Massimo Pasqualone: “Dobbiamo facilitare la creatività”

Massimo PasqualoneMassimo Pasqualone

L’arte e l’Abruzzo: rapporto complicato? Di questo e non solo abbiamo parlato con Massimo Pasqualone noto critico d’arte abruzzese ormai noto anche fuori i confini nazionali ma anche poeta, insegna Sociologia della Cultura presso l’Università G. D’Annunzio di Chieti, storia e critica d’arte presso l’Università della libera età di Francavilla che coordina con l’Università popolare di Tollo.

Partiamo con una domanda difficile: come sta l’arte abruzzese?

“L’arte abruzzese sta benissimo; da un lato abbiamo straordinari artisti giovani che stanno mietendo successi in tutto il mondo; dall’altro abbiamo l’arte abruzzese di tutti i tempi, dal fascino attrattivo unico. Poi ci sono i premi, ma quello è un discorso a parte. Il Premio Michetti, caduto per ora in disgrazia; il Premio Sulmona, di cui sono stato per tre anni componente della Commissione inviti e della Giuria, che continua a proporre da un decennio sempre gli stessi artisti, soprattutto abruzzesi, come se non ci fossero altre ricerche degne di attenzione. Altri premi, più o meno importanti, che ho avuto l’onore di presiedere e curare. Alcuni di questi premi, e per questo sono andato via,  difettano di autoreferenzialità: io premio te al mio premio, tu mi premi al tuo, tu mi inviti Tizio ed io invito Caio”.

Quest’anno sarà ricordato anche per l’assenza dei Premi Michetti, storico appuntamento che si svolge a Francavilla. Tante voci si sono rincorse sulle motivazioni, lei sa dirci la verità?
“Qualcuno a Francavilla non ama e non conosce l’arte, come dimostrano le infeconde uscite del sindaco Luciani sulla Biennale di Venezia, a cui un artista francavillese millanta la partecipazione mentre gli artisti italiani sono solo tre e lui non c’è. La stessa distruzione del Palazzo Sirena, l’incuria in cui è tenuta la splendida chiesetta del Cimitero e l’assenza del Premio Michetti testimoniano questo. Mancanza di programmazione ed un premio così importante salta”.

La nostra regione è ricca di musei, castelli e palazzi storici che potrebbero ospitare mostra o diventare sedi di eventi culturali di un certo spessore. Spesso però non è così: a chi spetterebbe, secondo lei, il compito di invertire la rotta?
“Ho la fortuna di aver curato mostre quasi dappertutto in Abruzzo: Palazzo Ducale di Torrevecchia, Fortezza di Civitella del Tronto, castello di Capestrano, Museo Colonna, Aurum, Circolo Aternino, Museo Barbella, Palazzo Farnese ad Ortona, Castello Di Crecchio, Castello di Casoli, Ex Manifattura tabacchi di Città Sant’Angelo e Palazzo Coppa-Zuccari, Scuderie ducali di Atri, Palazzo D’Avalos di Vasto, Torre di Cerrano, Enomuseo di Tollo,  Villa Comunale di Roseto, Villa Filiani di Pineto, Chiesa di San Giovanni a Pescocostanzo ecc ed ovunque ho trovato sindaci, assessori e presidenti di pro-loco straordinariamente capaci ed attenti al mondo dell’arte. Se non accade in altre parti la colpa è dei diretti interessati, troppo presi da gravosi impegni e poco capaci di comprendere che arte è anche economia. Faccio un esempio che mi riguarda: ho la fortuna di curare mostre nelle splendide sale espositive della Fortezza di Civitella del Tronto, tra i venti paesi più belli d’Italia, con una progetto denominato La fortezza dell’arte. Ebbene: ogni volta che c’è una mostra, c’è movimento nei ristoranti, nelle strutture ricettive, nei bar, nei negozi. L’anno scorso ho invitato Vittorio Sgarbi ad inaugurare la mia rassegna ed alla Fortezza, che conta 50mila visitatori l’anno, ho portato, in un solo pomeriggio, 500 persone”.

Come si riconosce un talento?
“Il nostro compito, il mio compito, è quello di facilitare la creatività, creando eventi, studiando la produzione degli artisti, interessando chi è sopra di noi (la mia collaborazione con Vittorio Sgarbi va in questa direzione), al fine di valorizzare l’arte di ognuno e di ciascuno.Non sta  a me scoprire talenti, ai posteri l’ardua sentenza, e questo vale anche per l’arte, dove ci sono le mode che, però, difficilmente si fanno storia.Certo: poi ci sono coloro che meglio di altri dicono le emozioni attraverso l’arte (ho avuto l’onore di curare le mostre di Dario Ballantini, Rocco Natale, Ireneo Janni, Carmine Galiè e tanti altri)”.

Cosa ha spinto Massimo Pasqualone a occuparsi d’arte?
“Il caso. Io sono laureato in Filosofia (più altre lauree) e nel 1992 mi trovai a collaborare con la prima edizione del Premio San Pasquale Bajlon, ideato dal genio creativo del mio amico Paolo Cocco, appassionato d’arte. Da allora sono passati 25 anni e circa 300 mostre curate, 250 testi critici, non so più quante presidenze di giuria e commissioni critiche, premi per la cultura e la critica d’arte, quasi 3000 articoli dedicati alla mia attività, importanti direzioni artistiche, direzione di musei, mostre in Italia ed all’Estero,  fino alla collaborazione con Vittorio Sgarbi”.

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