Sacchetti bio, la rivolta degli abruzzesi

Sacchetti bio per frutta e verdura ora a pagamentoSacchetti bio per frutta e verdura ora a pagamento

Sacchetti bio a pagamento nei supermercati e nelle farmacie: proteste anche in Abruzzo.

Feroce malcontento serpeggia tra gli abruzzesi, come nel resto d’Italia. La rivolta è esplosa sui social contro ciò che viene vissuto dai cittadini come l’ennesimo salasso dopo le stangate previste su luce, gas e pedaggi autostradali. Una famiglia tipo vedrà un incremento del +5.3% per le forniture elettrice, del +5% per quelle del gas e del +13% per i pedaggi su A24 e A25 che collegano Abruzzo e Lazio.

A tutto ciò si aggiunge la novità relativa al pagamento dei sacchetti biodegradabili, i cosiddetti “bio shopper”, utilizzati non solo nei supermercati per imbustare frutta e verdura, carne, pesce, gastronomia e prodotti di panetteria, ma anche nelle farmacie. Dal 1 gennaio 2018 gli shopper non sono più gratis ma a pagamento: da 1 a 5 centesimi, costo addebitato direttamente sullo scontrino, per una spesa extra di circa 15 euro annui a famiglia. Previste multe salate per chi non dovesse adeguarsi: i supermercati rischiano una sanzione che va dai 2.500 ai 25.000 euro.

I nuovi sacchetti sono esclusivamente biodegradabili, compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile almeno del 40% previsto per il 2018, del 50% per il 2020 e del 60% per il 2021. Il vantaggio sta nel fatto che si deteriorano in tempi rapidi: circa 12 settimane.

La novità è contenuta nel decreto legge Mezzogiorno approvato lo scorso agosto: la legge 123/2017 è stata emanata per recepire una direttiva dell’Unione Europea del 2015 in tema di materiali d’imballaggio con l’obiettivo di evitare di immettere sul mercato sacchetti di plastica leggera, riducendone la quantità di rifiuti (in Europa sono oltre 8 miliardi gli shopper che ogni anno si disperdono nell’ambiente, specie in quello marino).

Sulle modalità, però, erano previsti ampi margini di manovra. Solo in Italia è stato deciso di far pagare i sacchetti.

Le ultime interpretazioni ministeriali della normativa, successive alle polemiche in corso, prevedono un palliativo: è consentito l’impiego di buste monouso nuove che il cittadino può portare da casa. Per motivi igienici, però, non è possibile riutilizzare un sacchetto usato in precedenza. Ricadendo la responsabilità dell’igiene dei locali sugli esercenti, spetterà a questi ultimi verificare, volta per volta e per ciascun cittadino, che si tratti realmente di sacchetti nuovi. Una soluzione di difficile attuazione. Inoltre, i consumatori andrebbero a spendere di più.

Per questi motivi, alcune aziende hanno pensato di contenere il prezzo degli shopper vendendoli sottocosto con materiali di confezionamento riutilizzabili a vantaggio dell’ambiente.

 

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