Accattonaggio e Codice penale

accattonaggio reato

Nello sfruttamento dei minori sono implicate autentiche organizzazioni criminali; i componenti rischiano accuse pesanti: riduzione in schiavitù, tratta delle persone, maltrattamenti verso fanciulli.Ma la forma prevalente di accattonaggio minorile è legata alle comunità Rom slave e non assume connotazioni di criminalità organizzata. In questi casi, occorre un’ azione di contrasto di tipo socio-culturale, poiché l’accattonaggio minorile è considerato pratica normale, necessaria per contribuire al sostentamento della famiglia e non avvertita come dannosa.

Dal punto di vista normativo, va detto che il reato di accattonaggio per sostentamento è depenalizzato da anni (l’articolo 670 del Codice penale prevedeva l’arresto), mentre resta reato, punibile con l’arresto, avvalersi di minori di quattordici anni (articolo 671), o “simulare deformità e adoperare altri mezzi fraudolenti per destare pietà”. Se però al termine “accattonaggio” aggiungiamo l’aggettivo “molesto”, ecco confezionato lo strumento utilizzato da tante amministrazioni comunali per reprimere il fenomeno. Il presupposto è che i mendicanti disseminati lungo le vie creino situazioni di pericolo per la propria e l’altrui incolumità.

A Pescara, chi viene sorpreso a praticare accattonaggio molesto, inteso come “richiesta insistente e petulante di denaro, attuata con qualunque modalità, in ogni spazio pubblico del territorio comunale”, rischia una multa sino a 500 euro e denuncia penale in caso di recidiva. L’obiettivo, viene precisato, non è colpire chi, in stato di disagio economico, chieda spiccioli ai passanti, ma piuttosto individuare e smantellare le organizzazioni criminose che spesso gestiscono il traffico e lucrano sulle spalle di chi non può opporsi. Tuttavia, contro i cosiddetti sindaci sceriffi, che cercano di affrontare a colpi di ordinanze una realtà sociale composita e difficile, si schierano alcune commissioni diocesane, secondo le quali tali provvedimenti indeboliscono solidarietà e accoglienza e prendono in considerazione soltanto il disagio dei cittadini infastiditi e non la condizione disperata dei mendicanti. In alcuni comuni italiani, contro queste ordinanze si è fatto ricorso al Tar o al Consiglio di Stato, sempre che i mendicanti colpiti non sfruttassero minori. A completare il quadro ci pensa, come sempre, la nostra tanto preziosa quanto disattesa Carta Costituzionale, che all’articolo 3 recita: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

Articolo offerto da:

Bar Roberto

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