Luciano Ventrone e lo stupore della pittura

La pittura di VentroneLa pittura di Ventrone

Si è tenuto sabato 4 febbraio il vernissage della mostra “Punti di vista”, che riporta in Italia dopo un considerevole lasso di tempo la pittura iperrealista di Luciano Ventrone.

Curata da Mariano Cipollini, e allestita presso il Museo delle genti d’Abruzzo, ospita un ragguardevole numero di opere del maestro, alloggiate nel già di per sé interessante percorso etno-archeologico del museo.

Ventrone nasce a Roma nel 1942 e trascorre parte della sua infanzia in Danimarca, ospitato da una famiglia locale, come era uso abbastanza diffuso nel periodo post bellico in alcune realtà disagiate. Ed è qui che Ventrone inizia a disegnare e ad appassionarsi alla pittura; al rientro in Italia, pur tra ristrettezze economiche che lo costringono a cimentarsi in vari lavori, Ventrone riesce a frequentare il liceo artistico e, successivamente, la facoltà di architettura. Nel 1968, dopo aver partecipato ai moti studenteschi, abbandona gli studi per dedicarsi completamente alla pittura.

Il percorso di Ventrone, e si vede parzialmente anche nella mostra, è particolare, attraversa studi anatomici dal vero e pittura informale, l’astrattismo e certe istanze surreali, passando per l’optical art, con opere che ricordano il maestro ungherese Vasarely. Solo successiva sarà l’adesione al realismo e una grande svolta avverrà nel 1983, quando incontrerà il grande critico d’arte Federico Zeri, che lo convincerà a dedicarsi alle nature morte.

Una natura morta di Ventrone

Una natura morta di Ventrone

E arriviamo alla mostra “Punti di vista”. Noi l’abbiamo visitata e, innanzitutto, vi diciamo che si tratta di un’esposizione che vi consigliamo caldamente di non farvi sfuggire. Il fotorealismo di Ventrone è di quelli che lasciano il visitatore attonito.

Le tele, quelle più piccole ma soprattutto quelle di grandi dimensioni, suscitano al primo sguardo una sensazione di stupore per l’assoluta adesione alla realtà; ed è uno stupore che va amplificandosi tanto quanto ci si avvicini all’opera. Anche ponendosi a pochi centimetri non vi è la più piccola traccia di pennellate, l’assoluta fluidità del gesto pittorico sembra addirittura superare la precisione della fotografia, a testimonianza di una tecnica a dir poco stupefacente.

E allo stesso tempo questo è il punto di forza e la debolezza dell’iperrealismo; i detrattori del genere imputano infatti, al di là del gesto tecnico a volte improntato al mero virtuosismo, una certa assenza di contenuti.

Noi non vogliamo in questa sede dare giudizi di merito, ma solo invitarvi a visitare la mostra innanzitutto per recuperare lo stupore davanti al mestiere del pittore; quella magia che permette di passare dalla tela bianca al ricreare non solo un’imitazione della realtà, ma anche una genuina emozione in chi fruisce dell’opera.

E concludiamo col pensiero di Ventrone, artista che anche durante la conferenza si è confermato di poche parole, e che a queste preferisce dare la parola ai pennelli:

“Lo studio della pittura non è la mera rappresentazione dell’oggetto, ma è colore e luce: i giusti rapporti fra le due cose danno la forma nello spazio. Il soggetto non va visto come tale ma astrattamente”.

Ventrone

Ventrone

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