Il Mazzamurillo, cugino d’Abruzzo degli elfi

vico del mazzamuriello

Uno spiritello burlone e birichino che però, se sai come prenderlo, è pronto a dispensare fortuna. Al centro di questo resoconto del fantastico non può esserci che lui, il Mazzamurillo, protagonista di tante leggende del nostro mondo agro-pastorale. Per la verità, il folletto birbante sembra essere di casa anche in altre regioni italiane, soprattutto in Campania, dove lo chiamano O’ Munacielle perché va in giro vestito come un frate. A noi piace immaginarlo come un dispettoso cuginetto abruzzese degli elfi scandinavi. Piccoli, scaltri, fastidiosi o benevoli alla bisogna, guardiani di chimere e custodi di oro, i Mazzamurilli sono i saltimbanchi della notte, gnometti buoni e giocherelloni, forse angeli scacciati dalle alte sfere, forse anime dei bimbi morti senza battesimo. Dicono che se ne vedi uno devi tenertelo per te perché, come coi sogni, se ne parli troppo non ti appartengono più. Queste creature piccine sono ben descritte nel sorprendente sito www.mazzamurilli.com, che in realtà racconta la storia vera della piccola comunità di Palombara, il paese alle pendici del Gran Sasso. Nel sito si legge: “Nel 1862 in Palombara sorgeva una casa di dimensioni insolite, per il tempo e per il luogo, la cui costruzione fu voluta da Angelo de Prophetis, patriota ardente e signore del posto, per difendersi dai briganti. La casa era un felice connubio fra palazzo e castello. Feritoie, portoni di ferro, inferriate alle finestre, mura massicce, nascondigli per le armi ben mascherati nelle pareti la proteggevano da sorprese e minacce. Internamente, 12 camere ampie e piene di sole, pavimenti a mattonelle scalpellate, balconi, cortili, cantine e un pozzo di fresca acqua sorgiva assicuravano conforto e benessere. Le prime notizie della famiglia De Prophetis risalgono al ‘700. La storia si intreccia con quella della casa, teatro di innumerevoli avvenimenti, veri o presunti, che le conferiscono un fascino “segreto” e un’attrazione a volte inspiegabile. Queste storie, tramandate oralmente da più di un secolo, raccontano di apparizioni, di tesori nascosti e di avvenimenti fantastici, che con la realtà il più delle volte non hanno nulla a che fare, ma che da sempre stuzzicano la fantasia e le nostre paure, fin da quando bambini ce le raccontavano, al chiarore di una candela o davanti al caminetto acceso”. Proprio come le avventure dei Mazzamurilli, il cui termine deriverebbe da matas moros, ammazza i mori, cioè i nemici, il che spiega perché la loro presenza domestica venga salutata come provvidenziale. Ci sarebbe anche il solito Gabriele d’ Annunzio, che dice la sua rivisitando il vocabolo in Mazzamurello, entità che attraversa (ammazza) le pareti (i muretti) delle case. Quale che sia l’origine del nome, tutti concordano sulla sua attività preferita: lo spiritello prima si intrufola in soffitta, eleggendola a sua dimora, poi si diverte a disturbare il sonno, rompendo piatti e cristallerie e sbatacchiando mobili. Sembra che ami infliggere scherzi di pessimo gusto a chi non si comporta bene, mentre regala benefici, prosperità e fortuna alla famiglia che lo ospita. Ma, come tutti, anche lui ha un tallone d’Achille: il cappello rosso. Fortunato chi riesce ad impossessarsene! Accade solo per caso, quando lo spiritello si addormenta e il cappuccio gli cade, diventando visibile. Senza copricapo lo gnometto non può vivere, perde l’allegria, piange e si dispera, strepita e sgambetta fino a che non lo ritrova. Pur di riaverlo, è disposto a svelare il nascondiglio del tesoro, celato sottoterra, nelle grotte o nei boschi. Occorre essere scaltri almeno quanto lui, restituendoglielo solo quando ci avrà condotto al forziere, perché finché è senza cappuccio il Mazzamurillo se ne sta buono buono, ma appena se lo riprende fugge come una lepre e riprende i suoi gioiosi e discutibili giochetti. Però, scherzi da prete a parte, tutti dovremmo volergli bene, lasciandolo libero di sganasciarsi dalle risate quando fa scomparire i nostri oggetti, preziosi e non: quella spazzola che usiamo tutti i giorni e che tutti i giorni si disintegra, quel mestolo con cui un attimo fa giravamo la minestra, quel documento che avevamo sul tavolo e che misteriosamente ha preso il volo… Ora sappiamo di chi è la colpa. Ma non maltrattiamolo troppo, il nostro folletto; prima o poi potrebbe pure scucirlo, quel tesoro che solo un autentico Mazzamurillo sa dov’è nascosto. Hai visto mai.

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