Il divorzio breve ha i tempi lunghi

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12 maggio 1974: il popolo italiano si esprime contro l’abrogazione delle legge sul divorzio. Una svolta epocale decretata da 19. 138.300 “no” contro 13.157. 558 “sì”.

Il paese era pronto, o almeno lo era la maggioranza degli oltre 33 milioni di votanti. L’esito del referendum cambiò radicalmente la società italiana e il modo di intendere la famiglia. Nel promuovere la consultazione elettorale la Democrazia cristiana puntava all’abrogazione della legge (approvata quattro anni prima) che disciplinava i casi di scioglimento del matrimonio; l’insolita alleanza tra socialisti, comunisti, repubblicani, radicali e liberali, eretta a protezione del divorzio, decretò la netta sconfitta della Dc.

Da quel giorno sono passati quarant’anni, oggi l’Italia è alle prese con l’ abbreviazione dei tempi di separazione tra coniugi, anche se questa volta non sarà il popolo ad esprimersi. Il relativo disegno di legge ha già ottenuto il primo sì alla Camera dei deputati, con 380 voti favorevoli contro 30 no e 14 astenuti. La linea del Ddl, che andrà a modificare gli articoli del Codice civile sulle unioni coniugali, riscrive le regole riducendo sensibilmente i tempi; se prima servivano 3 anni di separazione per arrivare al divorzio, con le nuove norme i limiti di tempo si abbasserebbero a 12 mesi per la separazione giudiziale e a 6 per quella consensuale.

L’accordo sulla comunione dei beni decadrebbe al momento dell’addio o della residenza separata dei coniugi sanciti dal giudice. Alla Camera, il parere favorevole al Ddl sul divorzio breve è arrivato da Pd, Sel, Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Scelta civica e Fratelli d’Italia. La legge, una volta ottenuto l’ok del Senato, si applicherebbe anche nelle cause di separazione in corso. A meno che non venga percorsa un’altra strada: vista la lentezza di Palazzo Madama nell’esaminare i provvedimenti e considerato che in Senato la discussione non figura nemmeno in calendario, il governo Renzi starebbe puntando ad accelerare i tempi inserendo il divorzio breve come emendamento al decreto sul processo civile, pubblicato in Gazzetta il 12 settembre, che già prevede la semplificazione delle procedure attraverso la “negoziazione assistita”.

Applicandone i principi a separazione e divorzio, alla coppia, invece di rivolgersi al tribunale, basterebbe sottoscrivere un accordo da trasmettere al Comune in cui è stato registrato il matrimonio. Per l’avvocato pescarese Mariacarla Serafini, presidente dell’Aiaf Abruzzo, l’Associazione italiana degli avvocati per la famiglia, i principi di tutte queste novità sono giusti, ma “si tratta di interventi non organici e dettati dall’urgenza che spesso collidono con altre norme e creano problemi di interpretazione al giudice”.

E sul divorzio breve l’avvocato Serafini aggiunge: “La legge degli anni 70 risentiva della forte influenza della Chiesa cattolica; i cinque anni di separazione (oggi tre) avrebbero dovuto lasciare ampio spazio alla riconciliazione, che nella stragrande maggioranza dei casi però non avviene, con aggravio emotivo ed economico per i coniugi e ulteriore intasamento dei tribunali. Noi ci battiamo da anni perché l’Italia si avvicini agli altri paesi europei, dove si arriva al divorzio direttamente e senza i tempi dettati dalla separazione. E’ una campo delicato, che investe la sfera dei diritti, occorre una visione completa e non delle misure tampone. Dopo tanti tentativi, speriamo sia la volta buona. In ogni caso noi, come Aiaf, stiamo già dando il nostro contributo per migliorare l’assetto finale della legge”.

Nella foto: “La Stampa” subito dopo il referendum sul divorzio

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