Carlo D’Attanasio per ora resta in Nuova Papua Guinea. Dopo la richiesta di estradizione presentata dagli avvocati difensori Mario Antinucci di Roma e David Dotaona di Port Moresby, la Corte Suprema dello Stato dell’Oceania non ha emesso il verdetto sperato, quello del trasferimento in Italia del detenuto, affetto da un tumore al colon allo stadio terminale. Carlo è ricoverato da tempo in un ospedale del posto che non è tecnicamente in grado di effettuare un intervento chirurgico per l’asportazione del cancro.
Il velista pescarese dopo un processo durato oltre tre anni e la reclusione in condizioni di precarietà, circa un anno fa è stato condannato a 19 anni di carcere.
L’accusa di narcotraffico internazionale scattò in seguito allo schianto sull’isola di un aereo con a bordo 611 chili di cocaina, mentre D’Attanasio, che stava compiendo il giro del mondo in barca a vela, era momentaneamente sbarcato sul posto.
Il legale italiano, l’avvocato Antinucci, evidenzia che la condanna è avvenuta seguendo procedimenti poco chiari: «Un giudizio inquisitorio, concluso il 30 dicembre 2023, e senza alcun contraddittorio». D’Attanasio si è «sempre proclamato innocente».
A questo punto sarà attivata «la procedura d’urgenza dinanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo».
