Cittadella dello Sport, Civitarese: “L’idea è quella di un campus diffuso”

stefano civitareseStefano Civitarese Matteucci

L’assessore al Governo del territorio, Stefano Civitarese Matteucci sulla Cittadella dello Sport che dovrebbe sorgere dietro la pineta di Pescara.

Il progetto del nuovo stadio, Cittadella dello Sport, orbita attorno alla trasformazione e sviluppo di un’importante fetta della città, verso l’”idea di un campus diffuso”, in cui sapere, economia circolare, sport e divertimento possano apportare un vero e proprio cambiamento al volto della città.

“Perché questo possa accadere- precisa Civitarese – spetta al Comune disegnare le condizioni e le regole di contesto, facendo sì che la dimensione del quartiere, con i suoi residenti, e quella metropolitana e globale di un luogo di questo tipo interagiscano in modo virtuoso. Questo è un punto meritevole di discussione al pari della questione dello stadio, che si inserisce in tale scenario. Su questo stiamo sentendo e sentiremo tutti i portatori di interesse al fine di trovare le migliori soluzioni per l’interesse della città. Nessun corteggiamento ai privati ma fissazione di regole chiare e coerenti attraverso l’avvio di un lavoro che vede un tavolo aperto anche per definire la localizzazione della caserma dei Vigili del Fuoco, che rappresentano una voce importante nel coro dei soggetti interessati allo sviluppo dell’area, con i quali saremo disponibili a costruire la migliore ubicazione in base alla percorribilità del progetto, oltre che al vantaggio della comunità e nel rispetto della vocazione e destinazione delle aree interessate.

Gli stadi di nuova generazione sono strutture complesse, destinate a operare tutti i giorni affiancando agli eventi calcistici un insieme di attività che possano sia remunerare l’investimento iniziale sia coprire i costi di gestione. Tale modello è espressamente recepito dalla legge di stabilità per il 2014, che gli conferisce un binario privilegiato per la realizzazione, fino a prevedere un potere sostitutivo del Governo nei confronti degli enti territoriali. Evocare, allora, lo ‘spettro’ di ‘Megalò’ come qualcuno sta facendo, non è solo fuorviante, ma non favorisce certo un confronto costruttivo. Nel nostro caso parliamo di una superficie commerciale netta di circa 10.000 mq (meno della metà di Auchan) e di altri servizi quali un centro medico/sportivo, palestre, il museo della squadra e altro ancora.

Il Comune approverà un preciso schema direttore fornendo ai privati, a partire dalla Pescara Calcio, le regole entro cui operare, ivi comprese le convenienze imprenditoriali e le compensazioni urbanistiche, fermo restando il prerequisito di una elevata qualità architettonica e paesaggistica dell’intervento e la conservazione e potenziamento naturalistico della pineta e delle aree verdi a essa contermini. La questione è se si vuole o meno avere una squadra di calcio di serie A o B nella nostra area metropolitana, posto che dal 2021 lo stadio Adriatico, secondo le regole Fifa, non potrà più ospitare il calcio professionistico. Se la risposta è sì, allora bisogna spiegare perché l’area nei pressi della tangenziale sud, liberata dell’ultimo impattante tratto, sarebbe meno desiderabile di eventuali altre, quando si consideri che il nuovo stadio, servito da un grande hub intermodale (terminal filovia, fermata ferroviaria, parcheggio di scambio) sarà comodamente raggiungibile senza intasare l’area urbana, evitando che i tifosi ospiti scorrazzino per la città, e collegato al ‘vecchio’ stadio Adriatico con un percorso ciclopedonale tangenziale alla Pineta. La Pineta verrà a sua volta ampliata grazie all’assorbimento di un ampio tratto della strada della bonifica e della Nazionale Adriatica. Lo Stadio Adriatico sarà restituito alla città per l’atletica, gli sport dilettantistici (compreso il calcio), manifestazioni ed eventi, e sarà ‘servito’ da una grande piazza – che a Portanuova manca – in diretta relazione con il campus” .

 

 

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