D’Annunzio e la Francia al Mediamuseum

Gabriele D'AnnunzioGabriele D'Annunzio

Dopo il successo del concerto iniziale del 15 gennaio, dedicato a D’Annunzio, Michetti e Tosti, con il secondo (stasera, lunedì 29 gennaio ore 17,30 Mediamuseum) di una nutrita serie di eventi dannunziani organizzati per la ricorrenza dell’ottantesimo dalla morte,  ci trasferiamo idealmente a Parigi per “D’Annunzio e la Francia, con Mirbeau e Debussy”.

Vi parteciperanno Fernando Cipriani, noto francesista, già docente della D’Annunzio, studioso di Octave Mirbeau, alla cui produzione narrativa e giornalistica ha dedicato studi importanti, anche in rapporto a D’Annunzio, e Gabriella Albertini, artista, storica dell’arte e musicologa, che si è molto occupata, sin dai suoi studi all’Accademia di Belle Arti di Roma, dei rapporti tra il Vate e Debussy, della quale si possono anche ammirare, in una sala a lei dedicata del nostro Mediamuseum, i  magnifici bozzetti e studi di scene costumi per la rappresentazione di Le Martyre di Saint-Sébastien.

Cosa accomuna Gabriele d’Annunzio e Octave Mirbeau, i due grandi scrittori che insieme, ma in modi diversi, hanno conosciuto quella crisi profonda che dalla fine Ottocento giunge all’inizio Novecento? Alcuni temi presenti nelle loro opere: la femme fatale, la demenza omicida, la denuncia “crudele” di una umanità sofferente e degradata, ma soprattutto il martirio come riscatto individuale e sociale, legato alla figura del santo martire, Saint Sébastien, celebrato dalla pittura rinascimentale (e non solo); inoltre alcune affinità e passioni: quella per la musica (si pensi al Debussy) spesso associata al mare, quella per l’impressionismo prima pittorico poi letterario, infine la passione per i cani e per le macchine, per la velocità in particolare, letta in chiave futurista. Mirbeau e D’Annunzio si servono entrambi più da giornalisti che da scrittori del mezzo stampa per la diffusione dei loro romanzi sempre più frammentari e autobiografici.

Il nome di Mirbeau, di cui si è celebrato appena il centenario della sua morte (Cahiers Octave Mirbeau), resterà legato soprattutto al suo pensiero politico, rivoluzionario e libertario (come lo sarà in parte quello dannunziano) che abolisce le deprecate gerarchie e vede nel giovane adolescente sodomizzato, Sébastien Roch, protagonista del romanzo omonimo, la vittima sacrificale di una società corrotta, quindi delle istituzioni, prima della famiglia, poi del collegio, infine della “patria”.

All’evento di lunedì 29, organizzato dalla Fondazione Tiboni e dal Centro Nazionale di Studi Dannunziani, con la collaborazione del Comune di Pescara e del Conservatorio Luisa d’Annunzio, parteciperanno anche la flautista Fiorella Di Rito, allieva del Conservatorio, che eseguirà  “Syrinx” e “L’après-midi d’un faune” di Debussy e Giovanni Patrì, della Scuola di teatro del Mediamuseum, che leggerà brevi passi dalle opere di D’Annunzio e Mirbeau. Coordinerà la serata Dante Marianacci, presidente del Centro Nazionale di Studi Dannunziani.

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