Liuzzi – Caldarelli: intervista a una coppia da formula uno

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Lui pilota di fama mondiale, lei portabandiera di Pescara nel celebre programma “4 Ristoranti”, vinto dal loro locale Penelope a mare, Vitantonio Liuzzi e Francesca Caldarelli sono i personaggi del momento della nostra città.  E hanno deciso di rispondere alle domande di PescaraPescara in questa esclusiva intervista doppia.

Francesca Caldarelli e Vitantonio Liuzzi

Francesca Caldarelli e Vitantonio Liuzzi

Le cose che colpiscono subito di questa coppia sono l’affiatamento e la semplicità; Francesca è allo stesso tempo la sofisticata donna imprenditrice che abbiamo ammirato nel programma di Alessandro Borghese e la ragazza acqua e sapone che puoi incontrare in fila al supermercato. Tonio Liuzzi non ha bisogno di presentazioni, schivo e riservato, si lascia andare quando la conversazione si inoltra in particolari tecnici sulle corse.

Francesca, intanto complimenti per la vittoria e soprattutto per la bella figura che hai fatto fare a Pescara in “4 Ristoranti”. Com’è stata quell’esperienza?

E’ stata un’esperienza positiva sotto tutti i punti di vista. La cosa che mi è più rimasta è la professionalità della produzione, e anche l’onestà. Sullo schermo si vede veramente quello che succede durante le riprese, senza invenzioni o suggerimenti degli autori.

Borghese è così misurato e disponibile come si vede in TV?

Sì, è veramente una bella persona, dall’aplomb inappuntabile, mai una parola di troppo e sempre disponibile. L’esperienza è stata molto dura, si gira tutto in quattro giorni, col caldo di luglio. Inoltre la nostra bimba Sole aveva appena tre mesi, per fortuna Tonio mi ha aiutato e sostenuto in tutti i modi, non essendo impegnato in pista in quei giorni.

Il momento della vittoria a "4 Ristoranti"

Il momento della vittoria a “4 Ristoranti”

A proposito di questo, Tonio, pur essendo un personaggio famoso, nel programma ti sei tenuto sempre un po’ nell’ombra, apparendo poco e solo a sostegno di Francesca. Come mai questa scelta e come vi dividete i compiti nel gestire i vostri locali?

In realtà io ho il mio lavoro di pilota, quindi era giusto lasciare spazio a Francesca, che è quella che si occupa dei ristoranti a 360°, anche se quando si tratta di fare scelte imprenditoriali ci confrontiamo sempre e decidiamo insieme.

Siete veramente una bella coppia, e a questo punto i nostri lettori vorranno sapere come vi siete conosciuti…

In realtà Tonio e mio padre – noto imprenditore nel settore auto (ndr) – si conoscevano già, mentre io facevo pratica nello studio di un avvocato; lui aveva bisogno di consigli per un contratto e io cominciai a seguirlo, prima legalmente e poi in tutto il resto!

Trovo molto bello il fatto che abbiate deciso di investire a Pescara, vostro luogo d’origine. Come mai questa scelta?

Francesca: io e Tonio abbiamo vissuto sempre assieme gli anni della formula 1, lui era già abituato alla vita in giro per il mondo, io meno. All’inizio girare per i luoghi più belli del mondo, sempre in prima classe e accanto alle celebrità, dà una sorta di euforia, quasi un’ubriacatura, eppure Tonio continuava ad amare Pescara e a ripetermi che alla nostra città non manca nulla rispetto a quelle più celebrate.

Tonio: nel mondo della formula 1 capita magari che la sera prima sei con Justin Timberlake e il giorno dopo hai la gara di Montecarlo, è facile perdere il contatto con la realtà, ma io ho sempre tenuto i piedi per terra.

Francesca: ad ogni compleanno Tonio voleva festeggiare a Pescara, e ogni volta i nostri amici di tutto il mondo, invitati, rimanevo sorpresi dalla bellezza della città. Abbiamo vissuto a Londra, Lugano, Tokyo, esperienze bellissime, ma la qualità della vita di Pescara ci ha convinti a tornare.

Cosa manca alla nostra città per fare quell’ultimo salto di qualità?

Francesca: a livello di potenzialità nulla. I problemi sono nelle infrastrutture e nella pubblicità. Le nostre bellezze sono poco conosciute nel mondo, sembra quasi che gli abruzzesi siano gelosi nel divulgarle.

Tonio: e comunque noi abbiamo scelto di investire qui, con orgoglio!

E invece vostra figlia Sole che effetto ha avuto sulla vostra vita?

Tonio: ce l’ha completamente cambiata, ma in meglio ovviamente.

Francesca: sì, specialmente Tonio era più dubbioso sull’avere figlia, ma appena ha visto Sole si è sciolto completamente.

Ed è proprio a causa di un impegno con Sole che Francesca deve salutarci. Continuiamo la nostra chiacchierata con Tonio.

In “C’era una volta in America”, Robert De Niro diceva che i vincenti si vedono alla partenza, e la tua è stata una partenza, tra kart e F 3000, da purosangue. Cosa è mancato in formula 1 per vincere?

Be’, vincere in formula 1 è molto complicato. Diciamo che a me è mancata un po’ di furbizia nel farmi amico le persone giuste, sono sempre stato molto popolare tra il personale tecnico, meno tra i dirigenti. Mi sono trovato a fare spesso lo “startupper” in team che sarebbero diventati competitivi, specie la Red Bull, quando erano esordienti, un po’ il pilota al posto giusto nel momento sbagliato. Tuttavia non ho rimpianti.

Hai avuto come compagni Vettel e Ricciardo, e spesso li hai battuti.

Sì, spesso nei team mi usavano come termine di paragone coi piloti, per dire la stima che avevano di me.

Hai anche avuto un paio di “sliding doors” niente male, occasioni che potevano cambiare la tua carriera.

Sì, specie a Monza quando tornai dopo un anno e mezzo per sostituire Fisichella. A venti giri dalla fine ruppi un pezzo del cambio del valore di 50 centesimi, quando il podio era sicuro. Anche in Canada ruppi una sospensione quando potevo portare sul podio la Toro Rosso, e nel 2010 fui buttato fuori al via quando partivo sesto. Ma le corse sono così.

Nel 2017 la Ferrari ha ben figurato, cosa pensi della prossima stagione?

Si prospetta sicuramente interessante, anche per la Ferrari. Nessuno credeva al loro recupero nel 2017, hanno sorpreso tutti. Anche se, a chi mi chiedeva un parere a metà campionato, dicevo sempre che avrebbe vinto la Mercedes, conoscendo le loro capacità di sviluppo e soprattutto il budget. Molti non lo immaginano, ma la Ferrari ha un limite ben preciso, mentre Mercedes e Red Bull sono pozzi senza fondo.

Vettel, Hamilton e Alonso. Hai corso con tutti, chi è il più forte per Liuzzi?

Sicuramente Alonso. Lo spagnolo è il più completo, anche se è stato penalizzato dalle scelte. Hamilton è forse il più veloce sul giro, ma non è altrettanto completo. Vettel sicuramente non è il migliore, è molto bravo quando tutto è perfetto, ma soffre molto la pressione, come ha dimostrato quest’anno in alcuni episodi.

La tua esperienza in Red Bull prima che diventasse un top team?

Quando correvo io era all’inizio, badavano più al marketing che alle corse, con l’arrivo di Newey e col fatto di dedicare molte più risorse alla formula 1 che agli altri sport estremi, tutto è cambiato. A i miei tempi ci spingevano a fare tante attività extra sportive per fare marketing, così, per esempio, io girai anche in Motogp; tutte cose che mi piacevano tantissimo, per carità, ma che non aiutavano a essere competitivi. Poi la loro politica coi piloti giovani è sempre stata un po’ spietata, anche se con Ricciardo e Verstappen ha funzionato.

Una questione che è molto discussa tra gli appassionati è quella della mancanza di italiani in formula 1. Tu e l’altro pescarese Trulli siete stati gli ultimi. Perché?

Sicuramente i costi sempre maggiori, perfino nei kart, abbinata alla crisi economica e allo scarso interesse delle grandi aziende italiane per le competizioni. Va detto che anche la politica della Ferrari, che non supporta molto i piloti italiani, non aiuta. L e corse in Italia ruotano attorno alla Ferrari, c’è poco da fare; i piloti italiani sono costretti a costruirsi le loro carriere all’estero.

Sembra quasi che la presenza della Ferrari sia più un ostacolo ai piloti italiani. Tonio Liuzzi per chi faceva il tifo da ragazzino, e in quale epoca avrebbe voluto correre?

Il mio idolo era il Leone d’Inghilterra, Nigel Mansell. L’ho conosciuto e devo dire che è un tipo piuttosto bizzarro, ma quello che faceva in pista mi fece innamorare quando vedevo le gare in televisione. Sicuramente il periodo in cui avrei voluto correre è proprio il suo, diciamo tra l’85 e i primi ’90; penso sia un periodo in cui, per le mie caratteristiche, avrei avuto più possibilità di emergere.

I programmi per il 2018. Dove ti vedremo correre?

Per ora di sicuro c’è il campionato Open Asia, dove corre anche Andrea, il fratello di Francesca. Ho dei contatti da sviluppare in Europa, sempre nell’ambito delle ruote coperte, ma per ora non posso dire di più.

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