Ferragosto a Montesilvano, anni ’80 e retromania

Ferragosto a MontesilvanoFerragosto a Montesilvano

La notizia che il Ferragosto di Montesilvano sarà animato al Teatro del Mare da una sorta di festa che rievoca i patinati anni ’80, ci offre l’occasione per qualche riflessione sulla retromania dilagante.

La serata, a partire dalle 21.30 e a ingresso gratuito, vedrà l’esibizione di Marco Ferradini, Viola Valentino, Ivan Cattaneo e Franco Fasano, per l’appunto tutti musicisti che ebbero il loro momento di celebrità, chi più e chi meno, negli anni ’80.

Fino a pochi anni fa la stessa Montesilvano offriva, proprio a Ferragosto, tanto per fare un esempio, il concerto di un artista contemporaneo di grandissima qualità come Max Gazzè; cos’è cambiato in pochi anni?

Prendiamo l’esempio del Ferragosto montesilvanese ma quest’attitudine è sempre più diffusa, a Pescara abbiamo avuto grandi successi con Loredana Bertè e Massimo Ranieri e a Francavilla, proprio qualche sera fa, una folla oceanica ha accolto Gianna Nannini e pochi giorni prima il Blubar aveva proposto esibizioni di altri grandi del passato.

La riflessione non vuole ovviamente denunciare il fenomeno come negativo o positivo per forza, tuttavia come qualcosa che è sotto gli occhi di tutti noi.

Anni fa il grande critico musicale Simon Reynolds scrisse il seminale saggio Retromania, creando un vero e proprio neologismo entrato nell’uso comune. Reynolds si interrogava sulla nostra ossessione per il passato, un’ossessione che secondo lui esiste da sempre ma che ha trovato nell’uso più o meno distorto delle tecnologia il suo detonatore. La fruibilità di tutta la musica possibile che abbiamo grazie alle varie piattaforme internet è senza precedenti – e chi legge e ha più di trent’anni ricorderà senza dubbio le ricerche quasi impossibili di un brano del passato in epoca pre-internet – e fa sì che tutti noi veniamo costantemente sottoposti a un bombardamento di nostalgie varie. Ecco così proliferare reunion di band storiche, serate a tema 70, 80 e via dicendo, mercatini di modernariato e rassegne del cinema che fu.

E la rivoluzione al contrario si allarga a ben altri campi, facendo somigliare sempre più il futuro a una restaurazione del passato, in un minestrone che mischia no-vax, vagheggiati ritorni della leva obbligatoria e messa in discussione di conquiste sociali che sembravano scontate già cinquant’anni fa.

Ma Reynolds scrisse il suo saggio quando ancora il potere dei Social Network non era così predominante. Oggi basta dare una guardata a pagine e gruppi Facebook per avere ben chiaro davanti agli occhi il panorama piuttosto desolante del passato che avanza. Chiunque proponga un ritorno al passato si ritrova a fare incetta di like e consensi, inneggiando a un passato dove tutto era più semplice, come fare la spesa al negozietto, incontrarsi a piazza Salotto, fumare nei locali al chiuso e morire per malattie ormai scomparse.

Un po’ come sostiene il cantautore Ligabue, quando in un suo pezzo dice “ho fatto in tempo ad avere un futuro”, le nuove generazioni si trovano prese in contropiede da una tecnologia che si evolve a velocità vertiginose ma che, sempre più spesso, trova il suo utilizzo nell’atto di inchiodarci a un passato sempre più presente. Con buona pace del futuro.

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