Intervista a Flaviana Chiarotto, dal Piemonte all’Abruzzo le sue “Sensazioni Colorate”

Flaviana

Sarà inaugurata martedì 5 aprile 2022 alle ore 18 la personale di Flaviana Chiarotto dal titolo Sensazioni Colorate alla Sala degli Alambicchi dell’Aurum a Pescara. La mostra potrà essere visitata tutti i giorni fino al prossimo 16 aprile 2022 nei seguenti orari: 9-13 e 15-19,30.

Sarà inaugurata martedì 5 aprile 2022 alle ore 18 la personale di Flaviana Chiarotto dal titolo “Sensazioni Colorate” alla Sala degli Alambicchi dell’Aurum a Pescara. La mostra potrà essere visitata tutti i giorni fino al prossimo 16 aprile 2022 nei seguenti orari: 9-13 e 15-19,30.

Flaviana Chiarotto nasce a Loreo (Ro) ma vive e lavora a Orbassano (To). Ha proceduto all’acquisizione di una formula espressiva da autodidatta fino a quando, nel 1990, ha incontrato il maestro Gianni Sesia Della Merla sotto la cui guida ha ampliato e arricchito l’organigramma del dialogo con i colori, integrando tale suo apprendistato con viaggi in Italia e all’estero.

Non è la sua prima volta in Abruzzo data che, proprio quest’anno, ha partecipato alla VII edizione del “MUMART” tenutasi alla Sala Fondazione Michetti di Francavilla al Mare.

La incontriamo alla vigilia del vernissage per conoscerla meglio.

Da dove e come nasce la tua vena artistica?

“La mia vena artistica nasce con me, quando sono nata avevo già questo pallino. Alle medie infatti già facevo i ritratti dei miei compagni e compagne di classe e devo dire mi venivano abbastanza bene al punto che la scuola ha conservato alcuni di questi lavori. Dopo le medie la scelta naturale sarebbe stata quella di frequentare il Liceo Artistico, come suggerito dai professori, ma era il ’68 e mio padre non si è fidato molto dell’ambiente e così è sfumato tutto nell’attesa di essere libera di poter fare le mie scelte in base ai miei tempi… Infatti, nel mezzo, c’è stato un matrimonio e la nascita di mia figlia. Poi a 35 anni ho deciso che i tempi erano maturi e quindi sono andata allo studio di Gianni Sesia Della Merla, che faceva lezioni di gruppo; dopo qualche anno sono andata al suo studio per apprendere la tecnica. E’ stato il mio grande maestro al quale devo tutto in quanto mi ha insegnato in primis a disegnare e poi a dipingere. Tutto questo fino al 1996 quando ho abbandonato il pennello e ho iniziato a lavorare con la spatol ausando acrilici, olii e altro;  finché, nel 2000, ho iniziato a lavorare da sola. Intorno al 2010 ho dovuto interrompere l’attività per accudire mia madre fino al 2016. Un periodo di stallo che mi ha portato, nel momento del ritorno, a cambiare; sì, volevo cambiare e avere un’apertura e una libertà: la libertà, ne avevo bisogno. E l’ho trovata nelle grandi tele: ho iniziato infatti a crescere di misura, prima facevo massimo 80×60, per arrivare fino a un metro; ho sperimentato inoltre nuove tecniche proprio per cercare nuove strade: smalti, stucchi e colle, nuove soluzioni che mi hanno dato tante soddisfazioni”.

Quali i soggetti e oggetti preferiti nella tua arte?

“Premessa: io non copio ma li creo. Sono anche appassionata di foto ma non vado mai a vedere una fotografia per poi fare il quadro; però quando fissi dei paesaggi nella mente e li scatti, ti rimangono nella testa e questo, nel momento in cui ti metti a dipingere, viene fuori un colore, un’atmosfera che ti rimanda a quella foto. Chi mi ha influenzato? Sicuramente l’irruenza del colore di Van Gogh che ho amato sin da giovane; poi ho fatto mio un certo linguaggio e ho continuato a seguirlo”.

Hai ricevuto molti premi e riconoscimenti, quale quello che ti sorpreso di più?

“Sì, c’è: quando ho vinto nel 1998 il 1° Premio IX° Festival Internazionale “Des Arts de la Rue Dijon. Era un’estemporanea di 5 giorni a cui parteciparono 350 artisti. La verità? Che soddisfazione arrivare prima davanti ai cugini francesi! Un’altra grande soddisfazione è stata la vittoria al 4° Trofeo A.C.C.A in Arte di Roma”.

La pescatrice di rane 2009

La pescatrice di rane 2009

Non è la tua prima volta in Abruzzo, cosa ti ha portato nella nostra regione?

“L’Abruzzo era un sogno nel cassetto da qualche anno. E non volevo fosse una toccata e fuga ma conoscerlo bene e scoprirlo. Poi, causa restrizioni pandemia, finalmente sono riuscita a realizzare il mio sogno lo scorso anno visitando dei posti meravigliosi come Scanno; praticamente da tre giorni che dovevamo rimanere, siamo arrivati a 12 perché, nel frattempo, ho avuto modo di conoscere Sandro Giardinelli del MuMart a cui ho partecipato anch’io quest’anno, e Licio Di Biase che mi ospiterà all’Aurum da domani. Insomma, lo scorso anno ho ricevuto riconoscimenti importanti che non mi aspettavo ma dei quali, probabilmente, avevo bisogno”.

Essere un’artista dagli anni 2000 a oggi, può significare farne un lavoro?

“Bella domanda! Direi che dal 2000 al 2010 ancora sì, le persone avevo voglia del bello; in seguito alle difficoltà economiche iniziate dal 2008, vendere è stato un po’ difficile: le persone acquistavano il necessario, tutto il resto era superfluo. Parlando del post pandemia credo che torni il desiderio non tanto di normalità, quanto di gioia, bellezza e scoperta. In tal senso l’arte, può avere una ripresa e un cambiamento”.

Secondo te, dopo la pandemia, l’arte italiana subirà o ha già subìto nuove influenze di stili?

“Non ho sentore di nuove influenze in termini di stili certo è che, proprio il desiderio di tornare per condividere, può essere che la ricerca di qualcosa di nuovo possa essere la molla della (ri)partenza”.

Domani prende il via la tua esposizione all’Aurum, ce ne parli?

“Ci saranno 22 opere che rappresentano una fase evolutiva del mio percorso artistico cercando di riempire gli spazi con i miei colori. Vorrei poter interagire con il pubblico che verrà e con i pescaresi che tanta ospitalità mi hanno donato nei periodi di permanenza in città; spero quindi di avere un bel feedback con tutti”.

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