Al carcere di San Donato entrano i murales

sulle ali della liberta

Un importante, impegnativo e prezioso esperimento di carattere nazionale, che si terrà nel carcere San Donato di Pescara, è stato promosso dall’assessorato alle Politiche sociali per favorire il recupero  e la valorizzazione dei detenuti, attraverso l’emersione del potenziale espressivo e la riflessione interiore.

Il progetto, denominato Sulle ali della libertà, prevede il coinvolgimento e la messa in rete degli operatori della casa circondariale, degli studenti del liceo artistico Misticoni-Bellisario, dell’associazione culturale Lo Spazio di Sophia e della Croce Rossa.

L’attività si fonda su due momenti. Il recupero, attraverso la realizzazione di murales, di due elementi architettonici del carcere situati in spazi di vita sociale dei detenuti , e cioè la stanza per i colloqui con i familiari e il muro della zona all’aperto nella quale trascorrono l’ora d’aria. Contemporaneamente a questa attività, i reclusi avranno la possibilità di vivere un’esperienza di ricerca interiore e di condivisione attraverso una serie di incontri di filosofia organizzati e condotti dagli operatori dell’associazione Lo Spazio di Sophia, che cercheranno di stimolare in loro una riflessione che li aiuti ad esteriorizzare le proprie idee per i murales e, più in generale, a favorire il processo comunicativo.

La Croce Rossa, che già da tempo opera con un gruppo all’interno della casa circondariale, contribuirà al progetto attraverso l’acquisto di parte del materiale necessario alla realizzazione dei murales, che saranno ispirati  al concetto della libertà e dell’apertura verso spazi estesi. L’iniziativa, presentata stamani in Comune,  partirà nel mese di gennaio e si concluderà  a giugno.

“E’ motivo di orgoglio promuovere questo progetto con cui siamo riusciti a creare un incontro tra diverse realtà in una sorta di abbraccio ideale  – ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali, Antonella Allegrino –  L’iniziativa nasce dalla necessità di dare opportunità di recupero e reinserimento ad una categoria fragile della società, quella dei detenuti,  che potranno così esprimere la propria interiorità e la vena artistica confrontandosi con diversi operatori che agiranno in ‘rete’, uno strumento in cui crediamo molto. Sarà un arricchimento per i detenuti ma anche per gli studenti, che avranno modo di conoscere la realtà del carcere e la condizione di chi, pur avendo perso la libertà  per non aver rispettato la legge, merita un’ opportunità di riscatto sociale”.

L’esperimento ha già suscitato l’interesse del ministero della Giustizia. Il sottosegretario Federica Chiavaroli, infatti, ha già preannunciato di voler partecipare ad un incontro di filosofia. E’ inoltre prevista la possibilità, come richiesto dagli stessi detenuti, di collegarsi in teleconferenza con Elio Cassone, magistrato in pensione, autore del libro Fine Pena: ora, una corrispondenza durata ventisei anni tra un ergastolano e il suo giudice.

“E’ un progetto di recupero e revisione critica che coinvolgerà sia detenuti comuni sia collaboratori di giustizia – ha aggiunto il direttore del carcere, Franco Pettinelli – Molti di essi hanno risorse a livello artistico che ora avranno la possibilità di esprimere.  Grazie alla collaborazione con il Mibe, verrà abbellito anche lo spazio in cui avvengono gli incontri tra padri e figli, in modo da far sentire meno la condizione di reclusione, soprattutto ai bambini. La società deve farsi carico anche della condizione in cui vivono i detenuti; la presenza del Comune, della scuola e delle associazioni nel progetto dimostra che c’è questa possibilità di recupero”.

“E’ un abbraccio che abbiamo colto e in cui vogliamo essere – ha sostenuto la dirigente del Mibe, Raffaella Cocco – Attraverso la realizzazione dell’iniziativa, diffonderemo tra i nostri studenti i valori del rispetto e della legalità, perché i giovani devono essere consapevoli che la regola rappresenta una tutela dei propri e dei diritti altrui. Saranno impegnati nel progetto i ragazzi che hanno già dimostrato di sapersi impegnare fino in fondo in precedenti esperienze. Il percorso prevede, nel primo periodo, la realizzazione di schizzi, che prenderanno poi forma su pannelli utilizzati per abbellire in cortile. Poi, decoreremo la stanza dei colloqui”.

“Ci tenevo tantissimo a fare questa esperienza perché sapevo che avrei avuto tantissimo – ha dichiarato Tino di Cicco, dell’associazione Lo Spazio di Sophia, che ha già partecipato a incontri con i detenuti – Il tramite si chiama Simone Weil, che ha fatto degli ultimi il senso della sua esistenza”.

“Appartengo al gruppo carcere da diversi anni – ha concluso Marisa Camplese, della Croce Rossa – E’ un percorso che ha tante sfaccettature e che consente uno straordinario arricchimento a livello umano”.

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