Crepet al FLA presenta “Baciami senza rete”

Paolo CrepetPaolo Crepet

di ANDREA LA ROVERE

Tra gli appuntamenti proposti dall’edizione di quest’anno del FLA, una delle più importanti e interessanti è stata sicuramente quella proposta all’auditorium Petruzzi la sera di sabato 11, ovvero l’incontro con lo psichiatra, scrittore e sociologo Paolo Crepet.

Purtroppo la scelta logistica del Petruzzi, come già capitato in passato, vedi lo scorso anno per Carofiglio, si è rivelata non troppo felice, vista l’affluenza di pubblico, con la sala gremita fin nei più piccoli spazi, con gente seduta anche a terra e atmosfera irrespirabile con tanto di malore di un malcapitato spettatore; questo, tuttavia, anche a testimonianza del grande interesse riscosso dai temi della serata.
Crepet, che è stato allievo di Basaglia e ha insegnato in prestigiose cattedre anche all’estero, oltre a vantare 25 pubblicazioni e 2300 conferenze, come capita sovente, è noto al grande pubblico soprattutto per le sue numerose presenze in programmi televisivi più o meno di successo ed è stato ospite del FLA in occasione dell’uscita del suo nuovo libro “Baciami senza rete”, un’accurata analisi dell’evoluzione delle relazioni umane ai tempi di internet e, soprattutto, della dilagante diffusione dei social network.
L’incontro ha permesso di apprezzare un lato dello studioso che sicuramente ha poche occasioni di emergere in televisione, ovvero quello di una persona abilissima nel tenere il palco, ben lontano dall’asetticità che ci si potrebbe aspettare guardando il prestigioso curriculum; Crepet ha infatti intrattenuto un pubblico che, va detto, più amichevole non si poteva, essendo composto in larga parte da ammiratori accorsi copia alla mano per ascoltare le sue parole; lo psichiatra torinese ha sciorinato gag, aneddoti, battute, conquistando i presenti con una verve a metà tra l’uomo di spettacolo e il politico navigato, ma questo, come ha ricordato, perché voleva far arrivare un messaggio piuttosto preoccupante usando il medium dell’ironia. E il messaggio, quasi un grido d’allarme, è quello che riecheggia anche tra le pagine del libro, ovvero porre un argine allo strapotere della tecnologia digitale nelle nostre vite, recuperando la gioia dello stupore per la vita che accade attorno a noi, e per spostare lo sguardo verso orizzonti più ampi dello schermo di uno smartphone tenuto a pochi centimetri dagli occhi. Questo ponendo in particolare l’accento sulle nuove generazioni, i cosiddetti “nativi digitali”, secondo Crepet più a rischio nelle difficoltà sempre maggiori che si incontrano nel portare avanti le relazioni umane e sempre più in crisi nel conciliare ricche vite virtuali con realtà sempre più aride.
Tutto ciò sempre rimanendo ben a distanza da quello che potrebbe essere uno stucchevole “j’accuse” verso tutte le nuove tecnologie perché, come sempre, il problema non è nei mezzi, ma nell’uso che se ne fa.
Un inno quindi alla “perfetta imperfezione” dell’essere umano opposta all’algida perfezione delle macchine, perché, come dice Crepet stesso nel suo libro “Anche l’intelligenza artificiale non potrà replicare il funzionamento del cervello umano, proprio perché arriverà a essere migliore di esso. La perfezione, alla fine, risulta noiosa, ovvia, priva di ironia. Come potrà mai l’intelligenza artificiale ridere di sé stessa?”.

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