaggio, ecco il mor­to diventare seme, che riposa sotto terra in attesa di rinascere.

L’idea morte e rinascita, propria della ve­getazione e della luna, fece sì che gli dei della fertilità fossero lunari, degli inferi, riconducendo l’origine della vita nel grembo sotterraneo della grande ma­dre terra, dea della fertilità oltre che dei morti. Le divinità so­lari era­no preposte al­le messi una volta nate e alla loro abbondanza, vegliando in primavera-estate.

Antichi ritrovamenti neolitici nella Grotta dei Piccio­ni, in valle dell’Orte, testimoniano come an­che il sacrificio umano di individui giovani agli dei ctonii, ovvero sotterranei, fosse normale, allo stesso modo de­gli altri riti agrari che preve­devano l’e­sposizione e l’offerta di cibi, messi e animali.

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