Escher e l’Abruzzo: una storia da riscoprire

Uno dei più famosi autoritratti di EscherUno dei più famosi autoritratti di Escher

Maurits Cornelis Escher è stato un incisore e grafico olandese, vissuto tra la fine dell’ottocento e i primi anni ’70 del novecento. La sua arte è ancora oggi amatissima, non tutti sanno, però, che è legata indissolubilmente all’Abruzzo.

Nel 1922 Escher si trasferì in Italia e dopo aver vissuto brevemente in Toscana, si trasferì dapprima sulla Costiera Amalfitana, per poi stabilirsi definitivamente a Roma. Durante la sua permanenza nella capitale, che abbandonerà nel 1935, si dice per evitare che suo figlio George diventasse un piccolo Balilla, Escher prende l’abitudine di passare l’estate viaggiando per l’entroterra dell’Italia centro meridionale; i suoi sono veri e propri viaggi avventura ante litteram, a dorso d’asino, mangiando quello che ci si riusciva a procurare e passando la notte spesso all’aperto. Ecco quello che dice l’artista in una lettera all’amico Bas Kist: “Mi sono abituato a fare questo tipo di viaggi ogni primavera, mi restituiscono vigore nel corpo e nell’anima e poi raccolgo del materiale per i mesi successivi. Non conosco altra gioia che vagabondare per le colline e attraverso le valli, da paese a paese, sentire gli effetti della natura incontaminata.”

Dopo aver visitato la Calabria, tra il 1928 e il ’35 Escher visitò per tre volte l’Abruzzo.

L’incisore olandese rimase stupefatto dalla natura lussureggiante della nostra regione; abituato ai paesaggi dell’Olanda è colpito dalle gole, le montagne e soprattutto dagli incantevoli borghi aggrappati ai monti. Tanto colpito che progetta di dedicare all’Abruzzo un volume illustrato, un libro che non vedrà mai la luce ma di cui ci rimangono 28 bellissime incisioni, tra le migliori del periodo paesaggista di Escher.

Una delle incisioni di Castrovalva

Una delle incisioni di Castrovalva

L’olandese coltiva quasi un’ossessione soprattutto per l’antico borgo di Castrovalva, minuscola frazione di Anversa degli Abruzzi, posto a 820 metri sul livello del mare. Castrovalva è un borgo difficilmente raggiungibile, fuori da strade di passaggio e per questo fuori da grandi giri turistici, ma per chi vi arriva, lo spettacolo che offre è unico. Per recarsi a Castrovalva si deve percorrere la statale 479 verso Scanno e poi arrampicarsi, tornante dopo tornante, per la ripida strada che porta al borgo, fino all’ultima curva a gomito, denominato “Girone Escher” proprio in onore del soggiorno dell’incisore, dove è posta una lapide a ricordo. Il paesino, che sorge nelle Gole del Sagittario, è composto da poche, antiche case, che si raccolgono attorno alla chiesa di Santa Maria della neve, in piazza Risorgimento, e dall’arco medievale che sorge a poche decine di metri. Le incisioni che ritraggono Castrovalva sono tra le più apprezzate e conosciute di Escher, sono apparse in decine di mostre nei più prestigiosi musei del mondo; ma un altro fatto, più avventuroso e in linea coi tempi, lega il nome di Escher al borgo. Durante una delle sue visite, infatti, l’incisore, stanco per la lunga arrampicata, decise di fermarsi a trascorrere la notte nella casa del maestro elementare Don Vito, posta prima dell’ingresso al paese. Fu qui che all’alba venne arrestato dalle forze dell’ordine, accusato di aver preso parte all’attentato a Vittorio Emanuele III, che aveva avuto luogo a Milano poco tempo prima. L’accusa, che fu in breve smontata, era partita da una donna del paese, insospettita dallo sguardo “malvagio” dello straniero Escher e, soprattutto, dal fatto che la sera prima non avesse preso parte alla processione del Corpus Domini.

Ma le incisioni del grande artista olandese che ritraggono l’Abruzzo sono numerose e non sono ambientate solo a Castrovalva; Escher esplorò altri borghi nei dintorni di Sulmona e nell’entroterra della regione, ecco così splendide opere su Goriano Sicoli, Scanno, Opi e Anversa degli Abruzzi.

Dopo il 1935 Escher lasciò l’Italia continuando a evolversi nella sua arte, il famoso “Belvedere” del 1958 tuttavia presenta una sorta di “tributo” alla regione che gli era rimasta nel cuore e negli occhi; il paesaggio ritratto è infatti una sorta di Gran Sasso visto in modo speculare. La fortuna dell’incisore olandese, un po’ come tutta la sua arte, si contrassegnò per la bizzarria; infatti ebbe grande successo dapprima tra matematici e scienziati, che vedevano ritratte nelle sue opere teorie cui Escher era giunto per induzione, essendo, per sua stessa ammissione, piuttosto scarso in matematica e non proprio brillante nell’afferrare alcuni concetti scientifici. Più tardi arrivò anche la consacrazione nel mondo dell’arte, tanto che Escher poté godere di grande fama ancora in vita. Ma l’incisore, che aveva tratto forte ispirazione dall’italiano Giovanbattista Piranesi, di cui era grande ammiratore e collezionista, rimase sempre un personaggio peculiare, schivo e riservato ma consapevole della propria unicità, tanto che si raccontano vari aneddoti sulla sua persona. Alla fine degli anni ’60 Mick Jagger gli scrisse una lettera, chiedendo il permesso di utilizzare una sua opera per la copertina di un disco dei suoi celebri Rolling Stones. Jagger, in modo assai informale, e forse non conoscendo la personalità di Escher, esordì con un “Ciao Maurits” che non andò giù al maestro, il quale, gelido, rispose “Sono il signor Escher” e che non aveva tempo per simili sciocchezze. Tuttavia, anche se dopo la sua morte, una sua immagine fu comunque utilizzata per una cover di un disco dei Pink Floyd.

Ma qual è l’eredità di Escher? Le sue opere continuano a essere ammirate e studiate, anche da scienziati, in tutto il mondo, per non parlare degli utilizzi commerciali in spot e merchandising. E con esse, continua a essere ammirato in tutto il mondo anche il nostro Abruzzo più selvaggio e ancestrale, proprio quello che aveva conquistato l’artista olandese e che è ancora ben presente tra i nostri monti.

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