Lupus in fabula, in Abruzzo un lupo da salvaguardare

LupacchiottoLupacchiotto

di MARINA MORETTI

C’è chi ci balla e c’è chi ci parla, chi lo canta e chi gli fa una statua. C’è persino chi riscrive la favola di Cap­puccetto Rosso mettendosi dalla sua parte: parliamo del lupo.

Roma caput mundi ci ha costruito su una fortuna in merchandising: gruppo di famiglia con lupa, Romolo e Remo. Eppure non basta, non basta mai. Inutile Kevin Costner che ballava coi lupi, inutile Lucio Dalla che ha messo il lupo nel titolo di una canzone, inutili le centinaia di statue che, in tutto il mondo, lo raffigurano accoccolato accanto al suo protettore più illustre e ispirato, che tra l’altro è anche patrono della nostra stramba Italia.

Con o senza San France­sco non c’è mai pace per il lupo, prima considerato predatore sanguinario, poi messo in riserva anti-estinzione, ora di nuovo condannato perché, a quanto pare, perde il pelo ma non il vizio di depredare i poveri allevatori indifesi. Per carità, hanno ragione pure loro, soltanto che dopo anni spesi a difendere la specie, e gli abruzzesi sanno quanto il lupo appenninico rappresenti la regione, ora questa marcia indietro appare francamente un po’ schizofrenica e inopportuna. Se è vero che ai lupi piace un po’ troppo la carne fresca – più che altro viva – delle bestie al pascolo, la domanda da farsi non è come decimarli, quanto piuttosto cosa si può fare per evitare che addentino pecore e affini. Che esistano soluzioni alternative all’abbattimento controllato previsto dal Pia­no Lupo ne sono convinte non solo le associazioni ambientaliste, ma anche le amministrazioni delle regioni (Abruzzo compreso) in cui i lupi ululano da sempre. Danni ne fanno, sì, e lo am­mettono tutti, ma per molti la strada non è quella contenuta nel Piano presentato dal ministro Galletti.
Un cucciolo di lupo

Un cucciolo di lupo

“Il lupo non è il flagello degli allevatori – spiega Mar­co Galaverni, ricercatore e consigliere nazionale Wwf – studi scientifici ed esperienze sul campo dimostrano che con la prevenzione i danni calano, con gli abbattimenti no. La convivenza armonica tra lupo e allevatori non solo è possibile, ma in molti casi è già realtà, mentre gli abbattimenti sono una misura antistorica e nociva contro una specie di grande valore naturale e culturale. La prevenzione può essere fatta con metodi tradizionali come i cani da pastore, che dissuadono il lupo dall’attaccare, e con altri sistemi come le recinzioni elettrificate”. Sulla stessa linea anche Luciano Di Tizio, delegato Wwf Abruzzo: “Che la prevenzione sia la strada migliore noi abruzzesi lo sappiamo da sempre. Per difendere le greggi il cane pastore è un ottimo alleato degli allevatori. Invece di pensare agli abbattimenti si dovrebbero mettere a disposizione degli allevatori contributi per le misure di prevenzione e, in caso di danni provati, garantire rimborsi certi e rapidi”.
L’argomento doveva essere affrontato nella Conferen­za Stato-Regioni del 23 febbraio, ma la discussione è saltata per la seconda volta. Intanto la mobilitazione continua: il Wwf Italia ha promosso la campagna Soslupo per ottenere lo stralcio della misura degli abbattimenti dal Piano di gestione presentato dal Governo, poi ci sono le raccolte di firme lanciate dalle associazioni. Il punto contestato è quello che prevede la possibilità di abbattere fino al 5% dei lupi censiti, specie protetta dal 1971, au­torizzando una pratica che ad oggi è reato. Una specie di licenza di uccidere che in qualche modo legittimerebbe il bracconaggio, senza contare che uccidere una decina dei circa 250 lupi presenti in Abruzzo non mette le greggi al riparo dall’attacco dei sopravvissuti.
Dal canto suo il ministro spiega che, senza l’inter­vento controllato, gli allevatori finirebbero per risolvere il problema da soli, proprio col bracconaggio, e rintuzza: “Sta diventando la sagra del­la bufala. Leggo cose inenarrabili. Questo è un Piano di tutela in 22 punti, l’ab­batti­mento verrebbe attuato solo dopo avere messo in campo le altre misure previste per favorire la convivenza tra lupi e attività agricole, dai recinti elettrificati alle procedure più rapide per i rimborsi agli allevatori, nonché la lotta agli incroci tra cani e lupi. Siamo in condizioni drammatiche, se non si adottano regole la situazione precipita in una sostanziale apertura della caccia ai lupi. Torniamo invece alla scienza e smettiamo di ragionare con le bugie”. Tuttavia, ministro a parte, vista la mobilitazione generale sembra proprio che ad avere paura del lupo cattivo siano rimasti in po­chi. Persino Cappuccetto Rosso si è emancipata: nelle favole moderne con il lupo ci fa naso-naso.

Articolo offerto da:

Be the first to comment on "Lupus in fabula, in Abruzzo un lupo da salvaguardare"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*