La nuova energia pulita proviene dalle stelle

L'energia delle stelleL'energia delle stelle

di MARINA MORETTI

Si ispira al calore delle stelle la macchina che do­vrebbe condurre l’umanità verso la nuova frontiera dell’energia. L’armamentario, oggetto de­gli studi più avanzati in materia, si chiama DTT, acronimo che sta per Diver­tor Toka­mak Test.

Si tratta di un laboratorio scientifico-tecnologico che dovrà essere realizzato in Italia e che prevede un investimento di 500 milioni di euro. Il bando, finalizzato a in­dividuare il luogo idoneo, è stato emanato dall’Enea, la decisione sull’area che accoglierà il Tokamak dovrebbe arrivare entro il 10 aprile. I siti che si sono candidati ad ospitare il DTT sono nove per otto regioni, tra le quali c’è anche l’Abruzzo. Natu­ral­mente, quando c’è di mez­zo la parola nucleare, tornano a galla dubbi e pau­re, per questo occorre specificare che parliamo di fusione e non di scissione. Nel 2011 il referendum ha ribadito il No dell’Italia al nu­cleare, da in­tendersi come fissione, che comporta problemi gravosi come lo smaltimento delle scorie, il pericolo di inquinamento radio­attivo e la possibilità di incidenti che mettono a rischio le popolazioni. Senza contare il carattere for­temente sismico del suolo italiano, che rappresenta una ulteriore ottima ragione per chiamarsi fuori. Nel caso del DTT però non si tratta di fissione, ma di fusione tra due isotopi di idrogeno, la cui reazione pro­duce elio, un gas innocuo, e li­bera un’energia enorme che, al momento, non siamo ancora in grado di catturare. E qui entra in gioco il Toka­mak, una sorta di cilindrone di 10 metri di altezza, al cui interno il plasma (il fluido di atomi di idrogeno ionizzato) viene surriscaldato ad altissime temperature. Il processo, spiegano gli scienziati, è di­verso dalla fissione, che in­vece produce scorie ra­dio­attive praticamente eterne.

La sicurezza verrebbe garantita dal fatto che la reazione di fusione si fermerebbe au­tomaticamente in caso di funzionamento anomalo del re­attore. Dunque per spegnere il processo basterà staccare la spina, mentre la fissione, una volta innescata, per es­sere fermata richiede interventi che non sempre possono essere garantiti. L’Italia figura tra i paesi più avanzati e competitivi, anche per questo è stata scel­ta per ospitare il DTT. La tor­ta è ghiotta, sia per l’en­tità del­l’investimento e i 1.500 posti di lavoro che si creerebbero nell’area dell’insediamento, sia per le importanti ricadute sull’economia del territorio. Ecco perché la Re­g­ione Abruzzo ha deciso di competere con le altre e di candidare una porzione dell’ Interporto di Manop­pello ad ospitare il DTT.

“Quello dell’Interporto – ha dichiarato il presidente della Regione Luciano D’Al­fonso – è il sito migliore, e attualmente è sottoutilizzato. Siamo convinti di poter vincere questa sfida con le altre regioni in lizza: Campania, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Liguria, Piemonte, Puglia e Veneto. Dalla no­stra parte abbiamo una serie di circostanze di contesto, quali la vicinanza ai centri di produzione di eccellenza di Fin­mec­canica, all’università, all’ autostrada”.

Il sogno è letteralmente stellare, ma il motore è già in viaggio sulla Terra. A Cada­rache, nel sud della Francia, il consorzio internazionale ITER ha avviato le fasi relative alla costruzione dell’impianto sperimentale di fusione. Il passo successivo sarà la realizzazione del Demo, il reattore dimostrativo che ge­nererà la prima energia elettrica da fusione. La credibilità dei nostri centri di ricerca (Enea, Cnr e università) e dell’industria impiantistica ed energetica nazionale ha consentito all’Italia di ottenere la localizzazione del laboratorio più significativo tra quelli che dovranno sostenere ITER ne­gli studi di fattibilità della fusione. Il problema è rappresentato dalla gestione delle enormi temperature che si raggiungeranno nel plasma e il conseguente impatto del calore sui materiali del reattore, ed è su questo che si concentrerà l’attività dell’impianto italiano. La fusione nucleare è considerata una frontiera fon­damentale e strategica per la produzione di energia pulita; in Europa i paesi più avanzati, oltre all’Italia, sono Ger­ma­nia, Fran­cia e Gran Breta­gna. Tutta­via, va anche detto, la scelta della fusione nucleare non riscuote consenso una­nime: secondo al­cuni esponenti del­l’univer­so am­bientalista il ritardo sui tempi previsti la renderà sorpassata prima ancora di entrare a re­gime e drenerà risorse all’incentivazione del­la ricerca sulle tecnologie rinnovabili. Non resta che aspettare una trentina di anni per capire se la scelta di puntare sulla fusione nucleare si rivelerà quella giusta, per le tasche e per la vita.

 

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