A Santo Spirito a Maiella il nuovo Papa di Sorrentino

Santo Spirito a Majella

La meravigliosa location di Santo Spirito a Maiella è stata scelta per il sequel della serie di Sorrentino.

Nell’ultima puntata di The Young Pope, durante l’omelia natalizia, il giovane e controverso Papa, interpretato da Jude Law, viene assalito da un malore e sviene dopo aver intravisto tra la fol­la due figure cruciali della sua vita al­lontanarsi nuovamente. Si sveglierà e ri­partirà con il suo pontificato nell’eremo di Santo Spirito a Majel­la? Ipotesi verosimile che rende ancora più impazienti i fans abruzzesi della fortunata serie televisiva di Paolo Sorrentino, dove tra i protagonisti spicca uno straordinario Silvio Orlando nel ruolo del cardinale Voiello.

The New Pope si prospetta come un sequel imperdibile, e saperlo girato a Roc­ca­morice ci rende or­gogliosi. S. Spirito a Majella è il complesso più grande e famoso degli eremi dell’A­bruzzo, anche se parlare di semplice ere­mo per un complesso di queste dimensioni è riduttivo, ma tale era in principio. Negli ultimi mille anni ha subito molte trasformazioni e non esiste una data precisa della sua origine, la prima testimonianza e presenza, a noi nota, è quella del monaco De­siderio, poi Papa Vittore III, che nel 1053 vi abitò con al­cuni eremiti costruendovi una chiesetta.

Nel 1246 vi dimorò Pietro da Morrone, il futuro Papa Celestino V, che ristrutturò l’e­remo, in totale stato di abbandono, e vi co­struì l’oratorio e una prima cella, ampliando la struttura al crescere della comunità. Su richiesta scritta di Pietro, il Papa Urbano IV chiese al vescovo di Chieti di incorporare i monaci dell’eremo nell’Ordine di San Benedetto. Successivamente nel 1278 all’eremo venne concessa l’au­tonomia e il titolo di monastero, rimanendo a capo dell’Ordine fino al 1293. Nel secolo successivo, tra il 1310 ed il 1317 fu priore del monastero Roberto da Salle e nel 1347 vi fu ospitato Cola di Rienzo. Seguì un periodo di declino fino al 1586, quando l’eremo ottenne il titolo di Badia grazie all’ intervento risanatore del monaco Piero San­tucci, che in soli cinque anni riuscì a rimettere in piedi il complesso, costruendo anche la Scala San­ta per l’accesso all’oratorio di Santa Maria Maddalena e diventandone nel 1616 il primo abate.

Alla fine del XVII secolo il Principe Ca­racciolo di San Buono fece costruire l’edifi­cio di tre piani della foresteria. Nel 1807 con la soppressione degli ordini monastici, il monastero fu ab­bandonato e incendiato. A ridosso del No­vecento, alcuni fe­deli di Roccamorice riu­scirono a restaurare e riaprire al culto la chiesa.
Attualmente dell’eremo risultano conservati la chiesa, la sagrestia e i resti del monastero distribuiti su due piani, con la foresteria e delle cel­le. La vista laterale della Badia con il piccolo campanile ricavato sul terrazzo roccioso è suggestiva, soprattutto immaginando la maggiore imponenza del complesso nei suoi giorni migliori, quando era­no ancora in piedi i piani superiori.
(m.b.)

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