Castagna, il medico patriota

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A Pescara c’è una traversa di viale Bovio che a prima vista ricorda l’autunno. Invece è intitolata al patriota Michelangelo Castagna, medico e letterato. Nato a Città Sant’Angelo nel 1783, Castagna compì gli studi primari ad Atri e a Chieti, prima di trasferirsi a Napoli per iscriversi alla facoltà di Medicina. Si laureò nel 1806 e iniziò subito l’attività medica, spinto da un’indole generosa e dalla naturale predisposizione ad aiutare i malati. A Napoli si avvicinò alle nuove idee repubblicane, delle quali condivideva i valori di libertà, giustizia ed indipendenza. Quella parte della sua vita si svolse su binari paralleli: da una parte continuò ad esercitare con passione la professione medica, dall’altra coltivò l’attività politica con convinzione e spirito patriottico. Nel 1814 si fece promotore dell’insurrezione abruzzese contro il re di Napoli, Gioacchino Murat, insieme al canonico Domenico D’Andreamatteo, detto Marulli, e al medico Filippo La Noce.

La rivolta, scaturita da varie correnti politiche (repubblicani, mazziniani, liberali, carbonari, costituzionali) prevedeva sollevazioni anche a Penne, Castiglione Messer Raimondo, Penna Sant’ Andrea e Teramo. Venne proclamato un governo provvisorio che adottò diverse misure, come la riduzione del prezzo del sale e altre novità. Murat reagì reprimendo duramente i moti. Gli insorti, tutti sotto i trent’anni, vennero catturati, condannati alla pena di morte e fucilati a Penne, il 17 luglio 1814. All’esecuzione scampò soltanto Michelangelo Castagna, che riuscì a fuggire rocambolescamente buttandosi in un burrone. I martiri angolani, da morti, subirono anche la decapitazione, come si usava per i briganti. Le loro teste venero chiuse in gabbie di ferro e appese nella piazza di Città Sant’Angelo. Uno spettacolo macabro, di fronte al quale i parenti furono persino costretti ad applaudire e a gridare “Viva il Re”.

A Penne, accanto alla chiesa di S. Spirito, ancora oggi una lapide ricorda il terribile sacrificio. Michelangelo Castagna invece trovò riparo ad Atri, dove rimase fino alla caduta di Murat, nel 1815. Poi prese parte ai moti rivoluzionari-carbonari del 1820, a Napoli. Una volta concessa la Costituzione, Castagna venne eletto al parlamento napoletano, dove si batté i principi di libertà e giustizia. Durò poco: con la caduta della costituzione dovette subire ulteriori persecuzioni e minacce. Michelangelo Castagna trascorse gli ultimi anni della sua vita a Città Sant’Angelo, dove morì nel 1865.

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