Abruzzo Doc, primo spumante a metodo classico

La presentazione del 1° spumante Legonziano DOC abruzzese

ABRUZZO DOC. A lettere maiuscole. Finalmente la regione è riuscita a esprimere un’etichetta doc capace di sintetizzare la qualità dei vitigni abruzzesi autoctoni: Cococciola, Pecorino e Passerina nel rispetto del disciplinare che impone 36 mesi di affinamento e la filiera tutta nei confini regionali.

Merito dell’azienda Eredi Legonziano di Lanciano (Ch), che come molte lavora con passione e ha voluto investire in questo progetto di spumante a metodo classico per appena 10.500 bottiglie. La produzione abruzzese del settore ha numeri ancora bassi, 100mila bottiglie, anche col metodo Charmant che permette quantità maggiori. Per intenderci: il Trento Doc (tipo Berlucchi o Ferrari) è uno spumante prodotto in 8 milioni di bottiglie, il Franciacorta in sette, l’Asti in 65, il Prosecco in 340. L’Abruzzo arriva a 100 milioni di bottiglie con tutto il vino, ricavati dal milione di ettolitri imbottigliati in loco. Altri due milioni vanno fuori regione e vengono imbottigliati da altre aziende. Gli spumanti Charmant abruzzesi vengono quasi tutti fermentati in Veneto o Trentino perché qui nessuno ha finora fatto gli investimenti necessari per questo tipo di produzione, lenta e costosa.

“La Doc Abruzzo, di cui questo spumante è la prima espressione, è uno strumento di valorizzazione del territorio e del suo patrimonio vitivinicolo – spiega Valentino Di Campli – L’idea di spumantizzare uve provenienti solo da vigneti di proprietà della cantina nel territorio frentano, rappresenta una risposta decisa e concreta al protagonismo delle varietà più conosciute che imperversano sul mercato”. L’enologo di questo primo gioiello è Vittorio Festa, figlio di uno dei padri fondatori della cultura Doc Abruzzo.

“Esiste un ritardo rispetto a produttori di spumanti di altre regioni e questo prodotto può essere una nuova opportunità economica per il futuro abruzzese”, spiega Carmine Rabottini del Consorzio regionale di tutela vini. “L’idea di offrire sul mercato uno spumante che rifletta il paesaggio abruzzese è in linea con il progetto di filiera regionale mirato a ridurre la vendita di basi spumante a cantine del nord per offrire al consumatore finale l’espressione del territorio”, ha aggiunto Alessandro Bocchetti del Gambero Rosso che ha partecipato alla presentazione dello spumante. Per ora il Doc Abruzzo si potrà acquistare in alcune enoteche e ristoranti selezionati ma si spera che in futuro la vendita si possa estendere di conseguenza all’aumento della produzione che deve essere realizzata col metodo Charmant e pure dalle altre aziende del Consorzio.

“Negli ultimi 20 anni abbiamo fatto passi da gigante – conclude Giuseppe Cavaliere, esperti di vini dell’ex Arssa – Il prossimo Psr darà contributi mirati e non più a pioggia come nel passato, e quindi la possibilità di proporre progetti di filiera. La filosofia sarà diversa rispetto al passato, perché gli obiettivi saranno comuni fra pubblico e privato”. Speriamo che una volta per tutti li si sfruttino per raggiungere i risultati economici che l’Abruzzo potrebbe già avere se avesse la mentalità di chi opera più a Nord.

“Noi siamo ancora al 50% di produzione vino da tavola indifferenziato – conclude Cavaliere – quando altre regioni esprimono l’80% di produzione a denominazione tipo Chi-anti, Barolo, Prosecco e nonostante il Montepulciano sia già la terza doc italiana. Abbiamo pensato in passato solo alla qualità e non anche alla quantità. Il percorso futuro sarà impegnativo ma anche bello, per arrivare all’obiettivo che tutto il prodotto venga imbottigliato in Abruzzo”. E, magari, che il vino abruzzese si trovi ovunque nel mondo, come il Lambrusco. Non è difficile: basta che abbia le bollicine e sia anche in versione amabile. All’estero il vino piace così.

Nella foto: Tonino Verna, presidente del consorzio Vini d’Abruzzo alla sua sinistra Alessandro Bocchetti e Valentino di Campli

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