Buon Natale Pescara: la nostra fiaba

La nostra fiaba di NataleLa nostra fiaba di Natale

Buon Natale a tutti i nostri lettori! Vogliamo celebrare assieme a voi quest’importante festività offrendovi una breve fiaba ambientata a Pescara, perché a Natale è bello tornare un po’ bambini. Buona lettura!

C’era una volta, in un paese lontano lontano, chiamato Pescara, un bambino di nome Andrea. Il piccolo era figlio di pescatori, ed era stato chiamato così come tributo a Sant’Andrea, il patrono dei pescatori che, durante le bellissime estati della città, veniva festeggiato con una splendida fiera dove c’erano tante bancarelle, giostre, fuochi d’artificio e una meravigliosa sfilata di barche in mare che portavano alla loro testa la statua del Santo.

La famiglia di Andrea era molto povera ma, nonostante questo, un piatto caldo non mancava mai sulla loro tavola e il bambino era felice; l’unica cosa che lo crucciava era la salute della sorella più grande che, a causa di un incidente in motorino, era rimasta relegata sulla sedia a rotelle, e purtroppo a casa mancavano i soldi per le necessarie cure.

Era la notte di Natale e Andrea era talmente eccitato che non riusciva a dormire; dalla camera dei genitori udiva il russare lento e ritmico del padre, mentre dalla tenda spiava fuori. Era una notte davvero fredda e iniziavano a cadere copiosi i fiocchi di neve; Pescara si stava imbiancando ed era bellissima. Andrea non dormiva e continuava a scrutare fuori. Quell’anno, come sempre, aveva scritto la sua letterina a Babbo Natale, ma stavolta non aveva chiesto doni, anzi, in cambio di una vaga promessa di comportarsi bene, chiedeva al saggio vecchio lappone la guarigione di Jasmine, la sua sorella tanto amata.

Nello stesso momento Babbo Natale sorvolava la città. Aveva già completato le consegne nella parte sud, la zona della pineta con le sue villette liberty, Portanuova e la zona vecchia, il porto turistico e le case popolari, quando, proprio nell’atto di attraversare il fiume, le renne vennero accecate da un aereo che stava atterrando, e virarono in modo talmente brusco che Babbo Natale venne sbalzato dalla slitta e precipitò nel vuoto.

L’uomo non si preoccupò più di tanto, tirò una cordicella all’altezza delle spalle e aprì il paracadute che i suoi elfi avevano pazientemente cucito, e prese a planare leggero e armonioso, atterrando proprio sul Ponte del Mare. Certo, era una bella seccatura, il tempo stringeva e c’erano ancora da consegnare i regali a mezzo mondo; in più, con la neve che stava cadendo, le renne difficilmente l’avrebbero ritrovato.

Babbo Natale prese a camminare per il lungofiume assai pensieroso, in tanti anni solo un’altra volta gli era capitata una cosa simile, quasi mille anni prima mentre sorvolava la Tanzania. Ma quella era un’altra storia.

Cammina cammina, giunse davanti alla casa di Andrea, che aveva assistito alla scena dalla finestra e, indossato il giaccone, uscì fuori e lo chiamò a gran voce.

Babbo Natale, con la sua caratteristica risata tonante, disse: “Ah ah ah, bel ragazzino, cosa ci fai in giro a quest’ora e con questo tempo? Scusa ma vado di fretta, ho un bel problema da risolvere!”

Andrea vinse la sua timidezza e replicò: “Ciao Babbo Natale… io… ho visto tutto e forse ho un’idea…”

Il padre di Andrea, che si chiamava Tiziano come la nave che attraccava a Pescara tanti anni prima, all’inizio si arrabbiò per la sveglia improvvisa, ma poi capì subito la situazione e, in pochi minuti, la voce era corsa per tutte le case dei pescatori del vecchio Borgo Marino.

Non era passata neanche un’ora e tutti i pescherecci stavano uscendo in mare come durante la processione di Sant’Andrea, illuminati più delle luci d’artista di corso Umberto. Alla testa, invece della statua del Santo c’era lui, Babbo Natale.

Giunti in mare aperto iniziarono a sparare razzi di segnalazione che illuminarono il cielo bianco tra i vortici di neve. Per le renne fu un gioco da ragazzi ritrovare il loro guidatore. Babbo Natale si congedò con un gesto dagli amici pescatori, e a qualcuno parve che una lacrima rigasse le sue guance paffute. Ma il tempo stringeva e, disegnando una piroetta proprio sopra la casa di Andrea, la slitta riprese il giro delle consegne, mentre la risata roboante di Babbo Natale risuonava per tutta la città.

Avvolto nel suo pesante giaccone, Andrea aveva assistito a tutta la scena dal tetto del suo condominio e, mentre guardava sognante le evoluzioni della slitta, pregò in cuor suo che il nuovo amico non si fosse scordato della sua letterina. In quel momento, sentì una mano che gli sfiorava la spalla; era Jasmine, sua sorella, che lo chiamava. Andrea si voltò, la sorella si era allontanata e, nel suo piumino bianco, aveva preso a danzare con grazia sotto i fiocchi di neve. Era completamente guarita.

Andrea le corse incontro in lacrime, ma erano lacrime di gioia. L’abbracciò a lungo, poi presero a danzare insieme, guardando la slitta che si allontanava nel cielo, sopra la splendida Pescara imbiancata.

Quello sì che sarebbe stato un buon Natale.

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