Eat me home, parte la campagna regionale contro lo spreco alimentare

Avanzi di cibo da un banchettoAvanzi di cibo da un banchetto

di MARINA MORETTI

Un tempo, dalle nostre parti, veniva chiamato “il complimento”, oggi forse è più noto come “la mappatella”, ossia il sacchetto di avanzi che ci si porta via soddisfatti da un banchetto di nozze troppo abbondante.

Nel mondo anglofono la chiamano doggy bag, due parole che servono a giustificare l’imbarazzo provato nel formulare al cameriere la famigerata richiesta “Mi incarta gli avanzi? Li porto al cane…”. Finalmente sta per arrivare il  momento in cui non sarà più necessario accampare scuse a quattro zampe per portarsi a casa ciò che, comunque, si è pagato. Potremo lasciare ai cani le loro crocchette e a noi il diritto di mangiarci gli avanzi comodamente a casa. Va in questa direzione “Eat me home”, letteralmente mangiami a casa, la campagna di sensibilizzazione contro lo spreco di cibo organizzata dal dipartimento per la Salute e il Welfare della Regione Abruzzo.

Il veicolo adottato per diffondere il messaggio è proprio la doggy bag, un contenitore apposito che il ristorante fornisce al cliente per consentirgli di portare via ciò che non è stato consumato a tavola. La pratica, piuttosto diffusa in diversi paesi esteri, da noi incontra ancora molte resistenze, forse per l’errata convinzione che si tratti di una richiesta poco elegante, anzi proprio un po’ cafona. Ovviamente l’obiettivo della campagna regionale non è solo farci portare a casa gli avanzi, ma anche e soprattutto spingerci a riflettere sugli sprechi alimentari e magari a modificare le nostre cattive abitudini. Perché il cibo, anche quello che avanza, ha un valore prezioso che non può essere lasciato nel piatto o, peggio ancora, gettato nel secchio della spazzatura. Oltretutto sarebbe come se il manicaretto venisse pagato due volte, come pietanza ordinata prima e come rifiuto da smaltire poi.

Per diffondere la buona pratica dell’utilizzo della doggy bag la Regione ha realizzato 15000 contenitori in cartone alimentare in due formati diversi, uno per i cibi asciutti e uno per quelli più umidi, da distribuire ai ristoratori aderenti all’iniziativa, i quali possono personalizzarli con il proprio marchio. I gestori dei locali ricevono anche una vetrofania da usare nella propria struttura per segnalare l’adesione alla campagna, delle tovagliette alimentari sotto piatto e dei pieghevoli informativi per spiegare alla clientela le finalità del progetto. Il costo dell’operazione, finanziata dalla Regione, è di circa 30.000 euro. A presentarla ai ragazzi dell’Istituto Alberghiero e a diversi ristoratori abruzzesi sono stati l’assessore regionale Marinella Sclocco, la dirigente del servizio benessere sociale Flora Antonelli, Marcello Spadone, chef del ristorante stellato La Bandiera e presidente di Qualità Abruzzo e Maurizio Della Valle, chef dell’osteria La Corte, che si è prodotto in uno sfizioso cooking show sul riuso alimentare.

Della Valle ha preparato un classico della cucina abruzzese: le pallotte cacio e ovo, la cui ricetta a base di formaggio e pane raffermo è da considerare emblematica anche sotto il profilo del riuso. E non si tratta solo di fare economia domestica, ma di contribuire ad una causa superiore, come conferma il segretario di Slow Food Abruzzo, Raffaele Cavallo, anche lui presente alla presentazione della campagna. <In questo mondo di falsa opulenza – ha detto Cavallo nel corso del suo intervento – dimentichiamo che gettiamo via 300 chili di alimenti a testa, senza valutare quanto ci costano. È una questione che riguarda la coscienza di tutti>. Ed è proprio così, i numeri sono impressionanti: si calcola che nel mondo siano 1,3 miliardi le tonnellate di cibo in eccedenza, quantità che potrebbe nutrire una buona parte di quei 900 milioni di persone che non riescono a sfamarsi. In Italia sono 5,6 milioni le tonnellate di alimenti in eccedenza e in gran parte finiscono nel pattume. Abituarci a salvare dall’immondizia ciò che non consumiamo al ristorante potrebbe servire a renderci più accorti e consapevoli anche a casa. Perché, come ha detto Marcello Spadone, la cultura del riuso alimentare parte già in cucina, con l’utilizzo razionale delle risorse.

Per esempio, avete mai arrostito le bucce di patate? Provare per credere!

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