Rigopiano, il ricordo un anno dopo la tragedia bianca

Rigopiano (foto esclusive)Rigopiano (foto esclusive)

di ALESSANDRA RENZETTI

Da un anno il tempo sembra essersi fermato in Abruzzo; sono passati esattamente 12 mesi da quel triste giorno in cui la memoria e il cuore sono stati feriti a morte da quella valanga che si è portata via per sempre il bellissimo Hotel Rigopiano, rifugio ed intimità per molti, risorsa invece per un territorio che oggi lavora ancora per ritrovare la sua dimensione perduta.

Un triste anniversario dunque il 18 gennaio: un giorno qualunque, almeno sembrava, di un 2017 iniziato all’insegna del terrore, tra scosse di terremoto e tempeste di neve; poi nel corso della giornata la notizia ancora più triste dell’immane tragedia, dapprima sottovalutata.

In realtà la regione non è piombata immediatamente nella luttuosa atmosfera che ancora oggi vive perché per giorni, tutti abbiamo sperato che il miracolo della vita potesse prevalere sulla disgrazia della morte grazie ai soccorsi e ai volontari che hanno sfidato il grande freddo e le intemperie pur di estrarre vite, scavando a mano, da quella trappola mortale ma il bilancio finale è stato di 29 vittime ed 11 sopravvissuti. E’difficile anche ricordare le ore di ansia vissute in cui si susseguivano notizie ed aspettative anche buone, talvolta però, dolorosamente smentite.

Una flebile speranza, da pochi mesi ha rinvigorito l’animo di Farindola ossia il ristorante “La Cuccumella”, diventato una sfida oltre che un punto di partenza per i giovanissimi ex dipendenti del Rigopiano.

Quello che si è appena concluso è stato un anno particolare, iniziato con la morte nel cuore e l’Abruzzo nuota ancora in una dimensione di dolore poiché si chiede giustizia e si cerca di dare risposte a tante domande. Diverse sono le storie di preghiera e di sofferenza che si nascondono dietro questa vicenda come per esempio quella del papà che combatte ogni giorno chiedendo giustizia, Alessio Feniello che ha ancora rabbia dentro. L’albergo si è portato via suo figlio Stefano, giunto a Rigopiano con la fidanzata per festeggiare il suo compleanno. A questo padre hanno prima detto che il suo Stefano era tra i sopravvissuti, ma in realtà si erano sbagliati, non era così.

Ha compiuto 8 anni il 12 gennaio invece, Samuel Di Michelangelo, uno dei quattro bambini scampati alla tragedia che ha distrutto l’Hotel e che sotto le macerie ha perso entrambi i genitori, mentre il vero miracolo ha toccato il cuore della famiglia Parete, il signor Giampiero infatti, che non era nella struttura quando la slavina l’ha travolta, dopo ore di angoscia ha riabbracciato la moglie Adriana, ed i figli Gianfilippo e Ludovica che erano rimasti sotto le macerie, ed il destino ha voluto affidare proprio a questo papà il compito di lanciare l’allarme, fra la disperazione e la paura di non rivedere la sua famiglia.

C’è anche chi, invece, rammenta le ultime ore di vita di quel paradiso: ne ricorda i profumi, i colori, i particolari di un ambiente famigliare ed accogliente e per la prima volta, un anno fa, anche chi in questo momento scrive ha ringraziato il Cielo per il carattere ostinato di un padre, grande conoscitore di strade poiché autista della Società di Trasporto Unico Abruzzese: ritenendo ormai critica la situazione viabilità, la mia famiglia infatti ha deciso di tornare a casa e non prolungare il soggiorno in quella sfortunata struttura ricettiva.

Torna a dare nuova linfa al ricordo mia madre, Marisa Basilavecchia, la cui ambita testimonianza ha fatto il giro dei media subito dopo la tragedia: e dopo un anno?

Forse dopo un anno, il pensiero di quei momenti vissuti anche in allegria tra la neve, quei simpatici cuccioli di pastore abruzzese appena nati e quelle luci natalizie che ancora permanevano in una struttura che non c’è più è ancora più lucido, poiché passato lo shock è tempo di metabolizzare.

“Dopo un anno lo descrivo ancora, conservandone la memoria, come un ambiente molto bello e molto cordiale, c’era un’atmosfera di festa, e tutto ciò che era presente in quella struttura parlava d’Abruzzo – ricorda – predominava la ceramica di Castelli, tutte le stanze avevano un nome noi dormivamo in quella chiamata “La Mungitura” e c’era tutto ciò che per questa regione è arte, anche la biblioteca conservava le opere di Gabriele D’Annunzio, ricordo benissimo anche la Figlia di Jorio la cui immagine era affissa nel salone della colazione. Piange il cuore al pensiero che ora non c’è più nulla, solo macerie”.

“Ci si sentiva a proprio agio in quell’ambiente caloroso, anche il personale che lavorava nella struttura proiettava i propri clienti in una dimensione famigliare – prosegue – e tuttora al pensiero che queste persone purtroppo non ci sono più sto male, perché passare da attimi di relax al veder scorrere le immagini di una tragedia, addolora”.

Stima e gratitudine nei confronti di quella grande famiglia che “nonostante quando siamo ripartiti la situazione era già difficile, non ha fatto altro che rassicurare noi ospiti”.

Ora a Rigopiano il silenzio parla, è quasi assordante: tutto è rimasto come allora, il dolore è visibile agli occhi, come anche quell’intimità spinta con violenza fuori dalla struttura e questo triste anniversario paralizza nuovamente l’Abruzzo che non si dà pace; i parenti delle vittime vogliono giustizia e quella neve che torna a scendere sulle montagne non crea più magia e stupore come nelle fiabe più belle, ma amplifica il vuoto ed in più non blocca le strade come un anno fa, ma i sentimenti.

Ora presso l’Hotel Rigopiano solo macerie e ricordi.

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