“Terzo paesaggio. Territorio di diversità” al 16 Civico

La locandina della mostra del 16 CivicoLa locandina della mostra del 16 Civico

Torniamo a parlarvi di una mostra al 16 Civico di Pescara, “Terzo paesaggio. Territorio di diversità”, come sempre magistralmente curata da Silvia Moretta. Eccone una breve descrizione.

“Frammento indeciso del giardino planetario, il Terzo paesaggio è costituito dall’insieme di luoghi abbandonati dall’uomo. Questi margini raccolgono una diversità biologica che non è a tutt’oggi rubricata come ricchezza.

Terzo paesaggio rimanda a Terzo stato (non a Terzo mondo). Spazio che non esprime né potere né sottomissione al potere.”

 

Torna, nello spazio indipendente per l’arte 16 Civico di Pescara, l’esposizione collettiva d’arte contemporanea “Terzo paesaggio. Territorio di diversità”, a cura di Silvia Moretta. Gli artisti chiamati ad esporre per il volume II sono:

Anelo 1997 (Roma), Anna Messere (Bologna), Luca Farina (L’Aquila) sono gli artisti che per il II volume della collettiva sono chiamati a dare una nuova lettura allo spazio espositivo del 16 Civico, continuando il richiamo al “Manifesto del Terzo paesaggio” di Gilles Clément (2004), per un progetto inaugurato a novembre scorso.

«Se si smette di guardare il paesaggio come l’oggetto di un’attività umana subito si scopre […] una quantità di spazi indecisi, privi di funzione sui quali è difficile posare un nome. Quest’insieme non appartiene né al territorio dell’ombra né a quello della luce. Si situa ai margini.»

Anche il 16 Civico è uno spazio su cui è difficile posare un nome. Non una casa, non una residenza di artista, non un luogo espositivo. Non solo almeno. Riassume in sé le tre categorie, palesandosi quale “paesaggio domestico” caratterizzato da preesistenza, segnato da una fase di abbandono, determinato visivamente da una decadenza per precisa volontà non dominabile, e da una natura che programmaticamente è lasciata libera di aggredirlo, libera di contaminare gli spazi espositivi. Un paesaggio-ambiente la cui lettura non può prescindere da forti elementi visivi, innestatisi dagli anni cinquanta ad oggi.

Manifestandosi il 16 Civico quale Terzo paesaggio, ed essendo esso per definizione il “territorio della diversità”, programmaticamente accoglie la diversità, nella sua forma e nelle sue presenze: per il secondo Volume della collettiva vi si insedieranno i paesaggi scultorei di Anelo 1997, il sovvertimento dello spazio da privato a pubblico, nelle opere “sacre” di Luca Farina, la terra selvaggia delle fotografie e dei fotogrammi di Anna Messere.

“Terzo paesaggio. Territorio di diversità” precisa, come un Manifesto, il 16 Civico territorio di diversità e di accoglienza, di definitiva riformulazione della definizione di periferia, ovvero di un decentramento che ridefinisce il territorio ponendovi domande e azioni centrali, accogliendo l’arte nel suo significato più ampio di attività umana creativa e creatrice di un’espressione estetica, confrontandosi proficuamente proprio con quegli artisti che Platone, nella Repubblica, avrebbe cacciato fuori dalle porte della città, poiché considerava l’arte, sovvertitrice dell’ordine. Proprio quest’arte sovvertitrice dell’ordine, che Wind colloca nell’ambito del rapporto tra Arte e Anarchia, e per la quale auspicava il recupero della forza folle che è alla sua origine, viene accolta, sollecitata e allevata nel 16 Civico.

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