“La Cicuta” di Domenico Ciampoli: l’Abruzzo di fine ‘800

La CicutaLa Cicuta

di FRANCESCA BERARDI

Torna nelle librerie la raccolta di novelle Cicuta di Domenico Ciampoli. Il volume, a cura di Silvia Scorrano, è edito da Solfanelli.

Domenico Ciampoli, giornalista, critico letterario e slavista italiano, nasce ad Atessa il 23 Agosto 1852. Dal 1878 si dedica alla stesura di diverse raccolte di novelle popolari d’impronta verista.
La Cicuta, pubblicata nel 1884 a Roma, è ambientata in Abruzzo. Due gli obiettivi principali: denunciare le difficili condizioni di vita delle classi più deboli e far conoscere usi e costumi regionali all’interno di un’Italia post unità.
Cinque le novelle presentate che seguono un costante filo conduttore; l’autore si pone l’obiettivo di rappresentare la società in simbiosi con la natura e sottolineare la difficili condizioni della figura femminile.
Qui più che mai geografia e letteratura si amalgamano, evidenziando il legame tra identità e luogo. La natura riflette lo stato d’animo dei personaggi, le condizioni climatiche si rispecchiano nell’agire dei personaggi.
Ogni scrittore in questo periodo si sofferma nella descrizione del paesaggio e Ciampoli fa lo stesso col paesaggio montano.
Ne La Cicuta la montagna è simbolo di mistero, di inganno, ma anche di rifugio e salvezza. In questa raccolta vengono esaminati diversi temi: l’ambientazione naturale in Cicuta, l’immigrazione di padri e fratelli in America, la struttura sociale/abitativa in Maestrina, la descrizione del settore primario in Ricciotta e Trovatello e le difficili condizioni dell’infanzia in Ciucarella.
Notiamo un’arretratezza economica e sociale che porta a una voglia di riscatto: i personaggi non sono vinti, ma hanno voglia di riemergere da ciò cui sono sottomessi quotidianamente.
Proprio l’ultima novella, Ciucarella, è forse la più commovente, quella più cruda e attuale.
«Brutto mestiere, far la ciucarella: bisognava ubbidire al padroncino, proprio come un asino, portarlo sulle spalle, scherzare con lui, per lui subire i castighi e non lagnarsi, non piangere mai… A patto dunque di diventare la schiava, le darebbero, com’è d’uso, quanto già la signora le aveva promesso: una vestina nuova e da mangiare». Una povera bambina desiderosa di cibo e volenterosa di vita, costretta a diventare la proprietà di qualcuno per continuare a vivere.

Tramite le novelle di Ciampoli riflettiamo su un’infanzia negata, sulla figura femminile sottomessa e su tanti altri temi che ci toccano nella quotidianità. Forse non serve nemmeno tanto allontanare lo sguardo per renderci conto che storia e letteratura sono maestre di vita e che noi spesso siamo pessimi alunni.
La raccolta di Ciampoli ci incoraggia a credere in questo rapporto binario: un ponte che se attraversato possa renderci migliori nell’agire quotidiano.
Se andiamo oltre il contesto del periodo, ancora oggi le storie di Ciampoli sembrano metterci davanti a tante domande: siamo tutti persone ma possiamo reputarci anche essere umani? Il valore del pensiero e della parola è ciò che ci differenzia dagli animali e spesso ci dichiariamo tutti fratelli, ma in quali circostanze lo siamo?
La risposta che la lettura de La Cicuta sembra suggerire è: continuiamo a leggere, a istruirci, a vivere aiutando, solo così saremo in grado di combattere l’odio.
Quell’odio che a volte ci viene presentato quasi come fosse un tassello fondamentale per la sicurezza del paese in cui viviamo. In fondo lo diceva anche Pasolini: “Qual è la vera vittoria, quella che fa battere le mani o battere i cuori?”
La letteratura è lo specchio della nostra vita e noi siamo i personaggi che ne scrivono le pagine. Creiamo un prato di bontà e altruismo sul quale distenderci, impariamo dagli errori del passato combattendo contro le oppressioni.

Cresciamo risorgendo di umanità.

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