La storia pescarese raccontata dalle Ville

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C’era una volta Pescara, piccolo borgo a sud del fiume, in provincia di Chieti e c’era una volta Castellammare Adriatico, adagiata fra mare e colline, a nord del fiume, in provincia di Teramo. Dal 1927 i due territori respirano all’ unisono: un solo Comune e una Provincia omonima, Pescara, oggi in bilico causa spending review. Che dietro l’unificazione ci sia lo zampino del solito d’ Annunzio (il quale, pur non frequentandola troppo, evidentemente doveva avere a cuore la sua terra d’origine) e dell’allora sottosegretario Giacomo Acerbo, è cosa piuttosto nota. Ma com’era la città negli anni precedenti, prima che guerra, bombe alleate, mine tedesche e uomini senza fantasia ne sfigurassero il profilo urbano, tipico dei piccoli centri di fine ottocento-primo novecento? Con l’unificazione italiana, nel 1861, progresso e nuove priorità favorirono lo sviluppo del territorio costiero, ma le condizioni di partenza di Castellammare e Pescara erano profondamente diverse. La prima era un piccolo centro agricolo, con l’abitato sparso sulle colline attorno alla Madonna dei Sette dolori e l’arenile attraversato dalla litoranea provinciale e dalla pedecollinare Salara e punteggiato di ville avite. Fra tante, citiamo villa Sabucchi, villa Mezzopreti (nella foto), villa Basile, villa Muzii e villa De Riseis, la più vicina al mare e al villaggio di pescatori Borgo Marina. Protagonisti della fase più dinamica e responsabili del primo assetto della città sono stati proprio i Muzii e i De Riseis, tra i primi a rischiare capitali nei pressi della costa, dove alle rispettive residenze affiancarono i loro opifici industriali. A Leopoldo Muzii, sindaco di Castellammare, si devono l’illuminazione pubblica, la stazione ferroviaria e il Piano regolatore (1882), e la strada della Marina (attuale via Fabrizi), che tolse dall’isolamento l’area, valorizzò le proprietà dei De Riseis e creò le premesse per quello che, dopo l’unificazione, sarebbe diventato il nuovo centro civico cittadino. In collina le grandi ville dei proprietari terrieri, arretrate rispetto alla linea di costa, erano spesso di dimensioni tali da raggiungere il mare attraverso lunghi viali alberati. Villa Muzii (nei pressi dell’attuale via Milite ignoto), nata come unità rurale, comprendeva la casa padronale, la cappella, le residenze contadine, gli edifici industriali e le abitazioni degli operai, poi sacrificati dall’impetuosa espansione della città. A villa Muzii si teneva anche il mercato settimanale, successivamente soppiantato da quello giornaliero sorto presso la stazione. Di villa Sabucchi, luogo del mitico pernottamento del re Vittorio Emanuele, oggi restano le macerie di una torretta e un parco pubblico di modeste dimensioni: danneggiata dalle bombe del ‘43, è stata demolita nei primi anni ‘60. Più a mare, la villa dei baroni De Riseis, curiosamente edificata in forma di chalet di montagna, caratterizzava l’area fluviale nord e si apprestava ad un ruolo determinate per il destino futuro della zona. Oggi di quelle ville, ormai inglobate nell’edificazione pescarese, non restano che pochi frammenti, resti di fabbricati, porzioni di verde. Dall’alto, il sopravvissuto parco di villa Basile sembra presidiare i segni residui di ciò che, un tempo lontano, contribuì a fare la Storia della città.

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