Angela Capobianchi, la “signora del giallo”

Angela-Capobianchi

E’ vero, in Olanda va come un treno. Ma non pare, quello di Angela Capobianchi (nella foto), il solito frusto esempio di “nemo profeta in patria”. Perché la “signora del giallo” colleziona lettori e premi  anche nel suo paese, l’Italia. Del resto negli ultimi anni il genere è parecchio frequentato: thriller e polizieschi vengono letti, guardati in tv e al cinema e molto graditi. Spopolano le atmosfere nordiche a firma scandinava, da Larsson a Carlsson, da Nesbo a Lackberg, ma le produzioni dei monumentali Follett, Clancy, Grisham reggono ancora bene il mercato. Per non parlare del fenomeno Camilleri, che sembra aver dato al suo Montalbano una chiave universale per ampliare il panorama dei consumatori abituali di intrighi.

Una chance del nostro tempo, quella del noir, che Angela Capobianchi ha colto alla grande. Alla base c’è una scelta impegnativa e ponderata: abbandonare la professione di avvocato per consacrarsi interamente alla famiglia e alla scrittura. Ovviamente, la sua formazione “legale” riveste un ruolo importante ed è preziosa per costruire impianti narrativi logici e verosimili. I risultati ci sono: tre libri già pubblicati, I Giochi di Carolina, Le ragioni del lupo e il recentissimo Esecuzione, oltre al privilegio di un racconto inserito in una raccolta di gialli Mondadori. E i premi, naturalmente: il Nebbia Gialla 2012 per Esecuzione e il Gran Giallo Città di Cattolica per il racconto Delitto alle terme. Ma i libri, per la scrittrice pescarese, incarnano soprattutto un’urgenza creativa personale, declinata secondo i canoni del giallo classico, come nei primi due, o in quelli di impianto psicologico e interiore come Esecuzione. “Per me – dice Angela – scrivere è stato come intraprendere un percorso psicoanalitico, di quelli che portano alla luce il sommerso e guariscono da ansie e paure. L’effetto è stato rivelatore, sorprendente, emozionante”.

Un effetto reciproco, a quanto sembra: il suo ultimo lavoro ha appena vinto anche il Gran Premio delle lettrici di Elle. Esecuzione è un noir, ma anche un grande atto d’amore per la musica, che sottende tutto il romanzo. Al centro della storia c’è la figura carismatica di un’insegnante di pianoforte, i cui allievi vengono uccisi in modo misterioso e apparentemente senza motivo. L’esecuzione della partitura si fonde e si confonde con l’esecuzione fisica dei giovani musicisti. Colpi di scena continui, atmosfere cupe e la Polacca di Chopin, provata ossessivamente, che punteggia ogni pagina. “Il puzzle prende forma – si legge in una delle recensioni di Elle – coinvolge, distrugge ed esalta. Un piacere ed un onore che la mano sia italiana”. Pescarese, per la precisione.

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