La Valigia delle Indie e Pescara: una storia da ricordare

La Valigia delle Indie arriva a CastellammareLa Valigia delle Indie arriva a Castellammare

Tra le tante storie appartenenti al passato della nostra bella città, ce n’è una che, pur riguardando Pescara in modo marginale, è particolarmente affascinante e ad oggi dimenticata, ed è quella della “Valigia delle Indie”.

Ma per raccontarla è doveroso un accenno a un’altra storia cruciale per l’allora Castellammare, quella della stazione ferroviaria. Tanto importante che prossimamente le dedicheremo un articolo.

Superata di poco la metà del XIX secolo, il nucleo abitato di Castellammare, allora ancora a sé stante e separato dalla Pescara di là dal fiume, era concentrato sulle colline (gli attuali colli), la foce del fiume, il cosiddetto Borgo Marino, e la zona della Madonna del Fuoco; la parte costiera, ancora piuttosto selvaggia e insalubre, era largamente disabitata. Per questo motivo, quando dopo l’Unità d’Italia del 1861 il nostro paese poté finalmente dotarsi di una vera rete ferroviaria, gli ingegneri che giunsero per scegliere la località più adatta ad ospitare una grande stazione, preferirono Castellammare a Pescara.

La vecchia stazione di Castellammare

La vecchia stazione di Castellammare

Nello stesso periodo l’Inghilterra era in pieno periodo vittoriano e coloniale, continuamente autorità, nobili, diplomatici e semplici sudditi della Regina avevano necessità di recarsi presso i Dominions indiani; e soprattutto c’era bisogno di far arrivare la posta in quelle lande lontane. Per farci un quadro della situazione, sorge la necessità di uno sforzo di fantasia che ci faccia tornare ai viaggi di quei tempi. I treni erano ancora quelli sferraglianti a vapore, il trasporto aereo non esisteva nemmeno nella fervida fantasia di qualche visionario e raggiungere l’India era tutt’altro che uno scherzo. Il percorso era ancora quello che prevedeva il periplo del continente africano, tanto che l’intero viaggio durava circa cento giorni. Fu con l’intuizione di Thomas Fletcher Waghorn, che propose di attraversare l’Egitto, che la durata del viaggio venne dimezzata. Con la già citata Unità d’Italia, il governo propose al Regno Unito di usufruire delle nostre ferrovie, anziché imbarcare tutto a Marsiglia, con un notevole risparmio di tempo. All’inizio il treno giungeva fino ad Ancona per poi raggiungere Brindisi via mare e da lì riprendere il viaggio fino all’India. Con la costruzione della nostra stazione, il percorso su binari non subiva interruzioni fino al porto pugliese, con ulteriore risparmio di tempo. L’Indian Mail, Valigia delle Indie da noi, partiva ogni venerdì alle 21 da Londra e dopo 44 ore era a Brindisi. Fino al 1871 il treno, dopo aver toccato Calais e Parigi, con un’apposita motrice valicava Saint-Jean-de-Maurienne a Susa il Colle del Moncenisio con un dislivello di 1588 metri attraverso una ferrovia a cremagliera Sistema Fell, un sistema concepito per superare i dislivelli più aspri, poi venne utilizzato l’appena nato traforo del Frejus. Una volta in Italia, le fermate erano Torino, Piacenza, Bologna, Ancona, Castellamare Adriatico, Foggia e il Porto di Brindisi. Sfruttando l’appena nato Canale di Suez, il viaggio durava appena 22 giorni.

Il convoglio era composto da due bagagliai, una carrozza ristorante, e due carrozze letti della Compagnie Internationale des Wagons-Lits, la stessa compagnia che forniva le carrozze al prestigioso Orient Express. All’interno il clima, dalle livree degli inservienti a cibi e bevande serviti, erano completamente in stile british.

L’epopea della Valigia delle Indie durò fino al 1914, pur tra alti e bassi; parecchi guasti lungo le tratte italiane e continui problemi al porto di Brindisi, portarono la compagnia a preferire di nuovo lo scalo di Marsiglia, che si alternava con la rotta comprendente Castellammare. Questo fino allo scoppio della Grande Guerra, che avrebbe cambiato tutto; e anche il periodo coloniale della Gran Bretagna era al tramonto.

A noi rimane solamente la memoria storica e la fantasia, soprattutto, che ci porta a immaginare nobili inglesi coi loro servitori in livrea, nobildonne e avventuriere, diplomatici e militari coi loro baffoni e mercanti di the, fare scalo a Castellammare e magari scendere a sgranchirsi le gambe e sorseggiare un “esotico” caffè all’italiana in quel paesello che tanti anni dopo sarebbe diventato Pescara, ancora così piccolo ma giovane, dinamico e in piena espansione.

E, come a chiudere un cerchio, il volume-testamento postumo di uno dei pescaresi più illustri, Ennio Flaiano, intitolato proprio “La Valigia delle Indie”.

Il percorso del viaggio

Il percorso del viaggio

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