Viaggio alla scoperta della vita nello spazio

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L’eventualità che forme di vita aliena possano trovarsi in mondi lontanissimi da noi – nel buio silenzioso dello spazio profondo – ha sempre affascinato l’uomo, dando origine a ricerche di carattere scientifico oppure a rappresentazioni fantascientifiche. Proprio questo genere, infatti ha prodotto grandi classici della letteratura e del cinema.

Ricordiamo, a tal proposito, La Guerra dei Mondi di H. G. Wells, i volumi di Asimov, capolavori cinematografici come 2001:Odissea nello spazio (Kubrick), Incontri ravvicinati del terzo tipo, E.T. (Spielberg), Alien (Scott) e Contact (Zemechis).

Anche la scienza, però, ha cercato con caparbietà la presenza di civiltà aliene con le quali entrare in contatto. Nel 1977, ad esempio, è stato ideato dalla Nasa un programma denominato Voyager che, accanto a finalità scientifiche, aveva come intento la ricerca di intelligenze extraterrestri. Il programma americano realizzò due storiche missioni nello spazio inviando due sonde (Voyager 1 e Voyager 2), ricche di informazioni sul genere umano e sulla sua cultura (ad esempio brani musicali di Bach, Beethoven e Mozart). L’obiettivo era quello di “farci conoscere” e di “presentarci” ad un ipotetico interlocutore galattico. Nessuna risposta finora è stata ricevuta.

Oggi nel 2019, la tecnologia spaziale ha fatto passi da gigante ma la grande domanda “siamo soli nell’universo?” è rimasta immutata.

Pure la recente teologia cattolica ha iniziato a prendere in seria considerazione questo argomento, ovviamente da un punto di vista collegato alla fede: l’intero universo, niente escluso, è opera di Dio, pertanto eventuali creature aliene sono certamente amate dall’unico creatore.

cerulli vincenzoAnche l’Abruzzo annovera tra i suoi illustri personaggi un astronomo, Vincenzo Cerulli (Teramo, 20 aprile 1859 – Merate, 30 maggio 1927), il quale allo studio del cielo e degli astri dedicò tutta la vita.

Nel 1890 riuscì a fondare un’importante osservatorio a pochi chilometri da Teramo: Collurania. Molti furono i suoi contributi scientifici e il 2 ottobre 1910 scoprì anche un pianetino che chiamò Interamnia, dall’antico nome latino del capoluogo teramano. Tuttavia il nome dello scienziato abruzzese è legato maggiormente al pianeta Marte, per via della sua “ipotesi ottica delle macchie di Marte”. Egli affermò che le linee marziane fossero in realtà soltanto illusioni ottiche e non solchi tracciati sul terreno come precedentemente affermato dal collega Giovanni Schiaparelli, il quale con la sua teoria aveva alimentato fantasie sulla vita aliena. In seguito riconobbe egli stesso la teoria di Cerulli.

 

 

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