Gender e terrorismo psicologico, quando la paura chiude il dialogo

Paola-Petrucci

Chi ha paura del gender? Il libro di Paola Petrucci, consigliera di Pari opportunità della Regione Marche, presentato presso il centro culturale SpazioPiù di Pescara, pone già nel titolo un importante interrogativo che è lecito porsi, dato il fitto dibattito che la tematica ha suscitato in tempi recenti a livello internazionale. Avendo ricoperto un ruolo tecnico in tema di pari opportunità per molto tempo, l’autrice ha trovato lo spunto per la nascita del libro dal rifiuto culturale del nostro paese di affrontare le differenze di genere. “Pari opportunità non significa, come diffuso nell’immaginario comune, essere tutti uguali – ha dichiarato la Petrucci – vuol dire, letteralmente, avere le stesse opportunità. E il fatto che siamo ancora qui a parlarne è assurdo”.

Il libro nasce dalla constatazione personale della fatica di essere donna in un mondo di maschi, e dalla difficoltà di rimanere imparziali quando si affrontano tali temi. Molto spesso infatti, gli interventi vengono fatti a senso unico, senza dare la possibilità di esprimere un parere diverso.

Dedicato a degli uomini, nello spirito di massima apertura del dialogo, il volume si pone l’obiettivo di spiegare in modo semplice e diretto come nasce il termine gender. Moltissimi gli studi citati, a partire dalla riassegnazione del sesso di Money, smentita da molto tempo dal mondo accademico, e le teorie di Freud sulla mutabilità del genere e la sua percezione psicologica e sociale. Come illustrato dall’autrice infatti, il genere non è definito solo dall’aspetto biologico, ma anche dalla percezione che la persona ha di sé e da come essa viene vista dalla società.

Molto spesso, parlando delle tematiche di genere, si tira in ballo la natura o l’essere contro natura di alcuni orientamenti sessuali. L’assurdità di tali argomentazioni sta nel fatto che, proprio nel mondo animale, il genere non è sempre chiaro. La copertina del libro ritrae una chiocciola, e non è un caso. I gasteropodi, classe di molluschi cui appartengono chiocciole e lumache, sono ermafroditi, ovvero possono essere al contempo sia maschio che femmina.

“La cultura recente ha fissato nell’immaginario collettivo degli stereotipi di genere ben determinati, sebbene anche la storia ci dimostri questi cambino nelle varie epoche; basti pensare che il trucco, le parrucche e i tacchi furono inventati per gli uomini, e il loro uso indicava uno status sociale preciso. Le cose cambiano dunque molto velocemente, prima ancora che riusciamo a rendercene conto; dobbiamo riuscire a trasmetterle nel modo corretto, poiché la cultura non riesce a cambiare di pari passo con la realtà”.

Quando si parla di genere, infatti, si entra molto spesso in un presunto concetto di ideologia, a dimostrazione di quanto il tema faccia discutere e porti con sé il rischio di polarizzazione del discorso; questo, come dichiarato dall’autrice, proviene “dalla tendenza a pensare in modo sessista, legato indissolubilmente alla nostra società; e purtroppo sono proprio le donne a pensare in modo sessista, a rifiutare i neutri. Ciò dimostra che dobbiamo imparare a pensare e parlare nel modo corretto, evitando le gerarchie di genere”.

Per combattere gli stereotipi, e di conseguenza il bullismo e la violenza, anche solo verbale, bisogna favorire la cultura del rispetto, cominciando dall’infanzia. Come illustrato da Francesca Fadda, dell’associazione di promozione sociale La formica viola, si deve combattere il rifiuto di impegnarsi nell’affrontare queste tematiche, come spesso accade nelle scuole italiane. “Il libro di Paola Petrucci ha il pregio di rendere accessibili gli studi di genere, parlandone in modo semplice e diretto. Purtroppo ci troviamo a combattere situazioni di estremizzata chiusura mentale; si è creata una ragnatela di associazioni che blocca l’accesso alle conoscenze, ed è riuscita a creare un mostro a una velocità sorprendente. Le informazioni viaggiano a senso unico creando terrorismo psicologico, senza fondamenti scientifici cui rifarsi. Invece per prevenire la violenza di genere c’è bisogno di lentezza, di concedersi il tempo per capire e accettare le differenze, sviluppando il pensiero critico”.

Dibattito-a-SpazioPiù

L’informazione come arma per prevenire gli stereotipi, dunque. Il bullismo, la violenza di genere, sono tutti indicatori di una società che fatica ad accettare la diversità, che ridicolizza chi non si adegua alla massa. Gli stereotipi si attivano in sordina, prima che possiamo accorgercene; per combatterli, bisogna prendere la parola proprio quando si sente il bisogno di mordersi la lingua, per dare la possibilità al pensiero razionale di uscire allo scoperto ed evitare che il pensiero sessista diventi la normalità.

“La polarizzazione dell’argomento non aiuta il pensiero critico – ha spiegato Anna Rita Rossini, della Commissione Pari opportunità di Pescara – essa è anzi l’inverso del dialogo. I bambini sanno dialogare in maniera naturale; i genitori, al contrario, hanno spesso bisogno di ascoltare, di essere educati su tematiche che non conoscono e che li spaventano. Si devono trasmettere competenze sociali ed affettive che promuovano la cultura dell’accoglienza”.

Tutto ciò trova ampio riscontro, a Pescara, nel panico generato da alcuni gruppi di genitori in occasione del Festival delle Letterature dell’Adriatico. Durante il festival, infatti, alcune associazioni sono intervenute nelle scuole dell’infanzia cittadine con letture di favole volte a promuovere il dialogo e l’accoglienza; tuttavia, in un crescendo di delirante gravità, molti genitori si sono affidati a voci di corridoio che volevano detti interventi impegnati in attività di educazione sessuale ritenute poco adatte alle fasce di età cui erano rivolte.

“Questi episodi sono nati sulla scia della messa all’Indice di alcuni libri per bambini da parte del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro – è intervenuta la consigliera comunale Daniela Santroni – Tali volumi, disponibili in tutte le librerie, parlano di famiglie, genitori, animali. Proibiti per assurdi motivi legati a una presunta promozione del gender”. Il caso emblematico di Piccolo blu e piccolo giallo di Leo Lionni è ormai internazionale; i due colori, tanto diversi ma tanto amici, finiscono per mescolarsi per creare il verde. Ritenuto pericoloso tanto da finire nella lista nera secondo il sindaco veneziano, ha creato una mobilitazione straordinaria tra cittadini, autori, genitori, librai, bibliotecari.

La censura dei libri, impensabile in una civiltà democratica, è un importante campanello di allarme; essa è rivelatrice della paura, della polarizzazione di una cultura che fatica ad aprirsi all’altro e farnetica parlando della necessità dell’esclusione per assicurare protezione ai cittadini. La scuola pubblica ha il dovere di tutelare i bambini, di assicurare l’inclusione, la collaborazione, di essere criticamente formativa; la censura in nome di una presunta ideologia porta a chiedersi “Chi ha paura del gender?”

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