“L’Urologia non è un reparto per soli uomini”

maschi e femmine
Dottor. Giuseppe Di Giovacchino

Dottor. Giuseppe Di Giovacchino

Grazie all’impegno dell’ Aimut (Accademia italiana multidisciplinare per l’urologia territoriale) e della Siut (Società italiana di urologia territoriale) il 9 e il 10 maggio a Montesilvano presso l’ hotel Sole si terrà il XII Meeting annuale di Urologia territoriale, in memoria del professor Franco Di Silverio. In vista del congresso abbiamo intervistato il dottor Giuseppe Di Giovacchino (nella foto), presidente dell’Aimut e coordinatore dell’Urologia territoriale dell’Asl di Pescara, nonché referente nazionale per l’urologia territoriale dell’Associazione urologi italiani e referente regionale della Società italiana urologia territoriale.

Dottore, come nasce l’Aimut e quali sono i suoi compiti e le finalità?

“L’Aimut non è un’associazione di categoria degli urologi territoriali ma è un’ associazione scientifica, un’accademia che ha come obiettivi lo sviluppo della multimedialità e della multidisciplinarietà. Viviamo ormai nel mondo della comunicazione e quindi ci si rapporta sinergicamente con i medici di Medicina generale e con i medici ospedalieri anche sfruttando la tecnologia multimediale cercando linee guida comuni in ambiti disciplinari trasversali. L’Aimut, contrariamente alle associazioni categoria, predilige un rapporto sinergico con le branche affini, per cui nell’Aimut confluiscono non solo gli urologi territoriali come associazione di categoria semplice ma anche nefrologi, oncologi, radioterapisti, radiologi, andrologi, sessuologi, psicologi; insomma, tutti i settori con i quali ci rapportiamo quotidianamente nella pratica clinica”.

Si pensa sempre all’Urologia come una branca di interesse solo maschile, ma in realtà riguarda anche le donne…

“Molte donne accedono alle nostre strutture, soprattutto per il problema dell’incontinenza urinaria, ma anche per calcolosi urinaria o per infezioni banalmente definite cistiti. Per l’incontinenza urinaria noi siamo stati i primi in Abruzzo ad aprire un laboratorio di rieducazione del pavimento pelvico per il recupero anatomo-funzionale delle strutture deputate al sostegno degli organi pelvici e al meccanismo della continenza attraverso la fisiochinesiterapia, l’elettrostimolazione perineale e il biofeedback”.

L’urologia è inoltre prettamente maschile anche tra i medici, ad esempio in proporzione troviamo molti più ginecologi uomini rispetto agli urologi donna…

“È vero, i medici urologi sono prevalentemente maschi, ma per lo sviluppo della nuova branca dell’Urologia ginecologica sempre più è facile imbattersi in presenze femminili in un ambulatorio urologico, perché anche una paziente donna ha il diritto di sentirsi a suo agio”.

Quali sono le patologie più comuni?

“Sicuramente il carcinoma della prostata (il professor Di Silverio è stato un leader mondiale nella ricerca in questo campo). Ma in utenti di età geriatrica e di sesso maschile sono comuni anche le patologie come l’iperplasia prostatica benigna e le prostatiti”. Negli ultimi anni c’è stato un cambiamento rispetto al passato nel tipo di patologie riscontrate? “È un dato di fatto che l’allungamento della sopravvivenza e della vita media abbiano accentuato le patologie dell’età geriatrica, come quelle prostatiche (tumore della prostata e iperplasia prostatica benigna). Ultimamente però sono aumentate anche patologie come l’incontinenza urinaria (che colpisce soprattutto le donne in seguito alla menopausa) e patologie andrologiche, come ad esempio la disfunzione erettile”.

Lo stile di vita e una corretta alimentazione hanno un’incidenza sulla prevenzione e sulle patologie?

“Come diceva il mio maestro Di Silverio ‘una terapia farmacologica si può fare per un certo lasso di tempo, quello che si deve fare per tutta la vita è attenersi a norme comportamentali e stili di vita corretti’. Importanti sono la dieta (ossia un’alimentazione razionale e corretta) e la terapia idropinica, non solo per gli anziani che perdono il senso della sete e finiscono per disidratarsi, ma per tutti noi, dal momento che perdiamo un litro e mezzo di urina al giorno, e in più espelliamo acqua parlando, respirando, sudando. È consigliabile bere ogni giorno mezzo litro di acqua lontano dai pasti. Inoltre la prevenzione è attuabile anche con esercizio fisico”.

A che età è bene fare regolarmente visite urologiche?

“Per quanto riguarda il cancro della prostata, quando c’è una famigliarità (cioè si hanno genitori o nonni portatori di questa patologia oncologica) bisogna cominciare a 40 anni ad espletare indagini di primo livello per la prevenzione del tumore, per quanto riguarda la popolazione senza ereditarietà invece a partire dai 50 anni. Un’attenzione particolare deve rivolgersi al tumore della vescica, per il quale si è notato un abbassamento dell’età di insorgenza e un aumento del grado di malignità. L’incontinenza urinaria da sforzo/ stress riguarda la popolazione geriatrica e i pazienti in età post-menopausale, mentre l’incontinenza da urgenza si può realizzare anche in fasce di età più basse. La disfunzione erettile, l’eiaculazione precoce e la sterilità e subfertilità colpiscono anche pazienti giovani”.

A che livello è la chirurgia urologica in Abruzzo? Ci sono campagne di prevenzione?

“Dal 2004 al 2006 noi abbiamo condotto il progetto Pescara Prevenzione, teso a cercare di adeguare la prevenzione al maschile e al femminile, perché le donne con la contraccezione, la gravidanza, il parto e la menopausa sono più inclini al controllo periodico ginecologico, invece l’uomo purtroppo non va dall’urologo se non quando è troppo tardi. Adesso anche grazie alle nostre campagne è sempre più frequente vedere pazienti venire per la prevenzione. Oggi l’80% delle diagnosi si riferiscono a pazienti con un tumore organo-confinato (prima arrivavano dall’urologo con il tumore già metastatico) e quindi suscettibile di una terapia radicale. In Abruzzo i centri sono ben messi: abbiamo eccellenze a livello ospedaliero e nel reparto di Urologia viene eseguita la laparoscopia ed è utilizzato anche il robot”.

Difatti si sente sempre più parlare di chirurgia robotica, ormai vista come “panacea” di tutti i mali, lei cosa ne pensa?

“Ci sono alcuni miei colleghi che praticano la chirurgia robot assistita e anche con ottimi risultati, ma è comunque bene sottolineare che anche senza il robot la chirurgia non è inferiore: sia quella open sia quella laparoscopica sono metodiche che garantiscono risultati paragonabili alla chirurgia robotica. Differenze ci saranno sempre di più con la pratica e con l’ assunzione del robot anche in altri centri”.

Ci può dare qualche dato sulle patologie più diffuse nella nostra regione?

“Qui in Abruzzo a fronte di 9mila assistiti annualmente le prestazioni erogate sono intorno a 15mila e in questo ambito rilevante è stata l’incidenza delle patologie onco-urologiche, in particolare il tumore della prostata nella misura del 62,6% e il tumore della vescica nella misura del 37,7%. Per l’incontinenza urinaria abbiamo registrato 1. 713 prestazioni”.

Da qualche tempo si nota un crescente interesse attorno alla tematica delle scuole di specializzazione di area medica: a fronte di una costante richiesta di circa 8mila nuovi specialisti da parte delle regioni, il numero di borse messe a disposizione dal Miur toccherà il fondo quest’anno con, per ora, la garanzia di soli 3.300 posti…

“Oggigiorno c’è carenza di medici, si dovrebbe addivenire a un equilibrio. Prima quella del medico era una professione nobile, in quanto implicante l’etica: il medico è tenuto a lavorare secondo scienza e coscienza. Ci stiamo allineando a ciò che accade in America: si sta creando crescente conflittualità medico-paziente notevole e demotivante, legata spesso al fattore tempo. Gli organici diventano sempre più carenti per cui si ha sempre meno tempo da dedicare al paziente, soprattutto a livello di counseling, ossia quel tempo necessario per instaurare una sorta di empatia tra medico e paziente che eviterebbe questo tipo di criticità. Io cerco di instaurare un rapporto umano coi pazienti, ricambiato e testimoniato da un indice di soddisfazione da parte dell’utenza: tra i vari centri abbiamo arruolato quasi 9mila utenti e i pazienti presi in carico difficilmente escono dalla nostra osservazione”.

Vuole darci qualche anticipazione sul meeting di urologia territoriale che si terrà a maggio?

“Nel congresso si affronteranno varie tematiche, in primis quella della comunicazione: vogliamo far sapere quello che noi dell’Aimut facciamo e che esiste un nuovo modello, quello del service, che si oppone a una gestione arcaica dell’attività ambulatoriale. Il nostro è un modello innovativo, nato nel marzo del 1998 come progetto pilota a livello nazionale: siamo passati da un modello centrato su una singola prestazione a un modello centrato sulla presa in carico del paziente, che non viene abbandonato a se stesso, bensì provvediamo all’approfondimento diagnostico e alla gestione assistenziale di tipo conservativo. Si prende dunque in carico il paziente attraverso prestazioni atte a raggiungere l’obiettivo di assistenza con criteri quali equità, efficacia ed efficienza, e con procedure diagnostiche e terapeutiche che non prevedono assistenza medica e infermieristica superiore alle 3 ore. Inoltre per l’Urodinamica stiamo provvedendo alla realizzazione di un ambulatorio specifico per la valutazione dinamica delle alterazioni della parte di accumulo e svuotamento vescicale di origine organica anche neurologica”.

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