Simona Barba di AVS-Radici in Comune: “la città abusiva”

palazzo in costruzione

Riceviamo da Simona Barba (AVS-Radici in Comune ) e pubblichiamo:

“Dal 2021 circa a Pescara abbiamo assistito a una trasformazione del tessuto edilizio, soprattutto nelle appetibili zone centrali.

Palazzine in media 2 o 3 piani fuori terra, tra le strette vie del centro, sono state trasformate in veri e propri palazzi da 8 piani.

Ciò è avvenuto facendo passare queste nuove costruzioni come ristrutturazioni, facendole beneficiare di tutti i bonus volumetrici possibili.

Il tutto è stato possibile utilizzando un escamotage direi “filosofico”: per norma pescarese questi aumenti di volumetria non esistono.

Se andate a vedere i documenti per questa norma tutta nostra, si dichiara che la regola del volume (area di base per altezza) nel caso pescarese non è cosi, visto che i bonus di volume non vengono poi calcolati nella volumetria finale.

Quindi quando girate per il centro e notate il palazzo di 8 piani, dovete ben capire che la vostra è solo una allucinazione ottica, perché il volume, certificato vidimato e autorizzato, è solo poco più grande della casa preesistente abbattuta. Tutto ciò è avvenuto perché le autorizzazioni comunali sono state rilasciate scordandosi delle norme nazionali, primo fra tutti il DM 1444 del 68.

Essendo tutto ciò alquanto fantasioso, è facilmente impugnabile. Gli aventi diritto a fare ricorso, cioè i dirimpettai, i vicini, potrebbero fare causa al TAR. Ma ciò non avviene. Come mai?

Perché a Pescara i costruttori preferiscono andare in transazione bonaria e “ripagare” i dirimpettai del danno subito, come le mancate distanze.

Tali transazioni prevedono versamenti in denaro ma anche cessioni degli appartamenti in costruzione, arrivando al paradosso che parte di quegli appartamenti realizzati in più vanno a sanare le controversie future.

Gli stessi rappresentanti dei Costruttori in Commissione hanno ammesso che quando fanno il prezzo per le future vendite, calcolano un forfettario a priori, spalmato sui costi degli appartamenti, per rientrare delle spese che avranno per sostenere i contenziosi. Anche per questo i prezzi a Pescara sono saliti alle stelle, allontanando i residenti verso la periferia e aprendo a investitori di diversa natura. E questo ha un nome, si chiama gentrificazione.

Ed è storia nota in città che sono tutti alquanto contrariati che, per il caso di via Oberdan, la palazzina che ha causato l’annullamento della delibera 20/23, il costruttore non sia riuscito a mettersi d’accordo con i vicini, sfociando in un vero procedimento amministrativo che sappiamo ha annullato una Delibera non legittima.

 

L’Amministrazione è consapevole di tale stato delle cose? Immagino proprio di sì, ma come già detto precedentemente, a Pescara si pensa che tutto il nostro PIL giri grazie al mondo dei costruttori, che dà lavoro, tasse al comune ecc.

Si guarda però solo da una parte.

Se l’Amministrazione sapesse fare bene i conti si renderebbe conto che i danni di questo sviluppo incontrollato nel centro della città sono molteplici.

La vivibilità peggiora, e con essa la salute: isola di calore, la qualità dell’aria, zone d’ombra importantissime, quanto costa l’assistenza medica che tra l’altro non riusciamo a garantire?

Palazzi più alti significano un carico urbanistico maggiore: più persone, più auto che distruggono le strade, servizi che diventano insufficienti. Quanto costa tutto cio?

Le opere di urbanizzazione, come per esempio il sistema fognario, diventano insufficienti per il nuovo carico urbanistico, quanto vale?

Anche gli standard urbanistici, come spazi verdi e parcheggi, in proporzione agli abitatni, diminuiscono, a tratti addirittura del 50%.

Quanto pesa tutto questo in termini economici?

E poi l’ultima cosa: rendere cosi conveniente in termini di volumetria costruire in centro ha un altro effetto: che nessuno vuole investire nelle periferie, portando ad aprire sempre di più la forbice tra centro e resto della città.

 

Se si facesse un vero bilancio, serio, inserendo tutte le voci, il denaro che muovono le nuove costruzioni non basterebbe, e sarebbe evidente che proprio nelle casse comunali stia avvenendo il primo disavanzo negativo.

 

Le norme nazionali finora non rispettate si basano su un assunto: a una determinata area corrisponde un limite edilizio. Superare questo limite significa andare a inficiare i diritti della comunità.

Pescara si deve fermare e aprire a un ripensamento delle Norme Attuative del Piano Regolatore e ricominciare a fare pianificazione.

Prima che sia troppo tardi”

 

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