Dopo la caduta del Regno delle due Sicilie, la Maiella, con le sue numerose grotte, rappresentò per una decina d’anni il rifugio dei briganti, che lottavano contro le nuove autorità, aiutati dai pastori della montagna.
Furono i francesi, scesi in Italia meridionale nel 1799, a usare per primi il termine brigant per indicare coloro che a essi resistevano. Dal 1860 al 1865 il fenomeno del brigantaggio assunse proporzioni vistose scatenando molte guerriglie, ormai non più riconducibili solo a episodi meramente criminali, le motivazioni erano diventate politiche, sociali ed economiche. Una lotta contro chi aveva monopolizzato il potere, alimentata dal re borbonico Francesco II, mentre il governo italiano la considerò una minaccia all’ unità nazionale e come tale la affrontò con mezzi militari.
Sulla cresta che unisce la Maielletta alle cime più elevate della Maiella, c’è una località, la Tavola dei briganti, dove, incise nella roccia, si possono leggere scritte di quel periodo.
“Ai miei cari lettori – dice la più significativa – nel milleottocentoventi nacque Vittorio Emanuele Re d’Italia. Prima il sessanta era il regno dei fiori, ora è il regno della miseria”.
A mezz’ora di cammino, su una cima, si ritrovano altri resti di quei tempi, i ruderi di una caserma, il Blockhaus, costruita per ospitare un presidio delle truppe del nuovo Regno d’Italia che conducevano la lotta contro i briganti.
