Ilario Lacchetta, la testimonianza in Procura

ilario lacchetta

Cristiana Valentini e Goffredo Tatozzi, i due legali del sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, ascoltato questa mattina in Procura nell’ambito dell’inchiesta del disastro di Rigopiano, al termine dell’interrogatorio hanno riferito le ragioni del loro assistito, esposte davanti agli inquirenti. Gli avvocati hanno inoltre riferito che Lacchetta ha voluto fortemente smentire il presunto mancato allarme che avrebbe omesso di lanciare per l’isolamento di Rigopiano e di Farindola:

Il procuratore ha chiesto al sindaco Lacchetta come mai si fosse rivolto all’ex presidente Luciano D’Alfonso per chiedere aiuto e lui ha spiegato che lo ha fatto innanzitutto perché lo impone la legge di protezione civile nazionale e poi perché quello era il sistema D’Alfonso che, come dimostrato anche dall’emergenza del 2015, si basava sul fatto che bisognava rivolgersi all’allora governatore per avere uomini e mezzi, dunque per chiedere aiuto.

Riguardo all’accusa di aver agevolato i clienti intenzionati a raggiungere il resort fino al 17 gennaio, nonostante le indicazioni contrarie diffuse dal dirigente provinciale Paolo D’Incecco, i legali riferiscono:

Il sindaco ha chiarito, e ci sono fior di testimoni, che non ha mai scortato o accompagnato nessuno, ma semplicemente si è fermato a salutare un amico che stava salendo a Rigopiano, viste le macchine ferme e lo spazzaneve, dopo di che ha continuato il suo giro per prestare soccorso, visto che Farindola era completamente abbandonata, in uno stato di gravissima crisi, con le sue oltre 20 contrade tra le quali Rigopiano

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