Cibi “gluten free”: moda o necessità?

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di MARINA MORETTI

E’ vero: i cibi gluten free imperversano ovunque, ma è altrettanto vero che il mercato capta una domanda generata dal diffondersi dei disturbi dati dall’assunzione di glutine e, dunque, dalla celiachia. Al grido di “la dieta senza glutine non è una moda!”

L’Associazione Italiana Celiachia punta a sgombrare il campo dalla disinformazione. Il glutine, sorta di collante dei cereali, è la componente proteica presente nel frumento e in varietà come farro, avena, kamut, orzo e segale. Di conseguenza si trova anche in farina, pane, pasta, pizza, biscotti e prodotti da forno la cui etichetta non attesti il contrario. Gli alimenti possono essere contaminati dal glutine durante il processo di lavorazione o di cottura, per questo il regolamento italiano sull’etichettatura dei prodotti in relazione agli allergeni prevede anche l’indicazione del glutine. Si è da poco conclusa l’edizione 2016 della settimana nazionale della celiachia (16-22 maggio), durante la quale l’argomento è stato al centro di diverse occasioni pubbliche, mediche e formative promosse anche dall’Aic Abruzzo in diverse località regionali. L’obiettivo è arrivare alla diagnosi certa, e in tempi brevi, di una delle malattie genetiche più frequenti, la celiachia. Stando ai dati Aic il tasso di incidenza in Italia è di circa 1 a 100 nella popolazione generale, tuttavia in Abruzzo il numero di diagnosi è attestato al 29%, il che significa che quelle ancora nascoste sono circa il 70% di quelle stimate; il tempo medio per arrivare all’individuazione è lungo: circa 6 anni. Secondo i dati del 2013 i casi di celiachia diagnosticati nella nostra regione sono 3909. Un altro problema da risolvere è la riduzione delle diagnosi false che rischiano di complicare inutilmente il percorso terapeutico del malato. Per esempio occorre tenere presente che celiachia e intolleranza al glutine sono due patologie diverse: pur avendo sintomi simili (dolore, gonfiore addominale e spossatezza) legati alla stessa sostanza, si differenziano per origine e diagnosi.

La sensibilità al glutine è generalmente transitoria e, al contrario della celiachia, può risolversi con un periodo di alimentazione gluten free. Nelle persone affette da celiachia il glutine scatena una reazione autoimmune che attacca l’intestino e danneggia gravemente la mucosa intestinale; l’intolleranza al glutine invece, che colpisce 3 milioni di italiani, non comporta gravi lesioni intestinali. La scienza medica sta ancora cercando di capire con certezza perché fenomeni come celiachia e intolleranza al glutine siano sempre più frequenti, ma non è ancora giunta ad una risposta univoca. E’ probabile che all’origine ci siano l’eccessiva sofisticazione degli alimenti e gli additivi utilizzati nel trattamento delle farine. La celiachia è una patologia autoimmune che coinvolge prevalentemente l’intestino, la cui mucosa risulta danneggiata dalla reazione del sistema immunitario al glutine. Il termine “celiachia” indica dunque un’intolleranza permanente al glutine del sistema immunitario dei soggetti geneticamente predisposti. Se non viene diagnosticata e curata, il cibo può non essere adeguatamente assorbito. Per diagnosticarla si ricorre ad esami ematici specifici e alla conferma data dalla biopsia intestinale.

Nell’individuo sano la parete dell’intestino è rivestita da villi che hanno la funzione di assorbire dagli alimenti le sostanze nutritive essenziali. Nell’individuo celiaco i villi regrediscono, la mucosa intestinale si danneggia in base all’entità dell’infiammazione, la conseguenza è che la superficie d’assorbimento delle sostanze nutritive si riduce o scompare completamente. La celiachia è una patologia complessa, causata da fattori ereditari e ambientali. Il ruolo della componente genetica è dimostrato dalla ricorrenza familiare, infatti è circa 10 volte più comune nei parenti di primo grado rispetto alla popolazione generale. A differenza dell’intolleranza al glutine, la celiachia si manifesta spesso dopo lo svezzamento, quando il bimbo passa dal latte materno a cibi contenenti glutine, ma può comunque comparire a tutte le età. I bimbi celiaci sono spesso di corporatura esile e dall’aspetto denutrito, soprattutto se la malattia non viene diagnosticata per tempo. L’unica terapia efficace non prevede farmaci, ma l’adozione di una dieta assolutamente priva di glutine. Il miglioramento è rapido, a patto di non derogare da uno scrupoloso e perenne regime alimentare.

 

 

 

 

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