Storie d’Abruzzo: il Castello di Balsorano

Il Castello di BalsoranoIl Castello di Balsorano

Agosto, tempo di gite fuori porta e, perché no, di riscoprire alcune location abruzzesi che non hanno nulla da invidiare a celebrate mete straniere; e spesso è stato il cinema il primo a notarlo, come nel caso dello splendido Castello Piccolomini di Balsorano.

Situato nella frazione di Balsorano Vecchio, siamo nella provincia dell’Aquila, fu dichiarato monumento nazionale già nel lontano 1902.

Il castello di Balsorano fu eretto sulle fondamenta di un’altra antica struttura, da Antonio Todeschini Piccolomini, nipote di Papa Pio II e genero di Ferrante Secondo, intorno all’anno 1460. Successivamente Antonio ne assunse il comando come baronia.

In seguito conobbe vari passaggi di signoria feudale (gli stessi di Balsorano) tra cui Carlo Lefebvre, fino agli attuali Fiastri Zannelli che lo hanno trasformato in albergo-ristorante. Negli anni 30 sono stati eseguiti dei restauri a causa dei disastri creati dal terremoto della Marsica del 1915, ma conserva tuttora elementi originari dell’epoca.

Il Castello di Balsorano, che si trova sulla sinistra del fiume Liri, è situato ad un’altezza di 430 metri sul livello del mare, è uno dei pochi scampato alla furia dei barbari. Meta di turisti italiani e stranieri già da epoca antica, ricorda tra i visitatori illustri, anche Alessandro Dumas figlio, che rimase particolarmente colpito dalle bellezze di questa fortezza.

La pianta è di forma pentagonale-irregolare mentre la struttura è in pietra. Il principale accesso è pedonale dal parco di fronte che immette in un cortile ad L con pozzo. I palazzi tutt’intorno sono impreziositi da bifore e trifore. L’aspetto esterno è medievale-rinascimentale.

Le torri sono poste agli angoli del castello, ma avendo questo una struttura tripartita dalla parte che volge verso Balsorano, le torri sono cinque. Prima del terremoto del 1915 erano sei.

L’entrata è costituita da una cinta muraria in parte restaurata che avvolgeva il castello. Si accede da un arco e si giunge al castello vero e proprio: il portale è semplice e sopra vi è una finestra con loggia per i discorsi.

L’interno mantiene l’aspetto gotico e rinascimentale originale. Le sale più piccole sono adibite a camere d’albergo mentre la sala centrale è per le cerimonie.

Particolarmente interessante è quest’ultima che è ricca degli arazzi cinquecenteschi e degli affreschi con dipinti gli stemmi e i blasoni dei vari proprietari della famiglia Piccolomini. Altri arazzi della sala mostrano figure geometriche tipiche del gotico, come pinnacoli e guglie.

Molto interessante è però l’interesse che il mondo del cinema ha riservato al bellissimo castello, che ben si presta nella creazione di suggestive atmosfere gotiche, quelle tanto care al cinema horror, specie negli anni sessanta e settanta.

Il primo ad accorgersi della location è Camillo Mastrocinque, grande regista ricordato soprattutto per le commedie con Totò, che nel 1964 decide di ambientarvi La cripta e l’incubo, storia che si ispira alla Carmilla di Lefanu, uno dei primi racconti vampireschi della letteratura, e agli horror della Hammer, la casa produttrice inglese, tanto da vantare il grande Christopher Lee come protagonista.

La cripta e lincubo

La cripta e lincubo

Da allora le produzioni che sfruttano il castello ammontano a circa una trentina, nessuna, va detto, di grande rilevanza artistica, ma con alcune belle curiosità nascoste.

Tanti sono, ovviamente, gli horror, come La figlia di Frankenstein, produzione ben lontana dall’essere ricordata per la qualità, ma che vanta un cast di buon livello, a partire dalla leggenda hollywoodiana Joseph Cotten; eppure le notizie più sfiziose le troviamo in altri generi. Abbiamo una bella parentesi di film erotici, dai titoli tipicamente anni ’70, a partire dal favoloso Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno, con tanto di seguito, per arrivare a Riti, magie nere e segrete orge nel trecento, dal titolo inequivocabile.

La figlia di Frankenstein

La figlia di Frankenstein

Ma non mancano musicarelli, un esempio per tutti Pensiero stupendo con Mal, allora idolo delle teen ager e parodie di Franco e Ciccio come Farfallon.

E, dulcis in fundo, il castello ha fatto anche da scenografia per alcune pellicole pornografiche con la gloria locale Rocco Siffredi.

Insomma, una giornata spesa al Castello Piccolomini di Balsorano può regalarvi le emozioni di atmosfere gotiche e dell’oscura storia medievale, ma anche un tuffo in un periodo d’oro del nostro cinema di serie “B”, quando le produzioni si contavano a centinaia e i successi d’incasso di pellicole se vogliamo trash, contribuivano a finanziare anche i film d’autore che hanno giustamente dato lustro al nostro cinema nel mondo.

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