I riti propiziatori di San Giovanni anche a Pescara

Riti di San GiovanniRiti di San Giovanni

di MARINA MORETTI

Se il 24 giugno avete visto in giro gente con il volto insolitamente disteso e luminoso, significa che lo aveva appena fatto. Nessun riferimento a ginnastica di tipo sessuale, ma ad un gesto puro e semplice come il detergersi con la rugiada. E ora che la notte magica è passata, ci sentiamo tutti più gagliardi.

O almeno così dovrebbe sentirsi chi ha onorato come si conviene i riti propiziatori della Festa di San Giovanni. Quello della rugiada è solo uno dei rituali del giorno di San Giovanni, tradizione antichissima molto sentita dalle nostre parti, e non solo: la festa dedicata al santo interessa gran parte del continente europeo. La testa decapitata di Giovanni Battista è simboleggiata dal sole che, espandendo i suoi raggi come benefiche appendici insanguinate, dovrebbe conferire proprietà particolari all’acqua del mare, dei fiumi, delle fontane e della rugiada. L’aurora del giorno di San Giovanni è anche il momento giusto per stringere e rinnovare legami di amicizia fraterna, detti di “comparatico” (o comparanza) che si suggellano lavandosi reciprocamente mani e viso e scambiandosi mazzolini di fiori campestri, detti ramajetti, mentre si recita la formula in uso tra compari a fiori: “Cumbare e cummarozze/Facemmece a cumbare/Se male ce vuleme/A lu ‘mberne ci ni jeme/Si bene ce purteme/ ‘mbaradise ci artruveme”. La formula varia a seconda del territorio, ma il concetto è simile: il compare o la commare sono invitati a volersi bene e a non sciogliere mai un legame che li farà ritrovare in paradiso. Anche quest’anno l’Abruzzo ha celebrato il 24 giugno con diversi appuntamenti, uno dei quali si è svolto al Museo delle Genti di Pescara, dove in tanti si sono scambiati i ramajetti e hanno preso parte agli appuntamenti organizzati per conoscere o rivivere i momenti connessi alla ricorrenza.

Tra i vari elementi della celebrazione uno dei principali è il fuoco: i falò notturni venivano accesi, e ancora oggi accade, per scacciare demoni e streghe. La notte tra il 23 e 24 giugno, ritenuta magica già in epoca pre-cristiana, coincide grosso modo col solstizio d’estate. Ignari delle spiegazioni scientifiche sui cicli della natura, gli antichi le attribuivano misteriose forze soprannaturali. Poi, con il passare del tempo, la cristianità ha inglobato tutti i riti pagani e la notte in questione è stata consacrata alla devozione per San Giovanni. Tutto comincia nelle ore che scandiscono il solstizio e che ci regalano la notte più lunga dell’anno durante la quale, ancora oggi, ci si riunisce attorno al fuoco. Purtroppo, in un certo senso un po’ beffardo, sono proprio queste ore a condurci inesorabilmente verso altre notti via via più corte; e la riduzione delle ore di luce – si sa – è l’anticamera dell’autunno. Quella dei falò è un’usanza antichissima dalle radici fenicie e poi romane, attorno all’evento si sono successivamente sviluppati diversi riti propiziatori pagani e religiosi. Le ragazze abruzzesi d’altri tempi si svegliavano all’alba del 24 giugno per vedere il sorgere del sole: la leggenda narra che la prima giovane che scorgeva nel disco luminoso e sanguigno il volto di San Giovanni, decapitato dopo la danza di Salomè, si sarebbe maritata entro l’anno. E’ dunque la notte degli amori e del fuoco, ma anche della rugiada e delle erbe, prima fra tutte l’iperico, o erba di San Giovanni, chiamata così perché i suoi fiori giallo-oro sbocciano a fine giugno in concomitanza con la festa del santo. La si utilizzava per curare le ferite dei cavalieri delle crociate ed era viene ritenuta benefica. Secondo la tradizione le erbe bagnate dalla rugiada, nella notte tra il 23 e il 24 giugno, si caricano di energia nuova.

A Pescara e in altre località abruzzesi e italiane sono tante le persone che hanno rinnovato il rito anche con l’acqua di San Giovanni, che si prepara raccogliendo fiori ed erbe aromatiche in luogo non contaminato (quelle che vedete nella fotografia sono state colte nella zona dei calanchi di Atri). La mistura si mette in un recipiente con un po’ d’acqua nella notte fatidica e si tiene fuori a catturare la rugiada del mattino del 24. Poi la si usa per lavare viso e mani. Ginestre, petali di rosa, sulla, artemisia, lavanda, verbena, finocchio selvatico, timo, rosmarino, menta, basilico, iperico e altre, fino ad arrivare ad almeno 24 erbe, costituiscono gli ingredienti “miracolosi” dell’acqua di San Giovanni. Per raccogliere la rugiada basta stendere un panno tra l’erba e strizzarlo il mattino successivo. Oppure scavare una piccola buca in cui inserire un bicchiere, sopra al quale si mette un telo impermeabile fissato ai bordi della buca e con un foro al centro, proprio sopra l’orlo del contenitore. La rugiada si deposita sul telo e scende nel bicchiere. La rugiada della notte di San Giovanni è ritenuta acqua dalle mille virtù, ancora oggi le vengono attribuite facoltà rigenerative che spingono le persone a rotolarsi nell’erba bagnata per conquistare un fisico scattante, vigoroso e – lo credereste? – privo di reumatismi. Nella notte in cui tutto accade si raccolgono anche le noci, acerbe, da porre sotto spirito per regalare più gusto al nocino fatto in casa. Chi ama prepararlo artigianalmente aspetta questa data ricca di mistero per raccoglierle e metterle a macerare a lungo per ottenere un ottimo digestivo, non a caso chiamato anche Elisir di San Giovanni. Fra le cose che non possono mancare in questo giorno speciale c’è anche il proverbiale aglio, al quale si attribuiscono virtù danarose: “Chi non prende aglio a San Giovanni, è povero tutto l’anno”. Al solstizio d’estate sono legati anche altri riti dedicati alla glorificazione dell’acqua, simbolo di fecondità e purificazione, e a San Giovanni Battista, protettore dalle influenze malefiche. Per esempio, un’antica leggenda popolare di Farindola narra che all’alba del giorno di San Giovanni ad alcune donne intente ad attingere acqua con la conca apparve una vitellina di colore giallo-oro, da qui il nome dato alla cascata del Vitello d’oro.

Tra riti, leggende e tradizioni si è fatto giorno, e anche se le ore di luce hanno cominciato a ridursi, non importa: basta convincersi che la magia è già avvenuta… o, alle brutte, riprovarci il prossimo anno.

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