9 settembre 1943: l’Abruzzo al centro della storia

9 settembre 1943: il Re a Brindisi9 settembre 1943: il Re a Brindisi

Il 9 settembre del 1943, esattamente 75 anni fa, per qualche giorno i turbolenti destini dell’Italia in guerra ebbero l’Abruzzo come centro nevralgico, soprattutto per quella che rimarrà nella storia come l’indecorosa fuga di Vittorio Emanuele III.

Ma andiamo con ordine; l’estate del ’43 aveva già visto in luglio la destituzione di Benito Mussolini, visto come il colpevole della disastrosa presenza italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Al posto del Duce, imprigionato a Campo Imperatore, fu peraltro posto il Maresciallo Badoglio, a sua volta pesantemente compromesso con l’odioso regime fascista.

Roma, come molte altre città tra le quali Pescara, fu sottoposta in agosto a pesanti bombardamenti alleati che causarono distruzione e migliaia di morti anche nella capitale. Il 3 settembre arriva l’armistizio di Cassibile, cittadina in provincia di Siracusa dove un primo accordo segreto viene siglato dal Generale Eisenhower col pari grado italiano Castellano. L’armistizio è tenuto segreto per alcuni giorni: si vuole così dare il tempo all’esercito di organizzare la difesa contro l’inevitabile reazione nazista. Ma Badoglio non sa che, fin dall’arresto di Mussolini, i tedeschi hanno predisposto una serie di operazioni che sarebbero scattate in caso di quello che loro ritenevano né più né meno che un tradimento. Tra queste l’operazione Eiche, grazie a cui un manipolo di paracadutisti avrebbe liberato Mussolini dalla prigionia di Campo Imperatore.

L’annuncio vero e proprio dell’armistizio avviene l’otto settembre ed è tra la sera stessa e il giorno dopo che si consuma la fuga del Re, con Pescara, Ortona, Chieti e Crecchio – spesso ricordata come Capitale per un giorno – crocevia della storia del paese.

La storia ufficiale e un certo revisionismo sempre in voga in questi anni, stanno ancora dibattendo sull’opportunità o meno dell’operazione, ma per gli storici più quotati non vi è dubbio: pur con alcune attenuanti, la fuga del Re si configura come un atto di vera e propria incoscienza verso un paese allo sbando.

Infatti, il frettoloso esodo da Roma del Re, la sua corte e Badoglio attraverso la tiburtina alla volta della costa adriatica, lasciò l’esercito senza ordini precisi e la capitale sguarnita verso la reazione nazista, che puntualmente avvenne coi tedeschi che presero la città eterna il 10 settembre senza incontrare la resistenza che, per loro stessa ammissione, l’esercito italiano sarebbe stato in grado di predisporre.

Ma vediamo cosa accade nel nostro Abruzzo. Il piano è quello di riparare a Brindisi, allora abbandonata dai tedeschi e non ancora sotto il dominio alleato, da dove proseguire le attività di governo, ma soprattutto allontanarsi dai rischi più immediati. Si pensa di partire da Pescara in aereo e già qui le acque iniziano a farsi torbide. La versione ufficiale è che la regina, sofferente di cuore, poteva riportare danni in un viaggio aereo – ipotesi sostenuta da Badoglio – ma secondo altre voci pare che il principe Ruspoli, a capo del gruppo di volo presente a Pescara, reagì con sdegno a quella che riteneva una fuga vergognosa del Re, tanto che, temendo un boicottaggio da parte delle forze aeree, si preferì ripiegare sul viaggio per via mare, facendo arrivare la corvetta Baionetta. Inoltre, tradizionalmente le forze aeree erano più schierate col regime fascista, mentre la marina era più fedele al Re.

La corvetta Baionetta

La corvetta Baionetta

Così il sovrano pernottò al castello ducale di Crecchio, mentre lo Stato Maggiore e la nobiltà al seguito ripararono a Chieti, presso Palazzo Mezzanotte.

Anche a Pescara però sembrava tirare una cattiva aria, un diffuso sentimento di sdegno verso la fuga dei governanti, così si decise di effettuare l’imbarco al porto di Ortona, che tanta parte avrà ancora negli eventi del conflitto Mondiale, e il solo Badoglio si imbarcherà a Pescara.

Si completa così una pagina discussa e poco decorosa della nostra storia, una pagina che si consumò in larga parte nella nostra regione e che vedrà il 12 settembre un’appendice importante, con la fuga di Mussolini da Campo imperatore.

Pescara dovrà ancora subire, a stretto giro, dei disastrosi bombardamenti, eppure l’Abruzzo, di lì a poco, saprà anche coprirsi di gloria nella guerra di liberazione partigiana con le vicende leggendarie della Brigata Maiella.

Ma questa è un’altra storia.

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