“Agnosia bianca”, la mostra di Lucio Inserra

Lucio Inserra - SpazioLucio Inserra - Spazio

Ancora una mostra curata da Silvia Moretta, presso la galleria d’arte Nero – La Factory di Pescara. Sabato 26 maggio 2018, alle ore 19.30, la mostra fotografica di Lucio Inserra, “Agnosia bianca. Visioni di Metafisica contemporanea”.

Abbiamo chiesto di parlarcene alla curatrice.

Lucio Inserra nasce a Benevento nel 1977. Fotografo, video-maker e video editor, avvicinatosi da giovanissimo alla fotografia, comincia presto la sua carriera professionale mantenendo la passione per la pellicola anche in era digitale. Dal 2006 organizza corsi di fotografia base e avanzati. Nel 2013 fonda l’associazione fotografica “Officine della Luce” (Casalbordino, Ch), il cui scopo è diffondere la cultura fotografica. Partecipa inoltre a numerose collettive ed elabora vari progetti artistici. Nel 2014 inizia la sua ricerca nel campo della Metafisica aristotelica.

Mai abbandonata la riflessione sulla metafisica aristotelica (“Filosofia prima”, in “Metafisica. Chiaroveggenza dell’astrazione”, 2014/2015), e conservando l’approccio altamente intellettuale, imbevuto di istanze metafisiche, Lucio Inserra ha proseguito l’osservazione della realtà umana ponendola in relazione all’essere filosoficamente inteso, fino a giungere all’attuale progetto fotografico, “Agnosia bianca”, a cura di Silvia Moretta. E quanto sceglie di indagare lo conduce non più all’ “essere nell’astrazione”, ma all’ “essere nella contingenza”, all’uomo considerato nella sua essenza e nel suo rapporto con il mondo, con la realtà. Un essere attraverso l’esserci, indagato nella realtà dell’hic et nunc dell’uomo contemporaneo, che però egli vede contaminato, soggetto a una pericolosa irrefrenabile alienazione del se’: un uomo che diviene un “ignoto a se stesso”, che “non si volta neppure” e soprattutto che, perennemente “connesso”, perde invece la possibilità di stabilire, visivamente e concettualmente, le proprie reali coordinate spazio-temporali. Come se fosse affetto da una momentanea forma di agnosia, l’uomo è risucchiato nella realtà virtuale, assorto nell’idolo-giocattolo, in un non-luogo e in un non-tempo, di fatto perdendo identità, e progressivamente ogni riferimento alla realtà tangibile, negandosi la percezione dell’essere ontologico, oltreché dello spazio, del senso del tempo, che faticosamente – disconnettendosi – riconquista.

Inserra pone al centro il problema dell’essere, uno dei temi principali della filosofia occidentale, da Platone e Aristotele, che, secondo Heiddeger (Essere e tempo),  sarebbe stato dimenticato e posto da parte nelle moderne società tecnocratiche, e conduce la sua indagine tramite la fotografia, che connaturato in sé, ha il rapporto con il tempo, a sua volta problema capitale della metafisica (Bergson, Borges). E come la connessione sul web altera nell’uomo la percezione del tempo, così, citando Sciascia, “nulla è più vicino all’abolizione del tempo, tra le rappresentazioni che l’uomo sa dare della propria vita, della fotografia; ma al tempo stesso nulla ne è più lontano”.

La fotografia di Lucio Inserra è di fatto un aporema, un piccolo dramma metafisico, “momentanea vertigine o pensiero che dura fino a smarrirsi: ma inevitabilmente e immediatamente – con tale immediatezza spesso da restare indecifrato, disagio senza nome, inquietudine – (che) ci assale guardando”.

Rispetto a “Filosofia prima” di cui conserva alcune “categorie”, “Agnosia bianca” acquista dunque una “presunzione realistica” ovvero è generatrice di fraintendimenti e di ambiguità: come la metafisica ha da sempre contribuito tanto allo svelamento quanto all’obnubilamento dell’essere, ogni “visione” è tanto rigorosa e lineare in apparenza, quanto complessa nel significato.

La metafisica di Lucio Inserra non è una metafisica minimalista nè fatta di freddi rimandi, e lo spazio che costruisce è di fatto platonicamente inteso, ovvero saturo di materia, anche quando è fotografia del bianco. Un bianco materico, profetico, ambiguo: è perdita dell’essere? È luogo sospeso? È qualcosa che tutto assorbe? La prima fotografia della “Filosofia prima”, ovvero la “Sostanza”, diviene in “Agnosia bianca” l’ultima della serie, tanto potente da trasformare il senso dell’agnosia, da caratterizzarla, E’ bianca, come la fotografia è una “fuga verso l’ignoto, verso il mistero – in un certo senso addirittura verso l’invisibile. E comunque verso l’invisibile (attraverso il non plus ultra della visibilità, del visibile) un valico. (L. Sciascia, Fatti diversi di storia letteraria e civile). È, in una parola, l’enigma.

Accompagna il progetto fotografico, solo per la serata inaugurale della mostra, sabato 26 maggio 2018, la proiezione di un video di Flavio Sciolè, antiartista, attore, regista, drammaturgo e performance artist, fondatore di Teatro Ateo. L’opera di Sciolè, “Distorsione 70” (2016), sarà messa in dialogo con una fotografia di Inserra in una installazione partecipata di “azione nell’azione”, contribuendo ad una immersione in un altrove inquietante, enigmatico, saturo di suggestioni visive e sonore, in un bianco impregnato dei temi dell’antipoetica di Sciolè: le ossessioni della mente, le inceppature, l’angoscia.

Articolo offerto da: