Al grido di “Programma o sarai programmato!” l’esercito del Coding sferra l’attacco al vecchiume didattico attraverso l’uso sapiente del pensiero computazionale. Il Coding, ossia la programmazione informatica, è stato portato all’ attenzione della nostra regione da Rati (Rete di abruzzesi per il talento e l’innovazione) durante la Europe code week 2015, la settimana svoltasi simultaneamente in tutta Europa dal 10 al 18 ottobre.
Da tempo la Commissione europea sprona gli Stati membri a sperimentare nelle scuole corsi di coding, per introdurre all’informatica e insegnare a programmare un computer con metodi moderni e divertenti. Ma cos’è il pensiero computazionale? In pratica non è altro che il saper organizzare un problema e i suoi in passi successivi, impartire ordini che un automa possa eseguire e sviluppare ragionamenti “in sintonia” con la macchina. In Inghilterra l’insegnamento della programmazione informatica è già obbligatorio sin dalle elementari.
In Italia il Miur (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca) e il Cini (Consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica) hanno messo a disposizione il sito http://programmailfuturo.it/ che insegna a programmare attraverso il gioco. L’iniziativa è rivolta soprattutto alle scuole (diverse hanno già attivato corsi di coding) ma è aperta a tutti. L’obiettivo europeo – avvicinare i ragazzi alla programmazione informatica e al pensiero computazionale – è condiviso in Abruzzo da Rati, che si propone come referente regionale. L’esigenza è scaturita dall’osservazione diretta della realtà, a cominciare dalla consapevolezza che, in Europa, le competenze matematiche dei quindicenni italiani sono ancora al di sotto della media Ocse, anche se c’è una certa inversione di tendenza. La situazione è peggiore nel Mezzogiorno, mentre i giovani del Settentrione si collocano sopra la media nazionale e quelli dell’Italia centrale sono nella media.
L’Abruzzo ottiene risultati più elevati, vicini alla media italiana, rispetto alla macroarea di riferimento, ma occorre colmare i ritardi, anche per cambiare rotta alla disoccupazione giovanile che viaggia ancora intorno al 40%. Eppure, secondo la Commissione europea, posti di lavoro liberi ci sono, però imprese e società faticano a trovare candidati con competenze digitali adeguate. Per di più, nonostante si stimi che la richiesta di queste figure professionali sia in costante aumento, in Europa non cresce il numero degli iscritti alle facoltà informatiche.
Ma allora, è davvero arrivato il momento di rassegnarsi alla rivoluzione digitale? Pare proprio di sì: fenomeni moderni come l’ estrema miniaturizzazione di chip potentissimi e l’onnipresenza di internet (pc, telefono, tablet, tv) hanno trasformato rapidamente il modo di vivere dei cittadini-consumatori, dal lavoro ai viaggi, dalla scuola al divertimento, dalla cura della persona alla medicina.
L’universo digitale fa sempre più parte della nostra cultura di base e verosimilmente, in un futuro non troppo lontano, il funzionamento dei computer diventerà materia d’insegnamento sin dalla scuola dell’obbligo, come la storia, l’italiano o la fisica. Il che non significa che i giovani diventeranno tutti informatici, come oggi noi non siamo tutti storici o fisici, ma la conoscenza di base servirà comunque ad orientarli e a renderli cittadini più consapevoli e informati. Dunque meglio prepararsi, anche perché presto le nostre case saranno in mano a elettrodomestici sempre più intelligenti o a robot tuttofare, e forse la posta ce la scaricherà un drone direttamente davanti alla porta di casa.
Detto questo, non dimentichiamo che l’impatto della rivoluzione – industriale ieri, digitale oggi – sul mondo del lavoro è stato anche devastante, poiché le macchine hanno sostituito gli uomini. Eppure sarà la stessa rivoluzione digitale a creare nuovi posti di lavoro, a patto di saperla cavalcare con creatività nei settori ancora da scoprire e nel riuscire a rinnovare quelli tradizionali.
In Europa siamo grandi consumatori di nuove tecnologie, ma ne produciamo pochissime: smartphone, tablet, laptop e playstation arrivano per lo più da America e Asia; per questo si ritiene che occorra attirare sempre più giovani verso gli studi di informatica e di ingegneria. Fornire, sin da bambini, ispirazione e strumenti adeguati aiuterà a sviluppare curiosità e passione verso un lavoro che – si spera – un giorno arriverà.
