Nell’ indifferenza della politica locale (anche se qualcosa si inizia a muovere) continua senza sosta la protesta dei precari di Attiva, che dal 9 gennaio si sono accampati con tenda al seguito di fronte al Comune di Pescara. A farsi portavoce della protesta è Manolo Da Silva, di Pescara, precario insieme ai suoi colleghi da circa otto anni:
Siamo entrati in contatto con Attiva, grazie alle agenzie interinali dove – dichiara Manolo – mese per mese ci veniva rinnovato il contratto. Nell’ottobre 2014 un nostro collega presentò ricorso presso il giudice del lavoro, chiedendo la trasformazione del contratto da interinale a tempo indeterminato; il ricorso – prosegue Manolo – è stato vinto in primo grado, ma l’azienda non ha voluto dare seguito alla sentenza; abbiamo dovuto protestare duramente per farlo rientrare. Subito dopo la sentenza l’azienda ha provveduto a pubblicare un bando di selezione pubblica, di conseguenza noi, ci siamo sentiti tagliati fuori. Dopo questa storia ci sono stati – racconta Manolo – altri 70 ricorsi al giudice del lavoro, che sono ancora in attesa di giudizio; l’azienda, ha ignorato questi ricorsi e ha provveduto ad andare avanti con il concorso. Così abbiamo proposto la conciliazione con il Comune di Pescara, per la quale stiamo in attesa di una risposta dalla Corte dei Conti, per vedere se ci sono danni erariali con queste assunzioni. Dal 9 gennaio, dopo aver constatato – racconta Da Silva -, un passo indietro dal Comune, abbiamo iniziato un presidio permanente.
Da quando siete qui a fare il presidio, ci sono stati politici che vi hanno mostrato la loro solidarietà?
Da quando siamo qui abbiamo assistito ad una vera e propria passerella elettorale, chiunque – dichiara Manolo – venga qui solo per fare chiacchiere non è il ben accetto, la politica si fa con i fatti e non con le parole; noi resteremo qui fino a quando non vedremo, carta alla mano, una soluzione alla problematica in essere, che è diventata una crisi sociale.
Nella giornata di sabato 23 gennaio, i precari di Attiva hanno incontrato i parlamentari abruzzesi per richiedere un intervento legislativo.
