Diego de Sterlich Aliprandi, il “Marchese Volante”

Diego de Sterlich AliprandiDiego de Sterlich Aliprandi

L’Abruzzo e le corse, due parole che si legano indissolubilmente fin dagli albori delle competizioni automobilistiche, grazie a pochi ma importantissimi uomini entrati nella leggenda e ad alcune competizioni dal prestigio indiscutibile.

Ma partiamo dall’inizio. Il primo nome di cui vogliamo raccontarvi è quello del Marchese Diego de Sterlich Aliprandi, nobile teramano nato nell’allora Castellammare Adriatico, la cui vita estrosa e bizzarra è entrata ormai nel mito delle corse e non solo. I de Sterlich erano una famiglia nobiliare di origine austriaca, presente in Italia, a Napoli, dal XV secolo, e poco dopo in Abruzzo con le signorie di Scorrano e Cermignano. Diego dovette affrontare fin da ragazzino numerosi lutti, e venne presto adottato dal Barone Aliprandi, unendo così le sue fortune a quelle della nobile famiglia di Penne. Nonostante de Sterlich, nato nel 1898, nel 1916 risultasse già sposato, iniziò il suo stile di vita sregolato, guidato dal faro delle donne e delle corse di cavalli, presto sostituite da quelle automobilistiche; e, poco più tardi, dagli investimenti rischiosi, spesso troppo. Iniziò la carriera di pilota nel 1923, forse spinto al rischio anche dalla morte di Adolfo, il figlio nato da appena un anno. Erano tempi che spesso noi umili narratori definiamo eroici, dimenticando che in realtà le vetture del tempo erano già, né più né meno che oggi, la massima espressione della tecnologia e del progresso del tempo. Ma è proprio il velo del tempo, e della nostalgia, che ci consegna le imprese dell’epoca come leggendarie; erano tempi in cui la formula uno era di là da venire, e le gare più prestigiose si correvano sulle polverose strade di tutti i giorni, in totale spregio delle minime condizioni di sicurezza. De Sterlich si fece presto un nome specie nelle cronoscalate, divenne “il Re della montagna”, con trionfi in quelle che sarebbero divenute classiche come la “Susa-Moncenisio” e la “Trento-Bondone”, ma anche in corse ormai dimenticate che lui stesso contribuiva a organizzare, come la “Bivio Cartiera-Loreto Aprutino-Penne”, da lui allestita e vinta nel 1925. Come pilota batté assi come Enzo Ferrari e Tazio Nuvolari e partecipò alla prestigiosa Coppa Acerbo di Pescara, di cui era tra gli ideatori. Come imprenditore fu forse poco lungimirante, ma l’automobilismo sportivo gli è debitore almeno due volte; fu infatti uno degli azionisti della società che costruì il mitico autodromo di Monza, che ancora oggi ospita il Gran Premio di formula uno e, soprattutto, per ben due volte salvò dal fallimento l’allora appena nata Maserati, permettendone quindi la gloriosa parabola.

Diego de Sterlich Aliprandi

Diego de Sterlich Aliprandi

Come uomo, la storia di de Sterlich è altrettanto interessante e ricca di aneddoti. Proprietario di fortune talmente vaste tanto da ignorarne l’esatta consistenza, col suo stile di vita sregolato, ma anche in virtù di un’estrema generosità, riuscì a dilapidarle in pochi anni. Dovette vendere tutto, compresa l’antica Torre di Cerrano, che si dice avesse acquistato per far colpo su una bella attrice di cui si era invaghito, e finì tristemente i suoi giorni in una casa di cura di Teramo, nella povertà assoluta, tanto quanto lo era stata la ricchezza. La sua generosità verso i meno fortunati era proverbiale, tanto che si ricorda ancora la sua frase  “Niente costa tanto, quanto l’essere poveri: gente a cui si fa notte innanzi sera”. Gli vennero dedicate poesie e canzoni, mentre altri aneddoti ricordano la sua spericolatezza, come quando, inviato dal Vescovo di Penne a prelevare a Roma un predicatore giunto per il Natale, percorse la via del ritorno, completamente ghiacciata, a velocità tale che solo all’arrivo si accorse che il malcapitato passeggero era svenuto per lo spavento. O ancora le sue immense fortune: pare che un giorno, nei pressi di Roma, uscì di strada danneggiando un campo di grano; una volta risarcito immediatamente e sontuosamente il contadino, gli chiese a chi appartenessero quelle terre. La risposta fu: “al Marchese de Sterlich Aliprandi”.

Proprio agli ultimi giorni di De Sterlich si collega anche la parabola di un altro nome importante per gli albori dell’automobilismo abruzzese, quello del Conte Antonio “Nino” Parere, nobiluomo di Silvi scomparso un paio d’anni fa, discreto pilota e importante organizzatore. Fu lui a portare il campionato del mondo di formula uno a Pescara nel 1957, dando vita a quella che sembrava una vera utopia. E fu proprio tra quelli che aiutarono economicamente de Sterlich nei suoi ultimi, sfortunati giorni. Era molto amico di Juan Manuel Fangio, il più grande pilota di formula uno di tutti i tempi, tanto da ospitarlo a Silvi e da andarlo spesso a trovare in Argentina. Anche Fangio era legato a doppio filo all’Abruzzo, il padre era andato in Argentina a cercare fortuna partendo da Castiglione Messer Marino, paese della provincia di Chieti, assieme alla moglie, la madre del campionissimo, nata invece a Tornareccio.

Per questa volta abbiamo concluso, ma la storia delle corse in Abruzzo è ancora lunga e tutta da raccontare; la prossima volta vi parleremo dei primi due abruzzesi da formula uno, molto prima di Tarquini, Trulli e Liuzzi: Berardo Taraschi e Renato Pirocchi.

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